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title: Giovani e lavoro, la Generazione Z cerca ambienti più dinamici e con opportunità di crescita
description: Sempre più giovani laureati della Generazione Z chiudono le porte a una carriera negli studi professionali. Verso percorsi alternativi
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date: 2025-05-19
author: Valentina Monarco
url: https://laragione.eu/interviste/giovani-e-lavoro-la-generazione-z-cerca-ambienti-piu-dinamici-e-con-opportunita-di-crescita/
categories: [Interviste e opinioni]
tags: [giovani, lavoro]
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# Giovani e lavoro, la Generazione Z cerca ambienti più dinamici e con opportunità di crescita

![Generazione Z](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/05/Generazione-Z-1-1024x639.jpg)

2023-07-21 19:00:36

2023-07-21 17:00:36

Il rapporto tra i giovani e il lavoro ha subito una profonda trasformazione rispetto al passato. La "XXIII edizione dell'Indagine sui Neolaureati", presentata da GIDP, lo dimostra

Ci troviamo “di fronte a una ‘nuova coscienza e consapevolezza del lavoro’ e del valore del proprio (ma anche collettivo) benessere”. A dirlo è Marina Verderajme, Presidente Nazionale GIDP/HRDA che commenta la “XXIII edizione dell’Indagine sui Neolaureati”, presentata da GIDP.

Dall’indagine effettuata, si rileva come il rapporto tra i giovani e il lavoro abbia subito una profonda trasformazione rispetto al passato. È quindi in corso un profondo cambiamento del paradigma del lavoro? Assolutamente sì.

E non parliamo solo della questione retribuzione ma soprattutto di temi a cui i ragazzi oggi sono sempre più legati e che risultano indispensabili per la scelta lavorativa come il benessere psicologico, la possibilità di crescita (personale e professionale) e il worklife balance.

I giovani - afferma Verderajme - hanno “richieste chiare di nuovi modelli di lavoro ibridi, in cui, oltre a retribuzione e qualità del lavoro, nella scala delle priorità entra a pieno titolo il worklife balance e il desiderio di essere maggiormente protagonisti del progetto di business aziendale sia in termini di partecipazione sia in termini di condivisione dei valori aziendali sui temi ESG”.

La valorizzazione della persona assume quindi un ruolo fondamentale. Per raggiungere tale obiettivo le aziende si stanno attivando: attività di team building, flessibilità oraria e smart working non sono più considerati benefit e/o optional ma rientrano a pieno titolo nel progetto aziendale.

Fondamentale ancora oggi per trovare lavoro è il rapporto tra azienda, università e scuola, che devono interagire continuamente tra loro.

Non dimentichiamo però che si continua a parlare molto della “great resignation” (“grandi dimissioni”) e del “quiet quitting” - il cosiddetto “abbandono silenzioso” - fenomeno estremamente diffuso in particolare tra i giovanissimi (Gen Z e Millenials) dopo lo scoppio della pandemia. Meno carriera e più benessere, per riassumere il concetto.

Ambizione e motivazione sono tra i fattori - non materiali - che risultano determinanti nella scelta lavorativa. A fronte di quanto detto, non dobbiamo dimenticare di menzionare il numero dei NEETs, giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano, che quest’anno ha toccato in Italia la cifra di un milione e seicentomila. Dati che fanno riflettere. E la scuola gioca un ruolo fondamentale.

 

di Filippo Messina

I giovani e il lavoro, una nuova consapevolezza

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2023-07-25 20:26:34

2023-07-25 18:26:34

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2024-10-04 07:31:17

2024-10-04 05:31:17

Cosa serve ai nostri ragazzi per lavorare meglio e con maggiore soddisfazione personale? Quando affrontiamo il tema, ci fermiamo all’effetto e rifiutiamo di osservarne le cause

Cosa serve ai nostri ragazzi per lavorare meglio e con maggiore soddisfazione personale?

Anticipo la classica risposta: contratti e soprattutto soldi.

Nessuno sano di mente potrà dirsi contrario in linea di principio, ma il problema è che troppi si limitano a trasformare contratti e salari in feticci.

Provo a spiegare: è del tutto evidente il ritardo di tipo economico del mercato del lavoro italiano rispetto a quello dei Paesi concorrenti. Solo che, quando affrontiamo il tema, ci fermiamo all’effetto e rifiutiamo di osservarne le cause.

