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title: Finanziamento dei partiti
description: "\"I fatti liguri non hanno nulla di nuovo”. La politica e i casi degli arresti in Puglia e in Liguria. Il commento di Davide Giacalone"
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date: 2024-05-18
modified: 2024-05-19
author: Davide Giacalone
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categories: [Interviste e opinioni]
tags: [Italia]
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# Finanziamento dei partiti

![Finanziamento dei partiti](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Finanziamento-dei-partiti.jpg)

10438

2024-05-09 15:16:50

2024-05-09 13:16:50

La vicenda del governatore ligure Giovanni Toti evidenzia, ancora, il vocabolario limitato e di un illimitato autolesionismo della politica italiana

Non c’è verso. La politica dispone di un vocabolario limitato e di un illimitato autolesionismo, per giunta vestito d’ottusa furberia. La solfa è sempre la stessa: «tempi sospetti», «orologeria», «accuse gravi», «dimissioni», «se sarà dimostrato», «siamo garantisti». Invece è garantita, per l’ennesima volta, l’inattitudine a un costume che restituisca il diritto alla giustizia e la giustizia al diritto.

Non siamo finti ingenui, sappiamo bene che in politica – come in ogni altro aspetto della competizione e della vita – si approfitta delle difficoltà dell’avversario, ma questo significherebbe (se ci fosse ragionevolezza e non solo infantile ripicca) approfittare di un avversario inquisito e magari arrestato per ricordare a tutti che la Costituzione lo vuole innocente e che si deve distinguere il corso della giustizia dalla vita civile e politica, augurandosi che siano infondate le accuse che gli vengono rivolte. Servirebbe a mettere le mani avanti e prepararsi per quando – presto, molto presto – un compagno o un camerata sarà al suo posto, come servirebbe a calcare la mano quando dovesse arrivare la condanna, non avendo esaurito il linciaggio in effige nella stagione delle indagini. Ma niente, non c’è speranza: indignato stupore quando tocca ai propri, accanita stupidità quando tocca agli altri.

Quando capita agli amici si ricorre sempre all’insinuare il sospetto che sia una speculazione elettorale: perché proprio ora? Strano non sappiano che ultimamente si è votato tutti i mesi e, comunque, si vota tutti gli anni. Non di meno si votano al ridicolo del timer coordinato con le urne. Un esponente del Pd ligure, Andrea Orlando, sfida l’assurdo: se le notizie saranno confermate è difficile che la Giunta vada avanti. Ha fatto anche il ministro della Giustizia. Quando le accuse saranno provate (o smentite, il che accade nello stesso istante) in Liguria si sarà votato già un paio di volte. È incredibile che non capiscano di essersi autoconsegnati alla gogna giustizialista: se la giustizia non funziona e ha tempi incompatibili con la civiltà il solo spettacolo che rimane è quello dell’accusa. E a chi tocca non s’ingrugna.

L’emendamento Coso, il bavaglio Caio: soltanto vaniloquio. Arrestano un gruppo di persone e manco hanno finito di farlo che già le loro conversazioni telefoniche sono su tutti i mezzi di comunicazione. Naturalmente con gente stravaccata in barca e altri direttamente a puttane, il che serve ad alimentare il moralismo giustizialista. Peccato che né l’una né l’altra cosa costituiscano reato. Ma, si dirà, le intercettazioni dimostrano il mercimonio della funzione pubblica. No, per niente: le intercettazioni sono solo quelle che vuol farmi leggere l’accusa e, di suo, non dimostrano niente, se non il livello delle interlocuzioni. Il problema non è cosa dimostrano, ma quel che mostrano: l’interno di un’indagine che è solo un presupposto d’accusa. Peccato che la sentenza sia già stata emessa, in piazza e al bar, come sostenevano le toghe giustizialiste che mi querelavano e che hanno sempre perso in giudizio, perché si dimostrava fossero loro le traditrici del diritto.

