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title: Il bersaglio è la popolazione
description: "Sasha ha 9 anni. Sotto l'attacco russo ha perso il padre e le è stato mutilato un braccio. E, purtroppo, non si tratta di un errore."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-40.jpg
date: 2022-03-17
modified: 2022-04-15
author: Annalisa Grandi
url: https://laragione.eu/evidenza/vittime-civili-ucraina-il-bersaglio-e-la-popolazione/
categories: [Evidenza, Il dolore della Guerra]
tags: [guerra, russia, Ucraina]
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# Il bersaglio è la popolazione

![vittime civili ucraina](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-40.jpg)

Sasha ha 9 anni. Sotto l'attacco russo ha perso suo padre e le è stato mutilato un braccio. "Spero sia stato un errore", dice nella sua innocenza: non vuole credere che qualcuno possa averla colpita intenzionalmente. Ma, purtroppo, non ci sono errori: i civili sono diventati un obbiettivo per l'esercito russo.

Sasha, che a 9 anni ha perso un braccio, si chiede perché i russi le abbiano sparato. «Spero sia stato un errore» dice nell’innocenza della sua infanzia. La sua vita è cambiata per sempre, ha perso un arto e suo padre è morto, ma **lei continua a non riuscire a immaginare che qualcuno possa averle fatto del male intenzionalmente.** E invece è proprio quello che sta avvenendo. Non ci sono errori, colpi partiti per sbaglio:** i civili sono diventati un obbiettivo per l’esercito russo**.

Lo dimostra quello che avviene a Mariupol, dove è stato bombardato un teatro trasformato in rifugio. La stessa città in cui 400 persone – medici, infermieri e malati – sono in ostaggio dei militari di Putin. Neanche dall’ospedale si può scappare. **Neanche chi sta male viene lasciato evacuare**. Chi tenta la fuga viene ucciso.

**A Nord di Kiev dieci persone sono state ammazzate mentre erano in coda per il pane.** Non serve ribadire come tutto questo sia assolutamente disumano. Così come è chiaro che in Ucraina non muoia solo chi combatte ma soprattutto le persone inermi. I russi cercano di impedire che trovino riparo, ad esempio nei sotterranei delle metropolitane: sono almeno 15mila le persone che in queste settimane a Kiev hanno preso le loro cose e si sono rifugiate nelle stazioni sottoterra.

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Non può essere quindi un caso né un errore il fatto che sia stato colpito proprio l’ingresso di una di queste. Così come che Mosca abbia iniziato a bombardare la città di Zaporizhzhia, dove sorge la centrale nucleare più grande d’Europa, destinazione di quelle poche migliaia di persone che da Mariupol sono riuscite a scappare. **A dimostrazione che persino i corridoi umanitari si trasformano in trappole mortali.**

È questo l’aspetto se possibile più sconcertante e incomprensibile di una guerra già di per sé assurda e insensata: davanti a una nazione che non si piega e che a dispetto delle previsioni del presidente russo sta provando a resistere, la strategia è quella del massacro indiscriminato. Chi è rimasto per documentare quello che sta accadendo lo ribadisce con le immagini e con i racconti: **sono palazzi e abitazioni a essere bombardate, non obbiettivi militari.** Una morsa da cui sembra impossibile scappare: anche coloro che si sono messi in macchina per portare via la propria famiglia lo hanno fatto rischiando di essere fermati o uccisi.** Non è un caso che fiocchino i paragoni con quanto già accaduto nella ex Jugoslavia.** I responsabili di quelle operazioni di pulizia etnica sono stati poi condannati per genocidio ma sembra davvero che la Storia, con il suo carico di orrori, a qualcuno non abbia insegnato nulla.

«Fino a un mese fa avevo la mia vita, guardavo dei film con i miei figli, cucinavo o ordinavo una pizza. Ora alle 5 del mattino vengo svegliata dai bombardamenti sulla mia città» racconta una deputata ucraina mentre l’*account *del Parlamento ucraino diffonde la foto di una bimba, i riccioli chiari e una maglietta rosa, stretta nell’abbraccio dei genitori in mimetica. Madri e padri in lacrime che vanno a combattere una guerra che nessuno in Ucraina ha voluto. **Lì non si assiste a uno scontro fra due popoli, non c’è nessuna storica inimicizia ma semmai famiglie metà russe metà ucraine separate da un confine che è diventato invalicabile**. Ostaggi innocenti di chi sembra ispirarsi ai peggiori dittatori del passato.

Di *Annalisa Grandi*
