---
title: Gaza, la partita si gioca anche alla Casa Bianca
description: Intervista a Eric Salerno, giornalista e scrittore, autore anche per “La Voce di New York”, sulla situazione a Gaza e il ruolo USA
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/08/interviste-DEF-47-1024x639.jpg
date: 2024-08-28
author: Eleonora Lorusso
url: https://laragione.eu/interviste/gaza-la-partita-si-gioca-anche-alla-casa-bianca/
categories: [Interviste e opinioni]
tags: [intervista]
---

# Gaza, la partita si gioca anche alla Casa Bianca

![Gaza](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/08/interviste-DEF-47-1024x639.jpg)

Intervista a Eric Salerno, giornalista e scrittore, autore anche per “La Voce di New York”, sulla situazione a Gaza e il ruolo USA

**La questione mediorientale e le elezioni presidenziali americane sono sempre più legate a doppio filo.** **La guerra a Gaza potrebbe diventare un tema scottante nel nuovo dibattito tv, questa volta fra Donald Trump e Kamala Harris** e già alla *convention* democratica a Chicago sono andate in scena le proteste dei cosiddetti *uncommitted* *pro Palestine*, il popolo del voto ‘non schierato’, cioè non vincolato al partito. Si è trattato soprattutto di palestino-americani, come la loro *leader* Layla Elabed, sorella minore di Rashida Tlaib: **la prima donna di religione islamica a essere stata eletta al Congresso statunitense per il distretto del Michigan, nel 2019**. Agli *uncommitted* di Chicago non è stato permesso di salire sul palco della *convention*, ma la loro voce si è sentita fuori dall’arena.** E ora che la situazione in Medio Oriente è così delicata, il loro appoggio alla candidata potrebbe diventare decisivo. Non a caso minacciano di non votare Harris se non deciderà di pronunciarsi con una posizione netta sulla guerra a Gaza, prendendo le distanze da Israele**. Per questo l’*escalation* delle ultime ore in Medio Oriente pesa sulla campagna elettorale, a cui però è legata a doppio filo anche la possibilità di raggiungere un accordo su una tregua.

«**Gli attacchi delle ultime ore e giorni erano ampiamente previsti, ma credo che sia un gioco delle parti: nessuno vuole realmente un’*escalation* **che porti a una guerra regionale o anche di dimensioni potenzialmente maggiori» commenta **Eric Salerno**, giornalista e scrittore, autore anche per “La Voce di New York”. Da profondo conoscitore degli Usa e del Medio Oriente, oggi spiega: «**La partita mediorientale si gioca anche alla Casa Bianca. Finora Joe Biden ha difeso Israele, non si è spinto oltre la minaccia di un ritiro delle forniture di armi e questo è un altro dei motivi per cui i negoziati per la pace procedono a rilento.** Di fatto al momento questa situazione consente a Israele di rafforzare la propria posizione, con l’obiettivo non nascosto **di arrivare all’eliminazione di Yahya Sinwar**. D’altra parte entrambi i candidati alla presidenza,** sia Trump che Harris, hanno interesse a continuare a garantirsi il voto del popolo ebraico americano e, ancor di più, il loro appoggio nei *media* e fra l’opinione pubblica, oltreché come sostenitori economici**». La posta in gioco è alta: «Il margine che divide i due candidati è molto risicato e oggi l’America non è più quella di qualche anno fa, è profondamente divisa» aggiunge Salerno.

**Intanto Israele e Hamas hanno rifiutato il compromesso** al centro delle discussioni al Cairo, condotte soprattutto dai rappresentanti dei servizi segreti: «**Questo non dovrebbe stupire più di tanto. Quando si tratta di ostaggi e di trattative su una guerra, viene sempre inviata l’*intelligence***: lo ha fatto in passato anche l’Italia, magari affiancando il personale diplomatico, ma lo fa da sempre Israele. Il fatto che la mediazione non sia riuscita lascerebbe comunque pensare che **il vero obiettivo di Tel Aviv non sia un ritorno a una situazione precedente a quella del 7 ottobre, bensì un ridimensionamento della presenza palestinese nella Striscia**» osserva il giornalista. «È difficile capire cosa potrebbe succedere, ma in ogni caso credo che nessuna previsione sia possibile prima del voto americano del 5 novembre. **Harris ha ribadito il suo impegno per la soluzione dei due Stati, ma anche per Trump la questione è delicata:** un conto è spostare l’Ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, come avvenuto sotto la sua presidenza, un altro è imbarcarsi in un conflitto di lungo periodo che potenzialmente potrebbe voler dire inviare giovani americani in Medio Oriente, mettendoli a rischio della vita».

di *Eleonora Lorusso *
