---
title: Russofili
description: "L'ipocrisia e la russofobia puntate contro chi racconta che i russi hanno invaso l'ucraina con il loro esercito."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-29-10.png
date: 2022-03-16
modified: 2022-03-25
author: Massimiliano Lenzi
url: https://laragione.eu/evidenza/russofili/
categories: [Cronaca, Evidenza]
tags: [guerra, russia]
---

# Russofili

![Russofili](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-29-10.png)

L'ipocrisia e la russofobia puntate contro chi racconta che i russi hanno invaso l'ucraina con il loro esercito e stanno consumando una guerra contro un popolo libero.

«Mi spetterebbe – ripeteva il poeta **Vladimir Majakovskij** – un monumento da vivo». A noi basterebbe assai meno e cioè che finissero l’ipocrisia e la retorica sulla russofobia puntate contro chi racconta una realtà: i russi hanno invaso l’Ucraina con il loro esercito e stanno consumando una guerra contro un popolo libero. **Ai tempi dell’Unione Sovietica**, della caccia ai dissidenti, dei *gulag* e delle libertà soffocate, mentre** buona parte dell’*****élite***** italiana, politica e culturale** – a cominciare dal Pci, il Partito comunista più grande d’Occidente, e dagli intellettuali a lui vicini – **difendeva l’indifendibile per chiunque tenesse alle libertà** (come l’invasione d’Ungheria o i carri armati a Praga), i liberi stavano con chi in Urss rivendicava quelle libertà per le persone e l’autodeterminazione per i Paesi del Patto di Varsavia. È vero che gli equilibri disegnati a Yalta avevano diviso l’Europa e il mondo in due, ma non era una ragione sufficiente perché i sovietici calpestassero diritti senza che l’Occidente dicesse nulla.

**In Italia un libro come “Arcipelago gulag”, di uno scrittore russo che amiamo, Aleksandr Isaevič Solženicyn, venne accolto con una certa freddezza dagli intellettuali e da buona parte della sinistra.** L’allora comunista Giorgio Napolitano, quando Solženicyn venne espulso dall’Urss dopo anni di persecuzioni, annotò: «Nessuno può negare che lo scrittore… avesse finito per assumere un atteggiamento di ‘sfida’ allo Stato sovietico e alle sue leggi (...)». Noi amiamo Solženicyn. E difendiamo i russi, oggi come allora. Li abbiamo difesi dal comunismo sovietico, essendo per decenni in minoranza, e oggi dalle ambizioni zariste di Vladimir Putin. Essere neutrali, nella Storia e nella vita, è una scorciatoia pilatesca che non porta nulla di buono.

In Italia oggi si dibatte su una possibile mediazione di Romano Prodi o di Silvio Berlusconi sulla guerra russa in Ucraina, nella speranza di arrivare a una tregua. È il solito riflesso all’Alberto Sordi (il riferimento è ai suoi personaggi, ovviamente) nazionale. Tra Solženicyn e il potere sovietico chi amava le libertà non poteva che scegliere il primo. Tra gli ucraini che si difendono e i russi che hanno invaso il loro Paese, il terzismo non è una risposta. Le libertà stanno da una parte, e questo non significa essere anti-russi o russofobi. Anzi. La Storia è lì a rammentarcelo. Il fisico Andrej Sacharov aveva ragione e i suoi carcerieri comunisti torto.

C’è un dialogo, che andrebbe ripubblicato in questi giorni di guerra russa in Ucraina, tra il poeta Iosif Brodskij e il suo giudice al processo in Unione Sovietica. Giudice: «Qual è la sua professione?». Brodskij: «Poeta, poeta e traduttore». Giudice: «E chi ha riconosciuto che siete poeta? Chi vi annovera tra i poeti?». Brodskij: «Nessuno. E chi mi annovera nel genere umano?». Giudice: «Avete studiato per questo?». Brodskij: «Per cosa?». Giudice: «Per essere un poeta! Non avete cercato di completare l’università dove preparano... dove insegnano...». Brodskij: «Non pensavo... Io non pensavo che ci si arrivasse con l'istruzione». Giudice: «E come?». Brodskij: «Io penso che... venga da Dio...». Giudice: «Avete richieste?». Brodskij: «Vorrei sapere perché mi hanno arrestato». Giudice: «Questa è una domanda, non una richiesta». Brodskij: «Allora non ho richieste». Lo condanneranno a cinque anni di lavori forzati. Al confino. Noi amiamo Brodskij. E difendiamo i russi. Tranne i carcerieri.

di *Massimiliano Lenzi*
