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title: Da Gaza numeri non credibili, parla l’analista strategico Claudio Bertolotti (Start InSight)
description: “I numeri proprio non tornano”. Le parole di Claudio Bertolotti, direttore di “Start InSight” e autore di “Gaza underground”
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Claudio-Bertolotti.jpg
date: 2024-05-18
author: Eleonora Lorusso
url: https://laragione.eu/interviste/da-gaza-numeri-non-credibili-parla-lanalista-strategico-claudio-bertolotti-start-insight/
categories: [Interviste e opinioni]
tags: [hamas, israele]
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# Da Gaza numeri non credibili, parla l’analista strategico Claudio Bertolotti (Start InSight)

![Claudio Bertolotti](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Claudio-Bertolotti.jpg)

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2024-05-15 08:48:36

2024-05-15 06:48:36

I carri armati hanno raggiunto la parte orientale di Rafah dove si sono rifugiate più di un milioni di persone. Dagli USA un miliardo di dollari in armi a Israele

I carri armati israeliani si sono spinti nella parte orientale di Rafah, raggiungendo alcuni quartieri residenziali della città di confine meridionale, dove più di un milione di persone si sono rifugiate dopo essere state sfollate a causa della guerra contro Hamas a Gaza.

Gli alleati internazionali di Israele hanno ripetutamente esortato a non effettuare un'incursione di terra a Rafah, dove si trovano i rifugiati, avvertendo di una potenziale catastrofe umanitaria. Tel Aviv dal canto suo afferma che sta agendo per evacuare i civili prima di muoversi in nuove aree. Afferma che un'operazione a Rafah è necessaria come parte del suo sforzo per eliminare i restanti battaglioni operativi di Hamas.

In un resoconto delle sue attività, l'Idf ha dichiarato che le sue forze hanno eliminato diverse cellule armate in combattimenti ravvicinati sul lato gazanese del valico di frontiera di Rafah con l'Egitto. Nella parte orientale della città, ha detto, ha anche distrutto cellule di uomini armati e una postazione di lancio da cui venivano sparati missili contro le truppe dell'Idf.

L'amministrazione Biden ha intanto comunicato al Congresso che intende inviare un nuovo pacchetto di oltre 1 miliardo di dollari in armi e munizioni a Israele, si legge sul Times of Israel. 

di Ruggero Fontana

Rafah, i carri armati d'Israele avanzano verso est

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2024-05-16 10:06:18

2024-05-16 08:06:18

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2024-05-08 08:32:05

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L'amministrazione Biden conferma le notizie secondo cui la scorsa settimana è stata bloccata una spedizione di armi a Israele

L'amministrazione Biden conferma le notizie secondo cui la scorsa settimana è stata bloccata una spedizione di armi a Israele - bombe da 2.000 e 500 libbre - nel timore che possano essere utilizzate in una grande operazione di terra a Rafah. A riferirne è oggi il Times of Israel.

Un alto funzionario dell'amministrazione Biden ha dichiarato al quotidiano che gli Stati Uniti hanno avuto un paio di incontri virtuali con alti funzionari israeliani negli ultimi mesi per esprimere le loro preoccupazioni riguardo a una potenziale operazione a Rafah e per presentare alternative su come Israele potrebbe colpire Hamas nella città senza ricorrere ad un'invasione su larga scala.

I colloqui proseguiranno, ma la Casa Bianca ha ritenuto che non fossero sufficienti a far passare le proprie preoccupazioni, ha dichiarato l'alto funzionario. "Quando il mese scorso i leader israeliani sembravano avvicinarsi ad una decisione sull'operazione, abbiamo iniziato a rivedere attentamente i trasferimenti proposti di particolari armi a Israele che avrebbero potuto essere utilizzate a Rafah", ha dichiarato il funzionario.

Questo esame ha portato alla sospensione la scorsa settimana di una spedizione di 1.800 bombe da 2mila libbre e 1.700 bombe da 500 libbre, precisa la fonte, sottolineando che la Casa Bianca era particolarmente preoccupata per il possibile uso delle bombe da 2mila libbre a Rafah, densamente popolata.

Il funzionario ha poi chiarito che non è stata presa alcuna decisione definitiva riguardo alla particolare spedizione bloccata la scorsa settimana. La stessa fonte è sembrata confermare una notizia secondo cui gli Stati Uniti avrebbero ritardato un trasferimento a Israele di JDAM, Joint Direct Attack Munition, sistemi in grado di trasformare bombe a caduta libera in bombe guidate, chiarendo però che questo è avvenuto molto prima rispetto alla spedizione ritardata la scorsa settimana.

"Per alcuni altri casi, presso il Dipartimento di Stato - e questo include i kit JDAM - stiamo continuando la revisione. Nessuno di questi casi riguarda trasferimenti imminenti. Si tratta di trasferimenti futuri", afferma il funzionario, sottolineando che le spedizioni di armi in esame provengono da fondi precedentemente stanziati e non fanno parte degli aiuti che il Congresso ha approvato per Israele il mese scorso.

