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title: "Angela Baraldi, “Cuore Elettrico” e il bisogno del palco: «Il disco si conclude coi live: senza concerti sarebbe a metà»"
description: "Il 31 gennaio parte il nuovo tour di Angela Baraldi che attraverserà l'Italia. Abbiamo scambiato con lei quattro chiacchiere"
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date: 2026-01-19
author: Federico Arduini
url: https://laragione.eu/interviste/i-personaggi/angela-baraldi-cuore-elettrico-e-il-bisogno-del-palco-il-disco-si-conclude-coi-live/
categories: [I personaggi]
tags: [musica, Musica italiana]
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# Angela Baraldi, “Cuore Elettrico” e il bisogno del palco: «Il disco si conclude coi live: senza concerti sarebbe a metà»

![Angela Baraldi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2026/01/UNA-FOTO-658-3-1024x639.jpg)

Il 31 gennaio parte il nuovo tour di Angela Baraldi che attraverserà l'Italia. Abbiamo scambiato con lei quattro chiacchiere

**“Cuore Elettrico” è il nuovo singolo di Angela Baraldi e apre un’ulteriore finestra sull’universo di “3021”**, il suo ultimo album: otto brani scritti da lei e composti insieme a Federico Fantuz, prodotti da Caravan e distribuiti da Sony Music Italia. Nel pezzo, Baraldi parla di “esperimento dadaista gotico scapigliato” nato di getto dopo un notiziario, con un omaggio esplicito a Edgar Allan Poe e un’immagine che lega la rima “stelle/frittelle” a un ricordo visivo delle stelle di Van Gogh.

**L’uscita del singolo arriva mentre si avvicina “3021 LIVE 2026”, il tour nei club italiani che dal 31 gennaio porterà dal vivo “Cuore Elettrico” e il resto dell’album.** Ed è proprio da qui che parte questa intervista: dal bisogno fisico del palco, dalla libertà del concerto come spazio aperto (anche contro l’idea di un live “bloccato” da click e scalette immutabili), e da una visione lucidissima su pubblico, attenzione culturale e senso del fare musica oggi

**Angela, partiamo subito da questo tour che sta per partire con la tua nuova label del 2026. Come lo vivi, questo ritorno sul palco con tutte queste date?**

Mi sento molto contenta. Il disco l’ho registrato pensando ai live: per me, il lavoro si conclude lì. Senza concerti, sarebbe uscito solo per metà.

**Rispetto ai concerti precedenti, hai pensato a variazioni sulla scaletta o qualcosa di diverso?**

Forse non ne ho fatti abbastanza da stancarmi: ho molta voglia di continuare a suonare questo disco nuovo dal vivo. Poi, a volte le cose cambiano strada facendo. Ho dei musicisti molto bravi che hanno in repertorio tanti miei pezzi, anche non di questo disco, quindi non è detto che le scalette siano sempre le stesse. Di sicuro tutto il disco nuovo c’è, quello ci sarà

**Più si suona insieme, più si crea un’alchimia maggiore, no?**

Assolutamente sì. Non hanno nessuna paura di buttarsi, di improvvisare, di tirare fuori i pezzi nuovi in poco tempo. Mi piace questa agilità, questa facilità, anche perché sono canzoni senza quasi programmazioni: anzi, direi che proprio non ci sono. Quindi non c’è bisogno di “prenotarsi”, ecco: la canzone si può muovere, c’è un margine di improvvisazione piuttosto ampio

**Questo approccio richiama un po’ lo stile del disco, un ritorno al vecchio modo di fare musica live, senza mega produzioni, click e filmati.**

Avere questa leggerezza nel decidere che concerto fare, man mano, a seconda di dove si va… chiaramente non cambia il contenuto dei miei pezzi, però a volte cambiano le scalette. E questa cosa, secondo me, tiene molto vivo il live. Io ho bisogno di questo raggio d’azione, di questo campo aperto e libero. E non è una critica verso uno stile o un altro, sia chiaro.

**Per quanto riguarda il pubblico, com’è andata nei primi concerti?**

Devo dire che la sensazione è strana, perché c’è un cambio di guardia… ed è proprio visibile dal palco. Vedo quelli che intuisco mi seguissero da prima e vedo gente curiosa. Sì, lo sento: c’è stato un cambio di guardia. Questa cosa mi ha spiazzato all’inizio, ma poi mi è piaciuta. Capisco che metà del pubblico mi conosce, l’altra metà è curiosa e basta. Ma è bello così.

**Anche perché è proprio tramite questa curiosità che si amplia il pubblico, si incontrano nuove persone. E poi, negli ultimi anni, la musica dal vivo ha riacquisito valore, forse anche perché la musica si fruisce con meno fisicità**

Sì. Investire molto sui live c’è sempre stato, ma prima si vendevano tanti dischi: questa è la verità. Adesso non si vendono più, quindi c’è anche una ragione pratica di sopravvivenza per un artista. L’artista deve lavorare dal vivo perché, diciamocelo, nella nuova era la prima cosa che è stata calpestata sono i diritti d’autore. Però, d’altro canto, il bisogno di andare in giro a suonare è divertentissimo ed è bellissimo.

