Frank Figliuzzi, ex vice direttore dell’Fbi: “Usa più vulnerabili che mai”
Intervista a Frank Figliuzzi, ex vice direttore dell’Fbi specializzato in controspionaggio: “Gli Usa mai stati così vulnerabili dall’11 settembre”
Frank Figliuzzi è un ex vicedirettore dell’Fbi specializzato in controspionaggio. E in base alla sua esperienza non ha dubbi: «Gli Stati Uniti non sono mai stati così vulnerabili dall’11 settembre. E se si sono indeboliti, siamo tutti più esposti che mai, specialmente in un momento come questo» dice in questa intervista esclusiva a “La Ragione”. «L’Fbi è molto depotenziato. Risorse e unità chiave sono state depauperate, le priorità distorte e il focus sulle minacce reali è venuto meno. Abbiamo perso capacità operative essenziali e il controllo sulle minacce interne è compromesso. Questo indebolimento espone la popolazione a rischi che prima sarebbero stati gestiti immediatamente».
Quanto alla più che controversa modalità d’azione dell’Agenzia federale per il contrasto all’immigrazione, Figliuzzi osserva che «il caso di Rubén Ray Martinez, un giovane ucciso da un agente Ice e nascosto al pubblico, dimostra quanto sia inadeguata la formazione dei suoi agenti e quanto profondi siano le differenze di comportamento fra Stati. In quelli repubblicani, come il Texas, la polizia ha omesso di indicare Ice come responsabile. Negli Stati a guida democratica, come Minnesota e California, gli errori dell’Ice vengono invece gestiti con maggiore trasparenza».
Per quanto riguarda invece l’estremismo interno, «prima l’Fbi considerava il suprematismo bianco la minaccia più grave. Oggi invece l’attenzione si concentra su Antifa, definita “organizzazione terroristica” pur essendo un’ideologia». Figliuzzi sottolinea che «chi manifesta per i propri diritti costituzionali rischia di essere etichettato come terrorista. Non abbiamo imparato nulla dall’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Trump ha già graziato oltre 1.000 persone coinvolte».
Quando gli chiediamo del controspionaggio e delle minacce esterne, l’ex vicedirettore dell’Fbi precisa che «Russia e Cina restano i principali avversari. Ma molte decisioni di politica estera sembrano guidate dal presidente degli Stati Uniti più da interessi transnazionali e non dalla reale protezione del Paese». Ricorda poi che «la Foreign Influence Task Force e l’unità per la criminalità informatica sono state eliminate», che «la sicurezza nazionale è indebolita» e che «la direttrice dell’intelligence Tulsi Gabbard si è allineata con Putin visitando persino i terroristi in Siria. Questo mina la credibilità degli apparati di sicurezza».
In merito al caso Epstein, Figliuzzi fa notare che la procuratrice generale Pam Bondi e il suo vice Todd Blanche «si comportano più come avvocati personali del presidente americano che come tutori della legge». Quanto agli stessi file di Epstein, «rimangono praticamente intoccabili in America. Mentre nel resto del mondo aziende, università e governi indagano e licenziano dirigenti coinvolti, qui non succede nulla». Sta di fatto che «la Corte suprema concede al presidente poteri e immunità come se fosse un re. In qualsiasi altra amministrazione con gravi accuse di stupro minorile contro un presidente sarebbe stato nominato un procuratore speciale indipendente». Insomma, a suo giudizio «non esistono più tre rami del governo realmente indipendenti. Con le elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026 e le crescenti minacce, la loro indipendenza sarà cruciale per salvaguardare la democrazia».
Sollecitato infine a valutare l’impatto dell’escalation in Iran sulla sicurezza interna, Figliuzzi osserva che «molte risorse dell’Fbi e della Sicurezza interna sono state dirottate su altri fronti, mentre i veri rischi esterni e interni restano sottovalutati. Gli Stati Uniti rimangono più che mai vulnerabili ed esposti ad attacchi terroristici, ritorsioni iraniane e azioni di lupi solitari. Lo scopriremo presto».
Di Anna Germoni
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