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title: Soccorso russo
description: "Gli aiuti di Mosca all'Italia nei giorni drammatici del primo lockdown sono stati rinfacciati con toni minacciosi venerdì scorso da Mosca."
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date: 2022-03-22
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Evidenza, Politica]
tags: [Italia, politica, russia]
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# Soccorso russo

![Soccorso russo](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-43-1.jpg)

Gli aiuti di Mosca all'Italia nei giorni drammatici del primo lockdown sono stati rinfacciati con toni minacciosi venerdì scorso da Mosca. Un senso dell’avvertimento, duro e sguaiato, rivolto dal Cremlino all’Italia che si comprende solo adesso.

**La rimozione non è mai una bella cosa, spesso un pessimo indizio.** In genere di pavidità, ma anche del sentirsi più furbo di altri. Vale ancora di più nel caso della mai chiarita **missione di aiuto e soccorso russo**, in piena **emergenza da pandemia** nel marzo del 2020. I famosi (o famigerati) aiuti di Mosca arrivati in pompa magna all’**aeroporto di Pratica di Mare**, nei giorni drammatici in cui** l’Italia in lockdown** cercava disperatamente di approvvigionarsi di mascherine e strumentazione d’emergenza. Quell’aiuto rinfacciato con toni minacciosi venerdì scorso da Mosca.

Gli ultimi giorni sono stati più che sufficienti per analizzare il senso dell’avvertimento, duro e sguaiato, **rivolto dal Cremlino all’Italia**. Quanto possa testimoniare il nervosismo per le dure sanzioni europee, l’amarezza degli **uomini vicini a Putin** nel non trovare una sponda a Roma dopo gli anni degli sperticati elogi allo zar e tutto il resto.

Ciò che continua a mancare fragorosamente è una parola di chi in quei giorni guidava il Paese e che oggi non è andato a svernare: è nella maggioranza di governo e titolare di rilevantissimi incarichi. Da **Giuseppe Conte** (presidente del Consiglio che si intestò la trattativa in una telefonata con Vladimir Putin), da **Luigi Di Maio** (allora come oggi ministro degli Esteri) e da **Matteo Salvini** (all’epoca all’opposizione ma del quale non è certo necessario ricordare simpatie e vicinanze) è doveroso aspettarsi parole e chiarimenti. **In Parlamento, tanto per cominciare.**

**Quali furono gli accordi presi all’epoca?** Cosa assicurammo o promettemmo ai russi, in cambio della loro missione d’aiuto? Perché – non lo diciamo noi ma **Giorgio Gori**, sindaco di Bergamo, città simbolo della tragedia Covid in Italia – c’erano più militari e uomini dei servizi che dottori e paramedici sui 14 aerei arrivati dalla Russia? Perché è stato riservato proprio all’Italia il **‘trattamento speciale’** delle minacce della scorsa settimana, con preciso riferimento a quella missione e al ministro della Difesa **Lorenzo Guerini**, oggi accusato di essersi trasformato in **falco antirusso**?

Qui non si tratta di esercitarsi in ricostruzioni giornalistiche o fantapolitiche, ma di pretendere di conoscere quali furono allora il livello e la qualità dei **rapporti fra il governo italiano e quello russo**. Perché non possiamo rimuovere anche la realtà degli anni del populismo trionfante e dell’attrazione fatale esercitata da **Vladimir Putin** su gran parte delle forze uscite vittoriose dalle ultime **elezioni politiche in Italia**.

Una stagione lunga, sull’onda di una propaganda a **forti tinte antioccidentali e antiatlantiche**, che portò alla **“via della seta”** del governo **Conte uno**. E poi dritto a Mosca, in un rapporto preferenziale con la Russia di Putin in cui i giudizi nei confronti del leader del Cremlino sfociarono in idolatria. Passando per Bergamo dove, come detto, il sindaco Gori ricorda molto bene gli oltre** 100 russi arrivati**.

Giunsero quando il Comune aveva un enorme bisogno di personale sanitario, per poter rendere operativo l’ospedale da campo che era stato allestito a tempo di record dagli alpini nel capoluogo orobico. I medici erano 10, i paramedici 20, il resto era identificato come ‘autisti’, ‘interpreti’ ed ‘esperti sanificatori’.

**Che facevano e a che titolo?** Tutti rigorosamente in mimetica, rivelatisi più d’intralcio che d’aiuto, totalmente a digiuno dei nostri protocolli e spesso più bisognosi di apprendere che capaci di sostenere in quei giorni di **lotta feroce al virus.** Al Comune di Bergamo ricordano bene quando non si potevano porre domande sul loro ruolo e lavoro. Secondo Gori, nella migliore delle ipotesi i russi fecero ‘intelligence sanitaria’, imparando come gestire il Coronavirus in patria. Nella migliore e a spese del contribuente italiano.

Per concludere, come non tornare alla scelta quantomeno singolare di Mosca di mettere nel mirino il **ministro della Difesa Guerini**. Non si ricorda un particolare attivismo dell’esponente del **Partito democratico** all’epoca della missione russa Italia, perché attaccarlo in quel modo?

La risposta non c’è ancora; di sicuro ricordiamo un momento, quello sì, di grande attivismo politico del ministro: quando bocciò senza appello l’ipotesi di eleggere alla Presidenza della Repubblica la responsabile del Dipartimento di coordinamento e sorveglianza dei servizi segreti, **Elisabetta Belloni**. A suggerire che, in questa storia, di non detti ce ne sono e pure troppi.

 

Di *Fulvio Giuliani*