**E infatti c’è chi preferisce i club ai grandi eventi. Però oggi sembra che i grandi eventi assorbano tutto.

È una buona cosa, per carità. Però effettivamente chi, come me, preferisce delle situazioni da fruitore, adesso soffre un po’. Perché i grandi eventi sono di più dei piccoli eventi e i piccoli eventi spesso non sono neanche pubblicizzati: quel circuito lì è un po’ atrofizzato. Invece i grandi eventi prendono tantissimo pubblico. Sono unici, ma molto impegnativi per chi ci va: spostamenti, dormire fuori, comprare i biglietti mesi prima. È un modo diverso di fruire e sicuramente fa soffrire quella fascia di persone che era abituata a un approccio diverso

**Restando sul live: forse servirebbe più attenzione anche per i locali. E più in generale oggi c’è un tema enorme di attenzione: è difficile approfondire, fare “immersioni”.

Adesso tendiamo tutti un po’ a surfare: facciamo fatica a leggere un libro, facciamo fatica a seguire una cosa a teatro. È un continuo intrattenimento e questo svilisce la cultura. Non voglio sembrarti nostalgica: guardo in faccia la realtà. Il teatro, per esempio, esiste da sempre, è antichissimo come forma di comunicazione… e in questo momento mai come adesso sta agonizzando. Siamo nel 2026 e stiamo cominciando a pensare che forse il teatro non ci sarà più. E questo è un sentore di poca attenzione, perché il teatro chiede attenzione: la chiede all’attore e la chiede anche al pubblico. Attenzione, approfondimento, partire per un viaggio, capito? E purtroppo questa cosa è molto circoscritta. Secondo me dà il senso della crisi culturale: manca l’attenzione.

**Oggi la cultura sembra un po' accessoria se non dà ritorni immediati. E gli artisti puntano prima alla fama.**

Assolutamente. E poi, in una situazione come questa, è importante continuare a fare quello che si sta facendo: far suonare i live, i concerti, ma soprattutto i locali che resistono. E parlarne il più possibile, per far sì che continuino a vivere. Perché dobbiamo capire che chi fa questo mestiere lo fa anche per una grande passione: non sono solo i soldi. Sembra un discorso scontato, ma pensa se tutti quelli che hanno scritto libri l’avessero fatto per soldi: quante cose meravigliose non avremmo letto? Da Moby Dick a tante altre opere che erano in un cassetto, di autori magari morti senza successo. Eppure quelle cose le hanno fatte comunque, e sono perle che hanno regalato qualcosa a chi è venuto dopo. Oggi viviamo con l’illusione che “se non ce la fai hai sbagliato”, ma non è così. Io vorrei dirlo a chi vuole intraprendere una strada artistica: certo, è importantissimo guadagnare per il lavoro che fai, ed è sacrosanto, non sto svilendo questa cosa. Però non è quello che accende la scintilla della creatività. Bisogna darsi sempre un voto alto, anche se la società non riconosce il tuo lavoro. Mi vengono in mente storie che mi commuovono: Kafka voleva bruciare tutto quello che aveva scritto perché non aveva consenso. Per fortuna l’amico non l’ha esaudito e non ha bruciato niente. È dura continuare a fare il proprio mestiere senza avere un ritorno.

**E sembra anche ribaltato il paradigma: una volta si faceva musica per esigenza, più che per diventare famosi. Oggi spesso pare l’obiettivo principale.

Adesso sembra soprattutto quello. Non c’è più una motivazione che va oltre: la realizzazione coincide col diventare molto famoso, essere sulla bocca di tutti, essere molto esposto. È un tranello, uno specchietto per le allodole. Bisogna lavorare come lavorano quelli che fanno i lavori “normali”: lavorare, impegnarsi tantissimo, ma non cedere a quel pensiero lì. Perché è quello che riduce tutto a qualcosa che non disturba, che piace a tutti… ma magari rimane poco significativo.

**I concerti ti hanno ispirato nuove canzoni?**

Il lavoro dal vivo è importante anche per questo: ti stimola a scrivere ancora, incontrare la gente ti emoziona. È vitale. Poi non è detto che se fai un tour scrivi per forza canzoni nuove, non è detto. Però portare le proprie canzoni alla gente, averla lì davanti… insomma, è il senso di questo mestiere, secondo me

**Questo il calendario del tour**

**31 gennaio 2026** – **GENOVA** – AD ASTRA Cinemino 
**6 febbraio 2026** – **GUAGNANO** (Lecce) – Rubik
**7 febbraio 2026** – **BARI** – ODE Officina degli Esordi
**19 febbraio 2026** – **FIRENZE** – Brillante_Nuovo Teatro Lippi
**20 febbraio 2026** – **ROMA** – Angelo Mai
**21 febbraio 2026** – **BOLOGNA** – DAS Dispositivo Arti Sperimentali
**4 marzo 2026** – **MILANO** – Biko 
**6 marzo 2026** – **TORINO** – CPG

di *Federico Arduini*
