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Stessa spiaggia, stesso mare di ipocrisia

Il Consiglio di Stato ha azzerato tutte le concessioni balneari dal 2024. A frenare i partiti che vorrebbero le correzioni per la manovra di bilancio è il Premier Draghi.

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La gradualità è il marchio di fabbrica del governo-Draghi, ma anche quest’esecutivo conosce i tatticismi e le “furbizie”. Esemplare il caso delle spiagge: tutti sapevano, in forza della normativa comunitaria, che non sarebbe stato possibile derogare ulteriormente la legge e mettere a gara le concessioni balneari.

La suddetta direttiva (la Bolkestein) è chiara, oltre che giusta. Eppure, le resistenze dei partiti hanno costretto il Presidente del Consiglio ad applicare una tattica dilatoria, facendo finta di accontentarli. Ieri, il Consiglio di Stato ha ovviamente dato ragione alla tesi del governo, vale a dire che oltre il 2023 non si potrà andare e lo Stato (guarda un po’!) avrà tutto il diritto di raggranellare più quattrini dalle concessioni su tratti di litorale, sulle quali al momento non guadagna praticamente nulla.

Lo ripetiamo, per essere chiarissimi: tutti sapevano che sarebbe andata a finire così, però ci siamo dovuti sorbire questo teatrino. A cominciare dei partiti che facevano un po’ di cinema. Draghi ha ‘vinto’, come era logico, ma nel frattempo abbiamo perso un altro po’ di tempo per impugnare una bandierina e sventolarla a favore di social. Inutilmente.

 

Di Fulvio Giuliani

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