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Alberto Guglielmi Manzoni e la Fondazione l’Uomo e il Pellicano: “A Milano portiamo eventi che uniscono cultura e solidarietà”

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Abbiamo parlato con Alberto Guglielmi Manzoni per approfondire le attività della “Fondazione l’Uomo e il Pellicano”

Fondazione l'Uomo e il Pellicano

Alberto Guglielmi Manzoni e la Fondazione l’Uomo e il Pellicano: “A Milano portiamo eventi che uniscono cultura e solidarietà”

Abbiamo parlato con Alberto Guglielmi Manzoni per approfondire le attività della “Fondazione l’Uomo e il Pellicano”

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Alberto Guglielmi Manzoni e la Fondazione l’Uomo e il Pellicano: “A Milano portiamo eventi che uniscono cultura e solidarietà”

Abbiamo parlato con Alberto Guglielmi Manzoni per approfondire le attività della “Fondazione l’Uomo e il Pellicano”

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Nel mese di marzo prosegue il percorso culturale e filantropico della Fondazione l’Uomo e il Pellicano ETS, realtà del Terzo Settore fondata nel maggio 2023 da Alberto Guglielmi Manzoni. Attiva a Sanremo e oggi operativa anche su un piano più ampio, la Fondazione porta avanti un progetto che intreccia riflessione culturale, impegno civile e iniziative solidali, nel segno del bene comune e dell’etica del “rispetto per la vita” ispirata alla figura di Albert Schweitzer, medico, teologo, musicista e Premio Nobel per la Pace. Per approfondire la visione, le attività e i prossimi appuntamenti della Fondazione, abbiamo parlato con Alberto Guglielmi Manzoni.

Alberto, sono curioso di conoscere meglio la vostra realtà e le vostre iniziative. Partirei dall’inizio: come nasce questa fondazione, che ha un obiettivo così particolare e si muove su due filoni distinti?

La fondazione, che si chiama “L’Uomo e il Pellicano”, nasce circa tre anni fa, nel maggio 2023, a Sanremo. Si muove su due filoni principali, come dicevi: uno culturale e uno filantropico-solidaristico. È una realtà molto attiva nel Ponente ligure e, dal novembre 2024, ha aperto un ponte anche su Milano, affacciandosi così a una nuova dimensione cittadina.

Accanto alle iniziative culturali, dalle presentazioni di libri alle conferenze su temi di attualità come l’intelligenza artificiale, il giornalismo d’inchiesta o questioni storiche e antropologiche, affianchiamo eventi musicali benefici con raccolte fondi per aiutare famiglie con malattie neurologiche, psichiatriche o con bambini e ragazzi autistici e portatori di altre fragilità.

La fondazione nasce nel ricordo di una grande figura del Novecento, oggi purtroppo almeno in Italia piuttosto dimenticata: l’alsaziano Albert Schweitzer, medico, missionario, musicologo, attivo in Africa, in Gabon, dove fece costruire un lebbrosario. Fu Premio Nobel per la Pace nel 1953 e intrattenne scambi epistolari con alcune delle più grandi personalità del suo tempo, da Albert Einstein a Bertrand Russell, fino a Martin Buber.

Schweitzer è noto anche per la sua etica del rispetto per la vita, che applicò non solo alla cura dei lebbrosi ma anche alla salvaguardia degli animali, delle piante e quindi, diremmo oggi, dell’ambiente. Nei primi decenni del Novecento fu una delle poche voci del mondo intellettuale a insistere sull’importanza di estendere l’etica anche al mondo non umano. E poi, negli anni Cinquanta e Sessanta, con appelli radiofonici, conferenze e scritti, mise in guardia il mondo dai rischi di una guerra atomica tra superpotenze. Parole che, purtroppo, oggi suonano ancora drammaticamente attuale.

Una cosa che mi colpiva è il ruolo molto forte della musica nelle vostre attività. C’è un motivo preciso per cui avete scelto questa chiave?

Non escludo che in futuro gli eventi a sfondo filantropico-solidaristico possano anche svolgersi senza musica. Abbiamo in mente, per esempio, anche rappresentazioni o spettacoli teatrali. Però la musica ha una forza speciale: accompagna tanti momenti della vita, permette di intrecciare linguaggi diversi, di mettere insieme parole e suono in modo molto naturale.

Forse c’entra anche il fatto che io sono di Sanremo, che è una città profondamente legata alla musica. Questo interesse c’è, fa parte della mia sensibilità. E poi la musica è anche un traino importante: le persone la apprezzano, che si tratti di musica leggera o di classica. È uno strumento che aiuta a coinvolgere, a creare attenzione e partecipazione. Ma, ripeto, non escludiamo che in futuro si possano declinare eventi solidaristici anche in altre forme.

Restando sulle iniziative in programma, ci sono due appuntamenti nei prossimi giorni. Ci racconti meglio di cosa si tratta?

Certo. Entrambi gli eventi si terranno a Milano, nella stessa sede, che è quella degli Amici del Loggione del Teatro alla Scala, in via Silvio Pellico 6, quindi in pieno centro, a due passi dal Duomo.

Il primo sarà nel pomeriggio di sabato 21 marzo alle ore 16 e ha per titolo “La musica del volto”. È un evento culturale incentrato sulla lettura dei segni del nostro volto, sul significato di ciò che racconta ed esprime attraverso rughe, segni d’espressione, recettori, incarnato e così via. Metterà insieme due relatori molto diversi ma complementari: da una parte Domenico Esile, esperto di voltologia e autore del libro Voltologia integrata; dall’altra il chirurgo estetico Florian C. Heydecker che spiegherà perché le persone si rivolgono a lui per modificare alcuni tratti del volto e che cosa desiderano esprimere attraverso questi cambiamenti.