Se la politica avesse conservato dignità avrebbe fatto una sola osservazione, senza distinzione di schieramento: gli arresti erano considerati urgenti a metà dicembre, ma sono stati eseguiti a maggio. Punto, fine: bancarotta del diritto e della giustizia perché, ammesso l’esigenza esistesse, è insensata dopo cinque mesi. Della sorte degli odierni indagati non ce ne importa nulla, come dei loro predecessori e dei tanti loro immediati successori. Fatti loro.

Che tale sorte sia legata a una giustizia che non merita di definirsi tale è il problema collettivo, il solo su cui la politica non ha il diritto, ma il dovere di intervenire. Un dovere che potrebbe veder convergere la civiltà di destra e di sinistra. Invece convergono le rispettive inciviltà, che si fortificano con le vicendevoli viltà. Dovrebbero capire che arrestarsi è meno disonorevole che campare e crepare d’arresti.

di Davide Giacalone

Il caso Toti e la politica autolesionista

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2024-05-10 14:07:56

2024-05-10 12:07:56

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2024-05-16 15:00:00

2024-05-16 13:00:00

Caso Toti: l’intero mondo politico dovrebbe smetterla con la commedia dell’indignazione alternata, dovrebbe semmai affrontare il dramma della giustizia negata

Si sta pestando quel che resta della credibilità politica e giudiziaria. Non si sente il profumo di basilico ma il tanfo, che non origina dalla corruzione della vita politica e amministrativa – perché ci ostiniamo a ritenere che la Costituzione e le leggi abbiano un valore e che prima del giudizio esista solo il pregiudizio – ma dall’oltraggio al diritto e dalla cieca viltà di tanta politica.

Guido Crosetto, ministro della Difesa, si è attenuto all’evidenza: «Toti non può governare dagli arresti domiciliari», sicché ritiene che si dimetterà, come fecero due esponenti della sinistra (Bassolino e Pittella) che poi furono assolti. Sembra lapalissiano, invece è il riassunto della mostruosità perché consegna non alla giustizia ma alle Procure il potere di stabilire chi può governare e chi no. Nel secondo caso lo si mette agli arresti domiciliari, si constata che non può andare avanti, si incassano le dimissioni, poi lo si libera e infine lo si assolve. Con tanti e cari saluti allo Stato di diritto.

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, si mostra equanime e afferma che prima di trarre conclusioni sarà il caso di ascoltare quel che l’indagato ha da dire a sua discolpa. Dimentichi che tocca all’accusa dimostrare la colpevolezza e non alla difesa l’innocenza, oramai è dato per assodato che le inchieste siano un reality show: il pubblico segue le puntate ed esprime un giudizio. L’idea che nella fase delle indagini preliminari (specie se sono state prese misure cautelari) l’indagato è un cittadino sovrastato da un potere enorme – sicché ha il diritto di non rispondere e ha diritto a che le sue risposte non siano rese pubbliche altro che nel momento in cui si troverà davanti a un giudice terzo, quindi non più in una condizione di inferiorità – è stata degradata a idea per cavillosi compulsatori di codicilli. Invece è il fondamento della civiltà e del diritto.

Intanto i mezzi d’informazione diffondono la notizia che il Tale indagato «non risponde», come fosse una colpa; poi riportano le parole del finanziatore arrestato: «Li pagavo tutti». Senza che si osservi: finanziare la politica non è un reato, dare lecitamente denaro a chi pensi difenderà meglio i tuoi interessi è parte stessa della democrazia, ma se affermi di darlo a tutti adotti una strana linea difensiva che finisce con il cancellare il valore democratico dei finanziamenti che hai elargito e li colloca nel vasto mondo dell’ammanicamento a futura memoria. Per non dire dei candidati che accettano soldi da chi sanno aver finanziato anche i loro avversari, evidentemente convinti che olet si riferisca alla lubrificazione che la pecunia comporta.

