---
title: Quando il legislatore apre al procuratore
description: "Il tribunale boccia lo Statuto: Conte non è più presidente dei Movimento Cinque Stelle. Se adesso intervengono il giudice civile e quello penale è soltanto perché vi è stata la latitanza colpevole delle forze politiche."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/02/Evidenza-sito-79-1.png
date: 2022-02-14
modified: 2022-02-13
author: Nicola Rocco
url: https://laragione.eu/evidenza/quando-il-legislatore-apre-al-procuratore/
categories: [Evidenza, Politica]
tags: [politica]
---

# Quando il legislatore apre al procuratore

![Quando il legislatore apre al procuratore](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/02/Evidenza-sito-79-1.png)

Il tribunale boccia lo Statuto: Conte non è più presidente dei Movimento Cinque Stelle. Se adesso intervengono il giudice civile e quello penale è soltanto perché vi è stata la latitanza colpevole delle forze politiche.

**L’ultimo è stato il tribunale civile di Napoli, che ha sospeso l’efficacia degli atti che hanno portato Giuseppe Conte a essere eletto capo del Movimento 5 Stelle.** Prima c’era stato – ed è adesso sfociato in una richiesta di rinvio a giudizio – il caso dell’indagine penale per stabilire se la Fondazione Open sia invece un partito politico e come tale soggetta alle relative, specifiche regole sul finanziamento. Sia chiaro: con l’attuale ordinamento giuridico è del tutto legittimo che il giudice civile sia intervenuto nel merito delle istanze presentate dai tre militanti M5S ed è del tutto legittimo che un pm voglia accertare se Open sia o meno un partito. Ma è anche del tutto evidente che adesso risulta decapitato, si spera temporaneamente, il primo partito italiano mentre non si sa dove andrà a parare il procedimento penale sulla Fondazione Open. Insomma, il sistema politico italiano – almeno per due sue componenti importanti – si trova di fatto temporaneamente delegittimato. Con quali danni all’ordinato dispiegamento della dialettica politica è facile immaginare.

**In realtà tale situazione è resa possibile dal fatto che l’attività politica si muove necessariamente in modi per loro natura diversi da quelli civilistici o penali.** È l’articolo 49 della Costituzione che ce lo dice: «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Ma “associarsi liberamente” significa anche che nessuno possa imporre in quali modi organizzativi debba essere regolata la vita dei partiti. L’unica condizione posta è che sia salvaguardato il “metodo democratico” al loro interno.

Se adesso intervengono il giudice civile e quello penale è soltanto perché vi è stata la latitanza colpevole delle forze politiche, le quali dovrebbero fare una cosa semplicissima: approvare una legge di pochi articoli che fissi una regolamentazione dei partiti politici secondo i dettami dell’art. 49 della Costituzione e insieme le regole per garantire il rispetto della democrazia interna. Affidando la loro osservanza a una autorità esterna indipendente, eletta dal Parlamento a maggioranza qualificata. Se su questo argomento continua la latitanza, è evidente che la Politica (con la p maiuscola) ne soffrirà ulteriormente.

 

di Nicola Rocco
