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Addio a Gino Paoli, il maestro che ha rivoluzionato la canzone italiana

Con la morte di Gino Paoli, a 91 anni, la musica italiana perde uno dei suoi autori più importanti, una figura che ha cambiato davvero il modo di scrivere canzoni nel nostro Paese

 

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Con la morte di Gino Paoli, a 91 anni, la musica italiana perde uno dei suoi autori più importanti, una figura che ha cambiato davvero il modo di scrivere canzoni nel nostro Paese. Paoli non è stato soltanto il cantautore di classici entrati nella memoria collettiva, da “Il cielo in una stanza” a “Senza fine”, da “Che cosa c’è” a “Sapore di sale”. È stato anche un artista dalla personalità irregolare, spigolosa, spesso provocatoria, lontana da qualsiasi posa rassicurante.

Dietro quella voce pacata e quella scrittura così essenziale c’era infatti un uomo eccentrico, imprevedibile, con un carattere difficile e una forte insofferenza per la retorica, le convenzioni e le finzioni del mondo dello spettacolo. Uno che poteva sembrare intimista, ma che lui stesso rivendicava di aver vissuto, per certi versi, come una vera rockstar.

E forse anche per questo le sue canzoni hanno avuto un peso così grande: perché dentro la loro apparente semplicità c’era sempre una verità ruvida, mai addomesticata. Nato a Monfalcone nel 1934 e cresciuto a Genova, Paoli è stato un nome centrale della scuola genovese e di quella stagione che ha reso la canzone italiana più adulta, più libera, più capace di raccontare i sentimenti senza sovrastrutture. Oggi se ne va un protagonista assoluto, ma resta il lascito di un autore che non ha insegnato solo a scrivere canzoni memorabili. Ha insegnato anche che si può essere popolari senza essere accomodanti, eleganti senza essere prevedibili, profondi senza perdere carattere.

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