Non contenti di pestare la credibilità di inquisiti e inquirenti, non contenti di strillazzare l’incitazione alle dimissioni (come se il capro espiatorio potesse riscattare il caprino ostinarsi a usare le inchieste gli uni contro gli altri), non contenti di ciò si manda in onda il reality questurino, recapitandolo nelle case dei contribuenti europei che con i loro versamenti finanziano l’indebitamento comune a basso tasso d’interesse, di cui l’Italia è la prima beneficiaria. Se a quello stesso contribuente fai sapere che – nel solo 2023 – delle 258 indagini aperte per frodi relative all’uso di quei soldi ben 200 riguardano l’Italia (dove i fondi stanziati sono stati solo assai parzialmente utilizzati e dove taluni soggetti erogatori manco hanno controllato a chi li stessero dando) e se gli ricordi che abbiamo fatto un buco spaventoso nel bilancio per finanziare il rifacimento di poche case possedute da facoltosi, è ragionevole supporre che chieda ai propri governanti di fermare l’andazzo o trasferirsi in Italia.

Questo è il danno prodotto pestando nel mortaio dell’accusa senza giustizia. E ci manca solo che faccia da freno al Pnrr. Tutto ciò dovrebbe indurre l’intero mondo politico a smetterla con la commedia dell’indignazione alternata e ad affrontare il dramma della giustizia negata. Sia nel condannare che nell’assolvere.

Di Davide Giacalone

Quel che resta della credibilità politica e giudiziaria

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2024-05-16 14:09:22

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2024-05-15 07:22:17

2024-05-15 05:22:17

Sono giorni, ormai, che l’inchiesta in corso in Liguria si è in buona parte tramutata in un elenco delle solite intercettazioni spizzichi e bocconi

La voglia di spiare dal buco della serratura è vecchia come l’uomo e gli stupefacenti mezzi digitali a nostra disposizione hanno semplicemente moltiplicato per n volte (tendente all’infinito) le possibilità di farsi gli affari altrui.Quella toppa della serratura è diventata una voragine aperta sulle “Vite degli Altri”, per citare un memorabile e splendido film incentrato sulla mania-ossessione nell’allora Germania Democratica tedesca per lo spionaggio e soprattutto la delazione.Eppure, non sembriamo minimamente in grado di imparare dai nostri errori e dalle nostre esagerazioni: sono giorni, ormai, che l’inchiesta in corso in Liguria si è in buona parte tramutata in un elenco delle solite intercettazioni spizzichi e bocconi, spiattellate seguendo l’unica regola aurea dell’impatto mediatico. Che in molte di esse sfugga la notizia di reato o possa risultare arduo dimostrarne l’utilità in un’aula di tribunale è irrilevante. Non conta: quello che importa è soddisfare la voglia di gossip di terz’ordine, costantemente accompagnata dall’ansia moralizzatrice che è uno dei tratti distintivi dei mai domi leoni da tastiera.Lo spu… è l’unica regola, danno collaterale certo e inequivocabile, mentre quella che al momento è solo un’indagine si trasforma sul campo in una condanna inappellabile per una serie lunghissima di vite, carriere e imprese. Finiscono tutte in un tritacarne che non ammette neppure l’ombra del dubbio. Figurarsi delle garanzie previste Costituzione alla mano a favore di qualsiasi cittadino.Aggiungete, poi, quell’immancabile spruzzata di prurigine legata alle intercettazioni a sfondo erotico-sessuale e il gioco è fatto. Ce ne stiamo tutti lì, bellamente affacciati alla balaustra sulla vita degli altri, sui loro presunti vizi e mancanze che diventano ai nostri occhi affamati colpe certe. Bello spettacolo.Che almeno ogni tanto facessimo questo gioco facile-facile: registrate una chiacchierata al telefono a caso con colleghi, amici, moglie e mariti, parenti, fidanzate o amanti e poi riascoltate: ne potrebbe uscire qualsiasi cosa e spesso non vi riconoscereste neppure.È solo un gioco ma meriterebbe di essere provato.di Fulvio Giuliani

Le inchieste e il buco della serratura

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2024-05-15 17:13:09

2024-05-15 15:13:09

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