---
title: "Depistaggi in vista delle prossime elezioni: &#8220;Il rischio è alto&#8221;, parla Lapp &#8211; ex agente FBI"
description: "Elezioni europee, presidenziali in Russia e a seguire quelle negli Usa: il timore dello spionaggio e degli attacchi hacker."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Intervista-Peter-Lapp-1.png
date: 2024-02-16
modified: 2024-02-17
author: Eleonora Lorusso
url: https://laragione.eu/interviste/depistaggi-in-vista-delle-prossime-elezioni-il-rischio-e-alto-parla-lapp-ex-agente-fbi/
categories: [Interviste e opinioni]
tags: [esteri, guerra, usa]
---

# Depistaggi in vista delle prossime elezioni: &#8220;Il rischio è alto&#8221;, parla Lapp &#8211; ex agente FBI

![Intervista Peter Lapp](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Intervista-Peter-Lapp-1.png)

2024-02-15 10:04:39

2024-02-15 09:04:39

La minaccia russa alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti sarebbe legata all'intenzione di Mosca di mettere in orbita un'arma nucleare

La minaccia russa alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti sarebbe legata all'intenzione di Mosca di mettere in orbita un'arma nucleare. Lo hanno detto ieri ad Abc News due fonti al corrente della riunione a Capitol Hill, secondo cui Mosca potrebbe volerla usare contro i satelliti. Per queste ragioni sarebbero stati convocati per oggi i leader repubblicani di Camera e Senato e i responsabili delle commissioni di intelligence.

Non si è fatto attendere il commento del Cremlino che, per mezzo del portavoce Dmitry Peskov, ripreso dalla Tass, ha sottolineato come le notizie secondo cui la Russia avrebbe intenzione di posizionare armi nucleari nello spazio sarebbero solo uno stratagemma della Casa Bianca.

Nyt, Russia lavora ad arma nucleare antisatellite. Cremlino: "Solo stratagemma Usa"

publish

closed

closed

russia-arma-nucleare

2024-02-15 14:11:22

2024-02-15 13:11:22

post

raw

9926

2024-02-12 09:07:48

2024-02-12 08:07:48

La verità è che il Trump di oggi è peggio di prima, figlio della giornata più nera della democrazia statunitense: il 6 gennaio 2024

Proviamo a dire le cose come stanno: Donald Trump è molto peggio di prima. Impegnato in una corsa vissuta esclusivamente come rivincita (o vendetta?) personale, sta estremizzando tutti i concetti, i sentimenti, le “idee” che nei quattro anni dalla sua presidenza terremotarono in più occasioni gli Stati Uniti d’America e il mondo.

Il Trump di oggi è il figlio - non deve mai essere dimenticato - della giornata più nera della democrazia statunitense: il 6 gennaio 2021, quando lasciò mano libera ai suoi ultras fuori controllo, consentendo l’ignominioso e sconvolgente assalto a Capitol Hill. Un atto di insurrezione e sedizione senza precedenti, i cui frutti avvelenati continuano a piovere sulle nostre teste. Quel Donald Trump, abbandonato da tutti nello Studio ovale se non dalla cerchia dei più fanatici, è esattamente quello che ci ritroviamo oggi. Con alle spalle quel gran pezzo d’America che non vede l’ora di rinchiudersi in se stessa, provare a dimenticare il mondo in qualche squallido bar nell’infinite pianure del Midwest.

L’America che c’è sempre stata, per carità del cielo, ma mai era stata indicata come orizzonte del destino, termine di paragone, dimensione quasi messianica di contrapposizione con tutto ciò che è “diverso“, “nuovo“, “straniero”, “estraneo“. Trump che cannoneggia senza pietà l’Alleanza atlantica - proprio nel passaggio più delicato dalla fine della guerra fredda a oggi - è esattamente questo riflesso, il portavoce di un’America sorda, cupa, che trova ragion d’essere solo nel “contro”.

E pazienza se questo - in linea teorica - potrebbe costare la libertà di un pezzo d’Europa e la dignità degli Stati Uniti stessi. Un uomo pericoloso. Tanto per cominciare per quello che sarebbe il suo partito, che non esiste più. I Repubblicani sono cannibalizzati, polverizzati, ridotti a scherani.

Ve lo immaginate Ronald Reagan o persino il vituperato George Bush junior dire: “I russi possono fare quello che vogliono” o “Chi non paga quanto previsto alla Nato (ci siamo anche noi italiani…), non lo difenderei in caso di guerra“?

