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title: Ora provate a dirci che questo è un falso
description: La donna portata via in barella dopo il bombardamento dell’ospedale di Mariupol, è morta insieme al bambino che portava in grembo. Sarebbe bello se queste immagini, come alcuni dicono, fossero fake news. Invece è la realtà e tutti noi dobbiamo farci i conti. 
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date: 2022-03-15
modified: 2022-04-15
author: Annalisa Grandi
url: https://laragione.eu/evidenza/ora-provate-a-dirci-che-questo-e-un-falso/
categories: [Evidenza, Il dolore della Guerra]
tags: [guerra, russia, Ucraina]
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# Ora provate a dirci che questo è un falso

![Ora provate a dirci che questo è un falso](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/donna-simbolo.jpg)

La donna portata via in barella dopo il bombardamento dell’ospedale di Mariupol, è morta insieme al bambino che portava in grembo. Sarebbe bello se queste immagini, come alcuni dicono, fossero *fake news*. Invece è la realtà e tutti noi dobbiamo farci i conti. 

E ora diteci che non è vero. **Voi che vedete ovunque complotti, che mettete in discussione la veridicità delle immagini che arrivano dall’Ucraina. Diteci che era vuoto, l’ospedale di Mariupol bombardato dai russi.** Diteci che la donna fotografata mentre veniva portata fuori in barella, il pancione insanguinato, non è morta e con lei il suo bambino. Una vita stroncata ancora prima di venire al mondo, un’altra spenta nel fiore degli anni per un assurdo e folle conflitto che sta squarciando un Paese.

**Sarebbe bello, se fossero *fake news*****. Invece è la realtà e tutti noi dobbiamo farci i conti.** Per primi quelli che ancora nei giorni scorsi incredibilmente sostenevano che fosse tutto falso. «Uccidetemi adesso» aveva gridato quella donna quando era stata portata fuori dall’ospedale.** Perché sapeva, aveva capito che il suo bambino non c’era più.** Perché per una madre non c’è nulla di più atroce di sapere che il cuore del figlio che porta in grembo ha smesso di battere. Vittime fra le vittime, lei e il suo bimbo sono gli ennesimi innocenti sacrificati ai deliri di conquista del presidente russo.

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**Così come straziante è il video realizzato da alcuni bambini di Kiev. Volti che scorrono, insieme alle immagini di una città distrutta. Piccoli che semplicemente dicono il loro nome e raccontano di essere ucraini.** Poche frasi, ma sufficienti perché a volte le parole non servono. Così come per quegli scatti dei vigili del fuoco che in braccio portano fuori donne anziane da un condominio bombardato. O quelle dei volontari della Croce Rossa che trasferiscono sulle ambulanze bimbi portati via dagli orfanotrofi. Piccoli senza nessuno, che le braccia dei volontari sorreggono come se fossero figli loro.

Umanità e orrore si mescolano, nelle giornate di questo conflitto che ci ha riportati indietro a pagine della Storia che nessuno di noi avrebbe mai voluto rivivere. **E poi ci sono i gesti simbolici, come quello di alcuni attivisti che a Biarritz hanno fatto irruzione nella villa di proprietà della figlia di Putin e ora invitano i profughi ucraini a rifugiarsi lì.** Intanto continua l’assurda propaganda russa, col Cremlino che arriva a dichiarare che «l’operazione in Ucraina era pianificata per evitare vittime civili». Come se ciò che vediamo ogni giorno non dimostri esattamente il contrario. Come se sia possibile mettere a tacere le voci di chi ogni giorno rischia la vita per raccontare. Il *reporter* americano Brent Renaud la sua l’ha persa. **A lui e a quella donna che non diventerà mai madre, così come a ciascuna vittima, dobbiamo il nostro rispetto.** E la condanna, unanime e senza tentennamenti, di questo scempio.

 

di *Annalisa Grandi*
