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title: &quot;Non è d&#8217;oro&quot;
description: Il silenzio che aleggia da tempo tra alcuni leader davanti alla tragedia ucraina non è certamente sintomo di imbarazzo, ma di una posizione poco trasparente nei confronti della Russia.
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date: 2022-04-07
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/evidenza/non-e-doro/
categories: [Evidenza, Politica]
tags: [Italia, politica, russia]
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# Non è d&#8217;oro

![Non è d&#8217;oro](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/04/di-maio.jpeg)

Il silenzio che aleggia da tempo tra alcuni leader davanti alla tragedia ucraina non è certamente sintomo di imbarazzo, ma di una posizione poco trasparente nei confronti della Russia.

Tacciono, svicolano, aggirano. È la storia di **molti dei leader che hanno caratterizzato la stagione populista e non solo**, davanti alle responsabilità della tragedia ucraina. Chiariamolo: non per l&#039;imbarazzo di valutazioni e giudizi clamorosamente sballati. È calcolo, analisi fredda dell&#039;opinione pubblica e degli elettorati di riferimento. **Perché non citano mai Vladimir Putin? **

Perché alla condanna dell&#039;aggressione russa all&#039;Ucraina non segue mai il **riconoscimento della responsabilità diretta, personale e politica, del dittatore di Mosca?** Qui l&#039;imbarazzo non c&#039;entra nulla. Dovessero provarne, correrebbero a prendere le distanze con foga e zelo paradossalmente ben maggiori di chi ha storicamente frequentato di meno gli ambienti sensibili alla politica russa.

Prendete il ministro degli Esteri, **Luigi di Maio**, evolutosi **da paladino del populismo in giacca e cravatta in fierissimo avversario di Putin** e della politica del Cremlino. Arrivato a usare un lessico &quot;alla Biden&quot; che gli è costato anche un bel po&#039; di critiche da amici o ex compagni di viaggio. Da Matteo Salvini a Berlusconi, da Beppe Grillo e in misura diversa, più articolata e adatta al* sentiment* del momento, a Giuseppe Conte **l&#039;accusa diretta al dittatore di Mosca non la troverete**. Perché non c&#039;è.

Accennavamo a un calcolo, quello che si sta facendo su una pubblica opinione anestetizzata da anni di esercizio sconsiderato della &quot;realtà alternativa&quot;. Codificata da Donald Trump, ma che in Italia ebbe fortuna ben prima di lui.

Quel coacervo di qualunquismo, antioccidentalismo e anticapitalismo da quattro soldi, rabbia confusa e facilona che ha alimentato **l&#039;intera stagione italiana nata con i Vaffa e approdata al governo Conte Uno**.

Un modo lucido di sostituire l&#039;analisi dei problemi e la ricerca delle soluzioni con una forma di negazione della realtà post ideologica.

Un&#039;idea di politica e di mondo in cui **Cina e Russia venivano raccontate come le paladine dell&#039;identità nazionale e dei valori tradizionali,** contrapposte al disfacimento morale dell&#039;Europa arcobaleno. Sicuri approdi per chi volesse sottrarre l&#039;Italia al giogo dell&#039;Ue e degli Stati Uniti. **Un percorso che oggi presenta il conto**. Salato.

Perché **nulla di tutto questo poteva essere a costo zero** e ha determinato un sentire sordo e profondo di un pezzo d&#039;Italia, a cui i leader populisti sanno di poter fare riferimento. Aspettano che passi, per quanto possa apparire incredibile, mentre **veniamo soffocati dalle immagini degli orrori in Ucraina**.

Commentano il minimo sindacale, lasciano fare ai colonnelli la parte degli atlantisti, si tengono le mani libere. Pronti a riprendere le solite litanie su immigrati, crisi economica, sostituzione etnica, pieno di benzina, fabbriche schiacciate dalla globalizzazione.

L&#039;armamentario che la guerra ha solo silenziato.

**Due fatti delle ultime ore aiutano a capire:** nella sua audizione al Copasir, il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, il presidente del Consiglio **Mario Draghi ha invitato chi «abbia rapporti con la Cina e la Russia a gestirli con trasparenza**, per evitare ci siano speculazioni». Parlava alle aziende, ma aggiungiamo alla politica e in quel «con trasparenza» c&#039;è la sintesi di **un mondo che avrebbe di voluto sganciarci dall&#039;Occidente e trascinarci verso Est**.

Cerchiamo di non dimenticare la dimensione del rischio che **l&#039;Italia ha corso nella stagione populista**.

Nelle stesse ore, mentre la Farnesina espelleva 30 diplomatici russi di concerto con Francia, Germania, Spagna, Danimarca e altri Paesi europei, il leader della Lega Matteo Salvini riconquistava il dono della parola per smarcarsi dal provvedimento. «Ci vuole il dialogo» ha dichiarato.

Neppure questa volta l&#039;ha nominato, **l&#039;uomo che il dialogo lo distrugge giorno dopo giorno** con la sua guerra imperialista.

di *Fulvio Giuliani*
