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La borsa o la vita

Dopo quaranta giorni di guerra in Ucraina, il dramma sembrerebbe scivolare sullo sfondo in favore di polemiche sterili, dimenticando che non troppo lontano le persone continuano a morire.

Il costo del gas e quei rincari che toccano da vicino il nostro portafoglio. Se ne fa un gran parlare e giustamente, perché tutti quanti dobbiamo fare i conti a fine mese. Dopo quaranta giorni di guerra in Ucraina sono questi i temi che stanno prendendo più spazio nelle discussioni sui mezzi di comunicazione. Come se piano piano il dramma stesse scivolando sullo sfondo. Non è un fenomeno inusuale e racconta molto di come si è trasformato il nostro mondo.

L’abbiamo visto succedere anche con il Covid: nella fase iniziale c’erano il dramma di una pandemia che stava uccidendo centinaia di persone ogni giorno, i cori dai balconi, i medici eroi e tutto il resto. Poi sono iniziate le divisioni. Ed è stato quando si è fatto più forte il tema delle ricadute economiche delle chiusure dovute all’emergenza. Un po’ come se faticassimo a mettere insieme le due cose, come se gli aspetti concreti della nostra vita riconquistassero via via lo spazio allagato dal dolore.

Accade in fondo anche nei casi di cronaca: finito il resoconto della tragedia si discute di fenomeni generali, di femminicidio così come di morte bianca. È importante che si colgano dinamiche, problematiche e contesti delle singole vicende. Resta però fondamentale non dimenticare mai che si parla di morti oppure – nel caso della guerra – di persone vive ma senza più una casa.

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E non a caso citiamo i profughi. Sta infatti avvenendo quanto i più cinici avevano previsto: dopo l’iniziale ondata di solidarietà, sia pure a distanza, sono iniziate le polemiche. A Rimini, una delle prime città ad accogliere gli ucraini in fuga, gli alberghi che li hanno ospitati sono adesso accusati di averlo fatto soltanto per ottenere dei ristori. In provincia di Udine un Comune si è invece diviso sulla proposta (poi bocciata) di accogliere i profughi negli alloggi vuoti di sua proprietà. Casi di cronaca che ci ricordano come la musica cambi quando si iniziano a fare i conti con i soldi in tasca.

Senza voler essere ipocriti, è ovvio e normale che si badi al portafoglio proprio e del proprio Paese. Ci sono però casi in cui bisognerebbe riuscire a dare la giusta dimensione alle cose. E per quanto sia chiaramente necessario correre ai ripari per esempio sulla questione energetica, non va dimenticato che si continua a sparare, che ci sono persone senza cibo né acqua né luce e che quanti arrivano in Italia vedono nel nostro Paese l’unica occasione di sopravvivenza. Senza arrivare a scomodare raffronti con il passato, quando eravamo noi ad avere bisogno di aiuto e molti erano costretti a lasciare la penisola per inventarsi un futuro migliore.

L’economia è la base su cui si reggono i nostri Stati, ma non può e non deve essere l’unica ragione per cui si prendono o meno certe decisioni. Così come non si possono relegare il dramma, il dolore, la tragedia a poche foto e qualche racconto o ai più efferati casi di cronaca in cui i dettagli più crudi vengono usati per fare scalpore.

Ecco perché, ad esempio, è opportuno raccontare come al nostro connazionale Andrea Cisternino, bloccato in Ucraina senza acqua e cibo in una zona controllata dai russi, i primi a portare qualcosa da mangiare siano stati i contadini ucraini. Ci ricorda infatti che non tutto si può misurare in termini di costi e benefici.

 

di Annalisa Grandi 

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