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Se l’orgoglio di essere donna diventa un’offesa a ‘loro’

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Con una sola frase – “Amo davvero essere donna”- pronunciata da Adele ai Brit Awards le è arrivata una pioggia di insulti e accuse di essere una “Terf”. Ma se si lotta per la libertà allora deve valere per tutti.

Se l’orgoglio di essere donna diventa un’offesa a ‘loro’

Con una sola frase – “Amo davvero essere donna”- pronunciata da Adele ai Brit Awards le è arrivata una pioggia di insulti e accuse di essere una “Terf”. Ma se si lotta per la libertà allora deve valere per tutti.

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Se l’orgoglio di essere donna diventa un’offesa a ‘loro’

Con una sola frase – “Amo davvero essere donna”- pronunciata da Adele ai Brit Awards le è arrivata una pioggia di insulti e accuse di essere una “Terf”. Ma se si lotta per la libertà allora deve valere per tutti.

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Femminista radicale trans-escludente, detto con un acronimo Terf: è l’accusa rivolta sui social da alcuni gruppi Lgbt+ ad Adele. Il motivo? La cantante, premiata ai Brit Awards, ha pronunciato una frase che non è stata proprio gradita.

In questa edizione si è infatti deciso di eliminare nei premi le categorie maschile e femminile per includere anche i ‘non binari’, ovvero coloro che non si identificano in nessuno dei due generi. Così il riconoscimento assegnatole è stato quello di “Artista dell’anno”. Peccato che sul palco lei, pur sostenendo di comprendere la ragione del cambio di nome del premio, abbia affermato «Amo davvero essere una donna», sottolineando così il suo orgoglio di genere. E via al polverone e alle accuse, un po’ come era accaduto per JK Rowling.

In Italia siamo reduci da un Festival di Sanremo che più gender fluid non si poteva e sappiamo che il tema è parecchio caldo dappertutto. Da qui però a ritenere che essere orgogliosamente donna sia un’offesa a qualcuno ce ne passa. Se libertà deve essere, valga per tutti, finché non si calpesta la dignità di altri. E non è il caso di Adele.

Tra l’altro fa sorridere come soltanto pochi anni fa le sue parole sarebbero state festeggiate da chi è più sensibile alla causa femminista; adesso invece per qualcuno sono suonate sgradevoli e inopportune. Se si rivendicano diritti e riconoscimenti per tutta la comunità Lgbt+, questo non può andare a discapito di chi nel ‘non binario’ non si identifica. Altrimenti scivoliamo nell’eccesso opposto, un po’ come è accaduto anche per la cancel culture: pur di rimuovere qualsiasi simbolo possa risultare offensivo per un gruppo di persone, si è caduti in eccessi che non rendono giustizia alla storia comune.

Vogliamo che ciascuno possa vivere la propria identità, o non identità, di genere come meglio crede? Benissimo, questo però deve valere per tutti. Altrimenti succede che, per fare un passo avanti, finiamo per farne due indietro. Già in passato Adele era stata duramente criticata per la sua decisione di perdere 45 chili, vista come un volersi conformare a canoni estetici che invece si stanno cercando di rimuovere. Sicuramente essere un personaggio noto amplifica l’effetto di ogni scelta fatta e di ogni parola pronunciata, ma non ci si può ritrovare a fare polemica su tutto o a leggere ogni affermazione come un’offesa nei confronti di qualcuno. Anche perché significherebbe sancire cosa possa o meno essere detto.

E francamente Adele – come ogni donna o uomo o gay o trans – ha il diritto di affermare di essere felice, di essere sé stessa. L’orgoglio Lgbt+ non può trasformarsi in un bavaglio per tutti gli altri.

 

di Annalisa Grandi

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