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Provare gli stupri per la Corte penale

Le notizie che parlano delle donne ucraine stuprate dai militari russi fanno rabbrividire e ci riportano a una parte di storia che avremmo voluto non rivivere mai più. È indispensabile che i responsabili paghino.

Se esiste qualcosa che riesce a sconvolgere più delle immagini dei bombardamenti, quelli sono gli stupri. La denuncia di diverse deputate ucraine è raccapricciante e riporta ad altre terribili pagine della nostra storia. Raccontano di donne violentate dai militari russi e poi uccise. Di altre che si suicidano dopo gli abusi. Un orrore che si aggiunge agli orrori e su cui naturalmente va fatta luce. Ma che di questi abusi si parli è fondamentale perché chi si macchia in guerra di questo crimine finisce diritto davanti alla Corte penale internazionale.

In Ucraina sono state già avviate duemila indagini. È un tassello fondamentale per inchiodare a precise responsabilità non solo Putin ma anche i suoi generali. I racconti sono terrificanti, si parla di donne impiccate dopo essere state stuprate, di anziane che dopo gli abusi si sono uccise. Certe cose si fa fatica persino a scriverle. E di certo si tratta di un elemento che rafforza la già pressante richiesta di giudicare per crimini contro l’umanità il leader russo e i suoi gerarchi.

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Occorre raccontare, denunciare, mostrare, per rispondere al tentativo russo di mettere a tacere e sostenere altre improbabili versioni dei fatti. Davanti alla Corte serviranno naturalmente le prove. Come nel caso dell’attacco al teatro di Mariupol, dichiarato dai russi base di una milizia ultra nazionalista e nel quale si erano invece rifugiati oltre mille civili. Sempre il sindaco di questa città ormai rasa al suolo racconta di migliaia di persone caricate su camion militari e portate in remote regioni russe. Anche questo ci ricorda pagine orrende del passato.

È difficile capire cosa davvero accada in Ucraina. I bombardamenti sono incessanti e per la stampa e i giornalisti informare e documentare è diventato quasi impossibile. D’altronde, impedire che la verità venga raccontata è proprio l’arma che oppressori e dittatori utilizzano per mettere a tacere il dissenso.

Invece resta fondamentale raccontare. Solo così abbiamo saputo del nostro connazionale Andrea Cisternino, senza acqua né cibo a pochi chilometri da Kiev in una zona controllata dai russi. È un volontario che ha costruito un rifugio per animali. Con lui ci sono altre tre persone e oltre 450 tra cani, gatti, cavalli e altre specie. Andrea non ha voluto abbandonarli. Ora tocca a noi non lasciarlo solo. Così come per tutti quelli che sono scappati e sono arrivati nel nostro Paese. E ancor di più per quelli che la salvezza ancora non l’hanno raggiunta.

di Annalisa Grandi

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