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Bungaro e il nuovo album “Fuoco sacro”: “Ogni nota mi somiglia. E con Chico Buarque si è avverato un sogno”

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Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Bungaro in occasione dell’uscita del suo “Fuoco sacro”

Bungaro

Bungaro e il nuovo album “Fuoco sacro”: “Ogni nota mi somiglia. E con Chico Buarque si è avverato un sogno”

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Bungaro in occasione dell’uscita del suo “Fuoco sacro”

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Bungaro e il nuovo album “Fuoco sacro”: “Ogni nota mi somiglia. E con Chico Buarque si è avverato un sogno”

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Bungaro in occasione dell’uscita del suo “Fuoco sacro”

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Bungaro è uno di quegli artisti che non ha bisogno di presentazioni: lo riconosci dalle prime parole, dalle prime note, da quel modo di raccontare, di stare nella canzone che è solo suo. A distanza di cinque anni dall’ultimo disco di inediti, torna oggi con “Fuoco sacro”, undici brani pubblicati che si collocano tra i lavori più importanti della sua carriera e, senza timore di dirlo, tra i dischi migliori di questo 2026. Un album che nasce da lontano, da un atto di fede prima ancora che da un progetto concreto: “L’ho pensato tre anni fa: non avevo le canzoni, non avevo niente, avevo solo un desiderio profondo”, ci racconta. “Questo mestiere, se lo fai con quel sentimento – non solo con il talento o la determinazione – c’è qualcosa dentro più forte di te. Credo sia il fuoco sacro: quella voglia di stupire, di evolvere, di alimentare le idee e le parole”.

Le canzoni sono arrivate nel tempo, quasi per forza di gravità: “Piovevano dall’alto e mi convincevo sempre di più che i desideri che avevo – quelli di aver già immaginato gli artisti che avrebbero potuto fare questo viaggio con me – si sarebbero avverati. Si sente che non è un lavoro incollato o fatto tanto per fare un disco: è proprio una partecipazione umana e artistica da parte di tutti“. E la lista degli ospiti è straordinaria: Jovanotti, Paolo Fresu, Omar Sosa, Chico Buarque de Hollanda, Paolo Buonvino, Jaques e Paula Morelenbaum, Rakele, Raffaele Casarano. Dal punto di vista sonoro, “Fuoco sacro” è un disco che sa esattamente quanto spazio occupare, dal respiro raro a tratti commovente. Arrangiamenti dosati con precisione, un’orchestra d’archi, il vibrafono, un elegante piano acustico a gran coda e una rete di percussioni che accompagna senza mai sopraffare.

Un album che si prende il tempo che merita: “C’è una mia necessità di inserire dentro dei mondi che mi appartengono. C’è questa voglia di mescolare mondi che poi diventano un suono unico. Non è monotono, ha un colore, un mood molto preciso che assomiglia ai libri che compro, agli oggetti che regalo, alla musica che ascolto, a come vivo. Ogni nota, ogni parola, ogni mossa di arrangiamento mi ci riconosco”. Le melodie attraversano geografie lontane che convivono con naturalezza: il Salento, Napoli, la Grecia, il Brasile, Cuba, il Giappone. Un omaggio appassionato e rispettoso a culture musicali diverse, tenuto insieme da una visione artistica chiara, unica. Il momento forse più emozionante è la collaborazione con Chico Buarque in “Tempo presente”: “Quando ho preso l’aereo per andare da lui, tutti mi dicevano che sarebbe stato difficile. Eppure, è successo”, racconta Bungaro. “Quando l’ho visto ci siamo abbracciati e gli ho chiesto come mai mi avesse regalato questo sogno. Mi ha detto: ‘Io ti ho sentito, ho sentito la tua anima’. Mi ha dato tanto coraggio, mi ha confermato che i sogni non sono impossibili quando sono scritti con lealtà. L’ego è una delle cose più pericolose in questo mestiere: non ti fa ascoltare, non ti fa sentire. Il coraggio vero è metterti in gioco, regalare al pubblico qualcosa di intimo”.

Un brano che è anche una dedica alla memoria di Ornella Vanoni, recentemente scomparsa: “Ornella adorava Chico Buarque, adorava la musica brasiliana a livelli incredibili” dice Bungaro. “Credo che sia felice, da qualche parte, di ascoltarla”. Il tour di “Fuoco sacro” si annuncia come un viaggio a tutto tondo nella musica di Bungaro: “C’è il passato, il presente e il futuro. Sul palco ci saranno vibrafono, batteria, percussioni, bassi acustici, pianoforti, strumenti particolari e una regia di immagini”. Nel tour troverà spazio anche “Imparare ad amarsi”, già entrata nella storia di Sanremo: “Mi alleno ogni giorno a imparare ad amarmi, ad amare quello che mi sta intorno. Credo che questa sia la più grande rivoluzione: prendersi cura di sé stessi per poter amare chi sta dall’altra parte. Imparare a perdonarsi, a lasciare andare le cose che non ci sono più, ma a proteggerle dentro”.

Bungaro sarà in tour a Roma (Auditorium Parco della Musica) il 26 aprile; a Parigi (Festival Canzoni&Parole – Les Trois Baudets) il 23 maggio; a Manduria, Taranto (Festival Acustica – Museo della Civiltà del Vino Primitivo), il 19 giugno; a Portoroz, Slovenia (Festival D’Autore – Auditorium di Portorose) il 4 luglio; a San Venanzo, Terni (Villa Faina – Incanto d’estate Festival) il 16 luglio; a Bari (Teatro Forma) il 19 novembre (il calendario è in continuo aggiornamento), e presenterà l’album con un firmacopie a Torino (Polo Culturale Le Rosine) il 29 aprile; Brindisi (Accademia degli Erranti La Feltrinelli), il 2 maggio; Aversa (Auditorium Bianca d’Aponte), il 3 maggio; Napoli (Napule’s Power), il 7 maggio; Fano (Teatro della Fortuna), il 17 maggio.

di Federico Arduini

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