Formazione, esperienza e specializzazione quasi mai vengono richiamate per provare a spiegare dove si incastri il futuro dei ragazzi. Abbiamo pudore, talvolta vergogna, a sottolineare che in un mondo sempre più competitivo essere più preparati è semplicemente indispensabile. Che non funziona più come una volta, quando si poteva puntare sulla classica progressione anagrafica di carriera.

Era un mondo statico, imperniato sulle tre fasi della vita: scuola-formazione, lavoro, pensione. Oggi, la progressione lineare ha perso gran parte della sua forza, finendo per generare quell’effetto italiano degli stipendi inchiodati nei decenni.

Realtà che si abbatte con particolare violenza sui lavoratori più giovani, costretti a entrare in un mercato del lavoro asfittico, anchilosato, ancora legato a meccanismi di carriera totalmente anacronistici. E poi piangiamo perché i più bravi se ne vanno all’estero…

Chi si prende la briga di dire le verità scomode ai ragazzi?

Un veloce elenco: di studiare in senso lato non si smetterà mai (ma proprio mai!), la concorrenza sarà sempre più spietata, l’impiego fisso per una vita è destinato a scomparire del tutto, per guadagnare di più non basta pretenderlo, ma tanto per cominciare bisognerebbe dimostrare di meritarlo. E per meritarlo intendiamo diventare risorse fondamentali - prima ancora che per l’azienda - per la propria professionalità. Per se stessi.

Il concetto base è quello di “avere mercato“. Se hai mercato - cioè vali, puoi spendere una professionalità altamente competitiva in qualsiasi campo - trovare lavoro, cambiare lavoro e guadagnare di più saranno logiche conseguenze.

Accade regolarmente nella furibonda caccia ai talenti intrapresa dalle aziende, pronte a offrire qualsiasi cosa ai più bravi, allargando a dismisura la forbice con i lavoratori meno qualificati. Questo perché il nostro sistema scolastico e universitario non esercita la sana concorrenza, la competizione onesta e il premio al più bravo.

Il che non comporta l’abbandono di chi lo è di meno, al contrario! Significa accompagnare e stimolare questi ultimi a far meglio la prossima volta.

Poi - horribile dictu - serve fare la “gavetta”. Quest’ultima non è - come amano ripetere i sacerdoti dell’immobilismo e del cattocomunismo - sfruttamento del giovane lavoratore, ma passaggio di competenze. Formazione di futuro. Far dono delle ali per spiccare il volo.

di Fulvio Giuliani

Giovani e lavoro, chi dice la verità?

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2024-10-04 07:31:21

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Negli ultimi tredici anni 550mila giovani italiani hanno chiuso baracca e burattini per andarsene all’estero per lavoro

Negli ultimi tredici anni 550mila italiani hanno chiuso baracca e burattini per andarsene all’estero. È come se l’intera popolazione residente a Genova (neonati e ultracentenari compresi) avesse svuotato la città. Solo che i 550mila in questione avevano fra i 18 e i 34 anni, un capitale umano dal valore stimato in 134 miliardi di euro. C’è poco da stare allegri, scorrendo i numeri del rapporto “I giovani e la scelta di trasferirsi all’estero” realizzato dalla Fondazione Nord Est e presentato ieri al Cnel. Siamo all’ultimo posto in Europa per capacità di attrarre chi è nel fiore degli anni: per ogni nuovo arrivo dai Paesi avanzati, otto nostri connazionali salutano e vanno via. Accogliamo giovani dagli Stati europei soltanto per il 6%, oltre cinque volte in meno di quanto non facciano la Svizzera (34%) o la Spagna (32%).

Occhio alle cause: non ci si muove per colpa della disoccupazione, sostiene il rapporto, tanto è vero che la percentuale di espatri è cresciuta notevolmente nel 2022-2023, quando il tasso dei senza lavoro era in netta diminuzione. Chi parte lo fa in cerca di qualità dell’impiego, qualcosa per cui siamo in chiaro ritardo rispetto agli altri Paesi avanzati. La metà di quelli che partono ha una laurea in tasca, un terzo può contare almeno su un diploma. Ci si muove soprattutto dal Nord Italia e chi lo fa è ben contento della scelta: il 56% degli espatriati è soddisfatto del livello di vita raggiunto (contro il 22% di quelli che restano).

di Valentino Maimone

Giovani e lavoro, in 13 anni mezzo milione di emigrati

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2024-10-24 18:22:26

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