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Bambole di Pezza: “Noi a Sanremo? Speriamo ci sia un’impennata di vendite di strumenti musicali!”

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Le Bambole di Pezza portano sul palco molto più di un singolo: portano un’idea precisa di cosa significhi essere donne nel rock oggi

Bambole di pezza

Bambole di Pezza: “Noi a Sanremo? Speriamo ci sia un’impennata di vendite di strumenti musicali!”

Le Bambole di Pezza portano sul palco molto più di un singolo: portano un’idea precisa di cosa significhi essere donne nel rock oggi

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Bambole di Pezza: “Noi a Sanremo? Speriamo ci sia un’impennata di vendite di strumenti musicali!”

Le Bambole di Pezza portano sul palco molto più di un singolo: portano un’idea precisa di cosa significhi essere donne nel rock oggi

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Sanremo – Arrivano in sala stampa con l’energia di chi il palco se l’è sudato per vent’anni, tra club, festival e aperture a colossi del rock, e ora si ritrovano davanti il logo di Sanremo. “Resta con me” è il loro biglietto da visita all’Ariston: una power ballad che sceglie la via più difficile, tenere insieme forza e vulnerabilità senza rinunciare all’anima punk. Non è una canzone d’amore, è una richiesta di presenza, di connessione, di restare, anche quando la notte fa paura. Le Bambole di Pezza portano sul palco molto più di un singolo: portano un’idea precisa di cosa significhi essere donne nel rock oggi. Strumenti in mano, amplificatori al massimo, nessuna voglia di chiedere permesso. In questa chiacchierata “vista Sanremo”, tra battute sulle ballad, riflessioni sul femminile molteplice e sogni di nuove generazioni con una chitarra addosso, la band racconta perché “Resta con me” è, prima di tutto, un atto di identità. Di seguito le domande poste dalla Sala Stampa

“Resta con me” non è una canzone d’amore. Che cosa rappresenta per voi questo brano?
“Non è la classica ballad romantica, è un invito umano alla presenza, alla connessione, all’unione. È una power ballad che tiene insieme forza e fragilità, usando la nostra vocazione rock come linguaggio di verità. È la storia di chi ha camminato da sola, ha affrontato il giudizio, ha attraversato tempeste e però non rinuncia a chiedere: resta con me. Parte dal personale, ma non resta chiusa: si allarga, accoglie altre storie, altre vite sospese, altre resistenze. La voce singola diventa quella della band, e la band diventa comunità.”

Una band rock punk con vent’anni di carriera che porta una ballad a Sanremo: tradimento o coerenza?
“Ce lo chiedono sempre: ‘ma le Bambole di Pezza con una ballad?’ In realtà tutte le grandi rock band hanno una ballad: i Metallica non hanno solo metal, i Guns N’ Roses campano anche sulle ballad. E noi siamo coerentissime: fin dal primo disco, quando io ero un’adolescente, mettevamo già le ballad. Siamo sempre state rock, punk ma anche romantiche. È la bellezza del femminile: essere molteplice, avere tante anime, quella più intensa e profonda e quella più incazzata. Ci piace essere noi stesse in tutte le nostre sfumature. E comunque anche se è una ballad, sul palco arriva il rock: chitarre, batteria che pesta, energia. Speriamo di non deludere nessuno sulla percentuale di rock che abbiamo scelto di mettere.”[1]

In che modo “Resta con me” porta il rock femminile sul palco dell’Ariston?
“Con questo brano sentiamo che il rock italiano ritrova una voce collettiva e femminile. Per noi è importante rappresentare l’immagine delle donne nel rock: donne che scelgono strumenti, palco e voce senza chiedere permesso, che si riconoscono in un percorso senza scorciatoie, fatto di scelte controcorrente e identità difesa a colpi di musica suonata. All’Ariston facciamo quello che abbiamo sempre fatto: suoniamo. Portiamo un’unione reale, una solidità costruita in anni di concerti e un’idea di rock come atto di identità. La nostra presenza a Sanremo, per noi, è una dichiarazione: il rock è anche delle donne.”

Musicalmente, com’è nata e come cresce “Resta con me”?
“È una canzone fatta di notti insonni, sogni tenuti aperti, vite osservate passare. Tutto prende forma in riff incisivi e in un impianto sonoro magnetico. Il pezzo cresce senza forzature, accumula tensione con naturalezza e arriva a un ritornello che è una richiesta semplice ma potentissima: restare. Le immagini sono frammenti di vita, cadute e risalite, con una chitarra al centro come bussola fedele in mezzo alla tempesta.”

Dopo Sanremo, che cosa vi aspettate e che cosa succede?
“Intanto speriamo in una cosa molto concreta: un’impennata di vendite di strumenti musicali, soprattutto tra bambine e bambini. Se qualcuno guardandoci decide di prendere in mano una chitarra o una batteria e mettere su una band, per noi è già una vittoria. Il rock è anche questo: imparare la collaborazione con gli altri per creare qualcosa di bellissimo insieme. Poi ci aspetta un tour, che si potrà trovare sui nostri social, e l’uscita del disco nuovo, che si chiamerà ‘Cinque’ – scritto 5 o in lettere, come preferite. Dentro ci sono undici brani e ne siamo molto orgogliose. Speriamo che li ascoltiate e vi facciano sentire, almeno un po’, parte di questa tempesta con noi.”

Nella canzone si parla di sorellanza, avete testi femminili, femministi. Non pensate che oggi questa contrapposizione sia un po’ vecchia?

“La parola femminista ci piace molto. La usiamo con coraggio, ed è importante in una società in cui ancora non c’è parità. Non siamo assolutamente contro gli uomini o contro ‘il sistema maschile’: noi vogliamo la parità. Finché la parità non ci sarà, non è ‘essere contro’, è lavorare per andarci incontro.
Spesso si sposta il discorso sul nucleo familiare – ‘a casa comanda mia moglie’ – ma noi non chiediamo potere solo in casa: vogliamo potere ovunque. È vero, anche gli uomini possono subire violenze, nessuno lo nega. La differenza è tra qualcosa che può capitare a chiunque e qualcosa che è un problema sistemico, radicato in seimila anni di storia.
È lo stesso discorso che si fa su razzismo o omofobia: non significa che una persona bianca o etero non possa subire violenza, ma che alcune categorie la subiscono in modo sistematico. Noi parliamo di questo: di un problema sistemico, non di casi isolati.”

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