In fondo non sono affatto domande banali: si cerca più dolcezza? Più sensualità? Più forza? Più aggressività? Prima dell’incontro ci sarà anche un breve intermezzo musicale, con due giovani musicisti, uno al pianoforte e uno al violino, proprio per accompagnare il pubblico dentro questa tematica così affascinante.

Il secondo evento si terrà invece sabato 28 marzo alle 10.30 del mattino e sarà un appuntamento musicale benefico dal titolo “Musica che accoglie. Sinfonie di solidarietà”. In questo caso la fondazione, insieme a Conflavoro PMI Varese e al Comitato Civico MI’mpegno, promuove un evento per sostenere le iniziative dell’associazione Portami per Mano Onlus, che si occupa di famiglie con bambini e ragazzi autistici e portatori di altre fragilità. Ci sarà un trio formato da violino, violoncello e pianoforte, con raccolta fondi destinata in buona parte proprio all’associazione. Anche in questo caso ci saranno momenti di riflessione, testimonianze di vita e possibilità di interagire con il pubblico. Sono due eventi molto diversi tra loro, ma entrambi molto significative. L’evento è sponsorizzato da Center Life di Milano

La vostra è una missione molto nobile, soprattutto in un tempo come questo, in cui sembra che si lasci sempre indietro qualcuno. Mi chiedo però se ci siano anche delle difficoltà concrete nel portare avanti una realtà come la vostra. Spesso si nota solo il risultato finale ma dietro c’è tanto lavoro

Hai perfettamente ragione: spesso le persone vedono solo il risultato finale e pensano “che bello, che interessante”, ma non immaginano quanta fatica ci sia dietro la realizzazione anche solo di un evento di due ore. Bisogna prenotare una sala, mettere d’accordo musicisti, artisti, relatori, trovare un giorno e un orario compatibili per tutti. È un lavoro molto impegnativo.

E poi c’è un altro aspetto, ancora più difficile: convincere le persone a donare. Lo dico anche egoisticamente da fondatore e presidente della fondazione. Puoi presentare tanti progetti validi, tante idee serie, ma spesso le persone tendono a sostenere i grandi nomi, le grandi realtà già affermate. Viene da dire che “piove sempre sul bagnato”.

Penso a fondazioni importantissime come Veronesi o Save the Children: realtà straordinarie, che nessuno mette in discussione. Ma credo anche che ci sia bisogno di dare fiducia e coraggio alle piccole realtà. L’Italia è piena di enti del Terzo Settore che fanno cose meritorie, con ricadute reali sia sul piano culturale sia su quello sociale. Bisogna investire anche sulle piccole piante, perché possano crescere e diventare un giorno alberi forti e rigogliosi. Però sì, da questo punto di vista il percorso è irto di difficoltà.

Non bisogna confondere i comportamenti discutibili di singole persone famose con le iniziative meritevoli portate avanti da persone perbene, che nel microcosmo delle nostre città provano a fare qualcosa di utile. Ci sono tante realtà che lavorano con serietà e con un obiettivo autentico di ricaduta benefica, culturale e sociale. È giusto distinguere.

Ti faccio un’ultima domanda. Tra le cose di cui vi occupate c’è anche un aspetto che trovo molto importante: quello formativo e informativo. Da dove nasce questa attenzione? E che riscontro avete avuto?

Nasce dal desiderio di proporre al pubblico argomenti di grande attualità con un taglio accessibile, informale, non troppo tecnico né specialistico. Questa rassegna, che la fondazione ha ideato presso la Biblioteca Civica Internazionale di Bordighera, si chiama “Sguardi dentro e fuori di noi” e ha proprio questo obiettivo: raccogliere persone di età e professioni diverse attorno a temi attuali o ad approfondimenti di natura etica.

Abbiamo iniziato con una conferenza sull’intelligenza artificiale e sull’uso consapevole dell’IA. Poi siamo passati al giornalismo, con una riflessione sull’approfondimento della cronaca oltre la notizia. Abbiamo parlato anche, con un giovane antropologo, della regalità sacra presso gli antichi Liguri, una civiltà poi sconfitta dai Romani.

Il 16 aprile avremo un confronto tra un professore di religione cattolico e un pastore valdese, in rappresentanza del mondo cristiano protestante, dal titolo “Le chiese cristiane di fronte alle sfide etiche attuali”, sul tema del fine vita: cure del malato, cure palliative, suicidio assistito ed eutanasia. Poi ci sarà un ricordo di Albert Schweitzer, che mi vedrà coinvolto tra i relatori, quindi un incontro con una scrittrice sul romanzo introspettivo La tela dell’anima, e infine il 21 maggio torneremo a parlare di intelligenza artificiale con una conferenza dal titolo “La tecnologia è neutrale? Un viaggio tra la storia e l’intelligenza artificiale”.

Devo dire che il riscontro del pubblico è stato molto incoraggiante. Le bibliotecarie stesse mi hanno detto che non si aspettavano di vedere la biblioteca così piena: a due conferenze hanno partecipato una cinquantina di persone, a un’altra circa trentacinque. In passato, per iniziative simili, magari c’erano otto o nove presenti. Questo per noi è un segnale forte. Significa che, con cura, costanza e amore volontario per ciò che si fa, si può davvero contribuire a rendere vivo il dibattito culturale.

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