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Paternità, maternità e declino demografico

Dai due giorni previsti per il 2017 fino agli attuali 10 di quest’anno, i giorni di congedo parentale per i papà sono aumentati. Non tutti, però, vivono la condizione di essere lavoratori dipendenti e rispetto al resto d’Europa siamo ancora il fanalino di coda.
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Paternità, maternità e declino demografico

Dai due giorni previsti per il 2017 fino agli attuali 10 di quest’anno, i giorni di congedo parentale per i papà sono aumentati. Non tutti, però, vivono la condizione di essere lavoratori dipendenti e rispetto al resto d’Europa siamo ancora il fanalino di coda.
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Paternità, maternità e declino demografico

Dai due giorni previsti per il 2017 fino agli attuali 10 di quest’anno, i giorni di congedo parentale per i papà sono aumentati. Non tutti, però, vivono la condizione di essere lavoratori dipendenti e rispetto al resto d’Europa siamo ancora il fanalino di coda.
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Dai due giorni previsti per il 2017 fino agli attuali 10 di quest’anno, i giorni di congedo parentale per i papà sono aumentati. Non tutti, però, vivono la condizione di essere lavoratori dipendenti e rispetto al resto d’Europa siamo ancora il fanalino di coda.

Dai due giorni previsti per il 2017 ai quattro nel 2018 e ai sette nel 2020, fino agli attuali 10 di quest’anno. Sono i giorni di congedo parentale per i papà. Rispetto al resto d’Europa siamo ancora il fanalino di coda, aggrappati al prezioso smart working per provare a conciliare più esigenze, sempre grazie alla tecnologia che aiuta le nostre vite e la nostra produttività. Anche con un neonato accanto e il pc sulle ginocchia, con sempre più lavoratori italiani allenati a gestire l’alternanza poppata/nanna dei pargoli.

In questi giorni si legge che il Family Act proposto dal ministro Bonetti col governo Draghi include un’estensione del congedo obbligatorio di paternità fino a 90 giorni.

Costituirebbe un cambiamento profondo con un messaggio chiaro: il compito di accudire va condiviso pienamente dalla coppia. La mamma allatta, il padre cambia pannolini ed entrambi incontrano il pediatra, nel fondamentale percorso di crescita ed educazione su cui i neo genitori si misurano quotidianamente dal momento in cui nasce un figlio. Anche l’etimologia del verbo educare aiuta a riflettere sul suo valore: dal latino educĕre cioè «trarre fuori, allevare».

Non tutti, però, vivono la condizione di essere lavoratori dipendenti. Gli autonomi, ad esempio, non hanno il congedo di paternità e anche questo segna il solco fra chi può goderne e chi ne è escluso, ricordandoci cornici normative disegnate per il passato quando nel mercato del lavoro c’erano meno donne e i contratti più diffusi erano quelli standard.

Oggi autonomi sono tantissimi giovani architetti e avvocati, programmatori IT e social media manager o wedding planner, per citarne alcuni.

In tale scenario, l’Istat continua a segnalare il costante calo della popolazione che ci rende Paese insostenibile: il nuovo record minimo delle nascite (405mila) e l’elevato numero di decessi (740mila) aggravano la dinamica naturale negativa che caratterizza l’Italia. Mentre la gran parte dei partiti e dei sindacati restano impegnati demagogicamente sulle pensioni dei sedicenti vecchi, scordando sistematicamente giovani e nascituri, che pagano un prezzo così salato da non voler venire proprio più al mondo.

Diminuisce la popolazione in tutte le regioni d’Italia, soprattutto al Sud e nelle Isole: i dati del “Censimento della dinamica demografica 2020” sono impietosi e drammatici, indicando quanto la pandemia abbia accentuato la tendenza alla glaciazione demografica già in atto. Se oggi abbiamo circa due pensionati ogni tre persone che lavorano, nel 2045 il rapporto sarà uno a uno.

È evidente che il welfare e il sistema previdenziale della penisola così non possano reggere.

L’impatto si estende a tutto il Paese e ai suoi aspetti più vitali: imprenditorialità, ridimensionamento della forza lavoro, necessità di nuovi sistemi formativi, immigrazione, depauperamento del capitale umano fino ai contraccolpi politici davanti ai nostri occhi che condizionano anche la forza delle scelte di riorientare interi capitoli di spesa (ad esempio, meno prepensionamenti e più asili nido) in un senso più razionale e moderno, non assistenziale e perdente nel futuro.

 

Di Antonluca Cuoco

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