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title: "Angelica Bove, tra Sanremo 2026 e &#8220;Tana&#8221;: &#8220;Un disco totalmente autobiografico. Un suono nuovo che è diventato casa mia&#8221;"
description: Tra le voci più riconoscibili tra i giovani emergenti del panorama nostrano c’è senza dubbio quella di Angelica Bove
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date: 2026-01-29
author: Federico Arduini
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categories: [I personaggi]
tags: [musica, viral]
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# Angelica Bove, tra Sanremo 2026 e &#8220;Tana&#8221;: &#8220;Un disco totalmente autobiografico. Un suono nuovo che è diventato casa mia&#8221;

![Angelica Bove](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2026/01/UNA-FOTO-723-1024x639.jpg)

Tra le voci più riconoscibili tra i giovani emergenti del panorama nostrano c’è senza dubbio quella di Angelica Bove, in gara quest’anno al Festival di Sanremo 2026 tra le Nuove Proposte

**Tra le voci più riconoscibili tra i giovani emergenti del panorama nostrano c’è senza dubbio quella di Angelica Bove, in gara quest’anno al Festival di Sanremo 2026 tra le Nuove Proposte con “Mattone”.**
Un passo importante per la sua carriera accompagnato da un altro traguardo: domani esce “Tana”, il suo primo album.** Un debutto che l’artista ci ha presentato senza filtri nella cornice della Trattoria Arlati di Milano, tra emozione e autoironia, rivendicando un percorso** “prima umano che artistico” e l’urgenza di un primo capitolo discografico: **“Mi sono fatta tante domande, forse (spero) le domande giuste. Ho incontrato le persone giuste”,** spiega, mettendo subito in chiaro che la genesi del disco coincide con una fase di trasformazione personale.** Nel racconto di Angelica, "Tana" è “il riassunto di incontri importanti” e la prima parola chiave è unione: “La nostra unione, l’incontro umano che è stato magico per me”. I nomi sono quelli di Matteo Alieno e Federico Nardelli: **il primo come compagno di scrittura e amico (“oltre ad essere un grandissimo autore che stimo come pochi è il mio migliore amico”), il secondo come “new entry” capace di mettere “il punto” su una sintonia già accesa e di trasformarla in una direzione sonora precisa. **“A parte che siamo tre romani, quindi in studio c’è familiarità, ci si sente a casa, c’è calore”, dice, legando il suono a un clima umano che precede qualsiasi scelta produttiva.**

Non è un caso, allora, che il brano-cardine si chiami “Mattone”: “**Mattone è il primo passo di questo mio progetto… ma della mia vita”,** aggiunge prima di ammettere (ridendo) che chiamarlo “progetto” le suona troppo formale. **La promessa di "Tana" sta tutta nella dichiarazione d’intenti: “I pezzi che vengono dopo non sono altro che frutto di miei sfoghi, racconti: è totalmente autobiografico, ci tengo a dirlo”**. Angelica insiste su un dettaglio che rovescia la narrativa classica “si va in studio e nasce un disco”:** “Tutto non nasce in studio, nasce prima ancora di pensare a fare un disco insieme”,** nelle “mille chiacchierate” con Matteo Alieno, diventato “il contenitore di quelle emozioni che, guarda caso, si sono trasformate in canzoni”. ** Ne esce l’immagine di un album come trascrizione emotiva, poi tradotta in musica da un team che, nelle sue parole, “aiuta questo flusso di coscienza” e lo rende forma.**

**Anche quando il disco cambia pelle, la bussola resta la stessa. Alla domanda sulle contaminazioni e sui riferimenti, Angelica non alza barricate teoriche: “Questo disco, musicalmente, è un flusso naturale di esigenze”**, dice, a partire dalla sua (“ho bisogno di esprimermi e farlo cantando”) e da quella di Nardelli (“creare quel tipo di suono lì, con una cultura musicale grandissima”). **“La cosa meravigliosa è che è stato da subito casa mia: un suono assolutamente nuovo”**, racconta, rivendicando l’atto di fidarsi: “**Mi sono affidata totalmente: ho fatto bene**”. E a proposito di sound, “Tana” è come una boccata d’aria fresca in un’epoca di musica sintetica: **tutto suonato, registrato quasi completamente in presa diretta, compenetrato da diverse sonorità, dall’RnB alle contaminazioni alternative e soul. **Angelica si è esibita anche in un piccolo live accompagnata da una band di giovanissimi, il primo della sua carriera. **Non si direbbe, osservandola a suo agio mentre canta. **

**Se "Tana" è un disco che parla in prima persona, lo fa però senza cercare l’epica.** In “Antipatica” il bersaglio è il giudizio: “‘Antipatica’ è più il giudizio dell’altro… è un simbolo del giudizio del mondo”, spiega, arrivando a una conclusione disarmante per lucidità:** “Il giudizio non è altro che un gusto personale”. **L’altro grande filo emotivo è la solitudine, che torna sia come tema narrativo sia come postura di difesa. **Parlando di “Lui”, Angelica ammette che certe dinamiche sono “letteralmente inconsce” e che solo col tempo, “dopo anni che vedi schemi che si ripetono”, impari a guardarti da fuori: “La mia è una solitudine cercata, ma anche spesso sofferta. Ho un conflitto con la solitudine”.** E quando le chiedono se quella solitudine è isolamento, fuga dal mondo, chiarisce: “L’unico strumento che conosco di autodifesa… già sono confusa dentro, poi fuori c’è altra confusione”, quindi “spesso l’isolamento/la solitudine è una difesa che ricerco”.

**In questo contesto, Sanremo arriva come una conseguenza, non come un piano.** Angelica lo dice apertamente: **“Non c’era nessun obiettivo di vetrina”, perché “'Mattone' è nata mentre stavamo costruendo il disco”.** Poi, però, quando il pezzo si compie, la direzione diventa evidente: “Quando l'abbiamo sentita… era già abbastanza palese la voglia di portarla in una vetrina”, soprattutto per “il privilegio di farla ascoltare a più persone possibile”. ** “Per me è preziosissimo: è la mia storia. Portarla sul palco… è indescrivibile. Il privilegio di essere ascoltati è tanta roba”**, dice, chiudendo la questione con un atteggiamento che le somiglia: **“La vivo come un gioco molto figo… non troppo sul serio e me la godo”.**

**E dopo? Qui Angelica non lascia spazio a interpretazioni: “Questo disco è stato scritto per cantarlo live”. ** È una dichiarazione semplice, ma perfettamente coerente con l’immagine che attraversa tutto l’incontro: costruire. Un mattone alla volta, senza scorciatoie, e con la convinzione - intima e quasi “scientifica”, come la definisce lei parlando di intenzioni e visioni - **che “quando visualizzi ciò che vuoi essere… fai di tutto, costruisci, semini”.**

di *Federico Arduini*