Si badi, l’isolazionismo non è certo una novità: era potentissimo in piena Seconda guerra mondiale, solo che alla Casa Bianca c’era Franklin Delano Roosevelt e i giapponesi sbagliarono drammaticamente i loro calcoli. Pensate un po’ se Donald Trump avesse dovuto avere a che fare con Adolf Hitler, dove ci saremmo ritrovati.

Non è solo un “What If”, un esercizio di stile, potrebbe essere la realtà.

di Fulvio Giuliani

Trump vs resto del mondo

publish

closed

closed

trump-vs-resto-del-mondo

2024-02-12 09:07:48

2024-02-12 08:07:48

post

raw

9926

2024-02-10 14:41:42

2024-02-10 13:41:42

USA: a novembre i due sfidanti per la Casa Bianca saranno due quasi ottuagenari: Joe Biden - 82 anni - e Donald Trump, 78 anni. Entrambi inseguiti da sospetti di problemi cognitivi

Nel 1960 i due sfidanti per la Casa Bianca avevano rispettivamente 43 anni John Fitzgerald Kennedy e 47 Richard Nixon. Quest’ultimo, visto oggi, sembrava un quasi sessantenne, ma è un'altra storia. Nel 2008, Barack Obama completava la sua incredibile rincorsa alla presidenza a 47 anni, pur superando un candidato ben più maturo, John McCain.

Senza mai dimenticare che alla sua terza rielezione Franklin Delano Roosevelt di anni ne aveva ‘solo’ 63, ma la salute era irrimediabilmente minata. Altri tempi, ci mancherebbe, comunque seguiti dalla decisione di non consentire più di due mandati alla Casa Bianca. 

Sta di fatto che nel prossimo novembre i due contendenti saranno due quasi ottuagenari. Joe Biden 82 e Donald Trump 78. Non solo, entrambi inseguiti da sospetti di veri e propri problemi cognitivi, una cosa mai vista in tempi moderni. I sopracitati (non a caso) Kennedy e Roosevelt avevano gravissimi problemi di salute, ma all’epoca rigidamente tenuti nascosti alla pubblica opinione. 

Oggi, possiamo stare ore a ragionare sui report relativi allo stato di salute di Joe Biden e alla sua reazione “rabbiosa”. Possiamo fare lo stesso giochino con Donald Trump e magari essere più insistenti con l’uno o con l’altro a seconda delle simpatie, ma resta lo sconcerto per la più grande democrazia mondiale che non sembra essere più in grado di rinnovare la propria classe politica e di conseguenza la relativa leadership. 

Un processo lungo, tortuoso, già evidenziato da una tendenza “dinastica” ai tempi dei Bush, che certo non esalta per sua stessa natura il principio dell’alternanza. Anche interna agli schieramenti contrapposti. Ulteriore riprova, i continui rumors che inseguono la ex first lady Michelle Obama, come possibile subentrante nella sfida a Donald Trump al posto di Joe Biden. Non più un figlio, ma una moglie: la sostanza non cambia. 

Le leadership non sono tutto e la salute (appunto!) di un sistema democratico dipende da tantissimi fattori, ma il peso delle personalità - in una corsa come quella alla Casa Bianca - è talmente alto da non poter lasciare indifferenti. Da questo punto di vista, la democrazia Usa si è incartata, in un cammino apparentemente se non privo di sbocchi molto asfittico. Bisogna fare i conti con la realtà: un Partito repubblicano ostaggio di un leader che di fatto lo cannibalizza e lo utilizza come mero strumento per il potere personale. Un Partito democratico che non è riuscito ad esprimere una personalità in grado di ergersi a reale alternativa di uno straordinario professionista della politica come Joe Biden, alle prese con un oggettivo scadimento legato alla stanchezza e all’età. Sarebbe stato preoccupante sempre, lo è oggettivamente di più in questa fase storica segnata da diversi tentativi di sabotare i sistemi liberaldemocratici. 

Avremmo proprio un gran bisogno di figure carismatiche, preparate e anche in grado di trasmettere un’idea di freschezza, ottimismo, energia. In una parola: di futuro.

di Fulvio Giuliani

Non ho l'età

publish

closed

closed

non-ho-leta

2024-02-10 15:18:05

2024-02-10 14:18:05

post

raw