"Siamo impegnati a garantire che Israele riceva ogni dollaro stanziato nel supplemento", sottolinea l'alto funzionario dell'amministrazione, ricordando che gli Stati Uniti hanno appena approvato altri 827 milioni di dollari di armi e attrezzature per Israele.

di Ruggero Fontana

Usa confermano blocco spedizione armi a Israele per timori su Rafah

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2024-05-08 22:24:51

2024-05-08 20:24:51

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2024-05-07 10:04:51

2024-05-07 08:04:51

Per Netanyahu l'opzione militare resta ancora la via maestra per lo smantellamento dell'organizzazione estremistica palestinese

Hamas ha approvato ieri una proposta di cessate il fuoco. C’è un problema: a quanto pare, non è stata avanzata da Israele bensì dall’Egitto; inoltre Hamas l’avrebbe accettata inserendo una clausola (che mentre scriviamo non si conosce ancora nei dettagli) che probabilmente verrà considerata irricevibile dal governo di Benjamin Netanyahu, per il quale l’opzione militare resta ancora la via maestra per lo smantellamento dell’organizzazione estremistica palestinese. Se questo scenario venisse confermato assisteremmo all’ennesimo fallimento di un accordo per una tregua in cambio del rilascio degli ostaggi israeliani, condannando quel che rimane di Gaza a un’ennesima ondata di violenza. Questa trattiva peraltro è già stata compromessa ieri dal lancio di più di 10 razzi da parte di Hamas contro i militari israeliani stanziati presso il kibbutz “Kerem Shalom” (Vigneti della Pace) e anche dai precedenti bombardamenti effettuati da Israele. Le Forze di difesa israeliane hanno comunque ordinato ufficialmente l’evacuazione della parte più orientale di Rafah, contrassegnata dai riquadri 270, 28 e da 10 a 16. Sono numeri che dicono poco a chi non si trova lì, ma essenziali ai profughi per avere una possibilità di sopravvivenza. Mesi fa l’esercito di Gerusalemme ha infatti distribuito una mappa che divide la Striscia di Gaza in migliaia di micro-aree, per poter comunicare ai civili quelle più a rischio. Quasi 35mila morti dopo, l’efficacia di tale misura è stata messa in dubbio più e più volte, ma rimane l’unica speranza a cui possano aggrapparsi gli abitanti per non venire travolti da una battaglia che sembra imminente.

L’idea è di far spostare i non combattenti verso i campi di tende approntati da Israele a Khan Yunis, nelle aree già liberate dal controllo di Hamas. La forza d’attacco della 62esima Divisione “HaPlada” (Acciaio), composta dalla 401esima Brigata corazzata “I’kvot ha-Barzel” (Cingoli d’acciaio) e dalla 933esima Brigata di fanteria “Nahal” (acronimo per No’ar Halutzi Lohem, Gioventù militare e pioniera), incombe a meno di 2 chilometri a Est del checkpoint “Kerem Shalom” (situato vicino al kibbutz omonimo) fra Israele e Gaza. Anche se le dimensioni delle unità militari variano di nazione in nazione e sono spesso coperte da segreto, la Divisione “HaPlada” dovrebbe contare per la prossima offensiva su un totale di 8-10mila soldati e su circa 80 carri armati Merkava.

Si tratterebbe delle forze iniziali, supportate dalla 98esima Divisione di paracadutisti “Ha-Esh” (Fuoco) che invece aspetta a 20 chilometri di distanza. L’unità si trova nella base militare di Tze’elim, famosa per essere dotata di uno dei più grandi centri di addestramento – Baladia City – per le battaglie in un contesto urbano di stampo mediorientale. Secondo le indiscrezioni il Comando israeliano voleva destinare ancora più forze, ma le preoccupazioni statunitensi riguardo le vittime civili hanno indotto Gerusalemme a escludere due brigate (la 551esima e la 460esima) in favore di un attacco più chirurgico.

I gazei si sono quindi rimessi in marcia – chi a piedi, chi in auto, chi a dorso di mulo – per raggiungere le tende nelle nuove aree per i profughi. Disillusi e stremati, alcuni inevitabilmente rimarranno nella zona delle operazioni anche per paura che gli israeliani filtrino i maschi in età militare per interrogarli. «Le persone non hanno dove andare, nessuna area è sicura» si sfoga con i giornalisti di “Reuters” il ventitreenne Mohammad Al Najjar, attualmente nella parte di occidentale di Rafah con la sua famiglia. «Tutto ciò che resta per Gaza è la morte». Di Camillo Bosco

Evacuano Rafah

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2024-05-07 15:33:57

2024-05-07 13:33:57

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