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title: "Dan Peterson, colui che fece riscoprire l&#8217;America"
description: "L'intervista a Dan Peterson, che oggi compie 90 anni. \"Il successo arriva quando la preparazione incontra l’opportunità\"."
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date: 2026-01-09
author: Nicola Sellitti
url: https://laragione.eu/interviste/i-personaggi/dan-peterson-colui-che-fece-riscoprire-lamerica/
categories: [I personaggi]
tags: [basket, sport, usa]
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# Dan Peterson, colui che fece riscoprire l&#8217;America

![Dan Peterson](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2026/01/Dan-Peterson-1024x639.jpg)

L'intervista a Dan Peterson, che oggi compie 90 anni: "Il successo arriva quando la preparazione incontra l’opportunità". L'omaggio su Amazon Prime con il docufilm “Dan Peterson: per sempre numero uno”

Nel *pantheon* culturale dei Millennial c’è uno scranno privilegiato per Dan Peterson, che oggi compie 90 anni. «Non so se sia davvero così, sono felice di sentirlo dire. Ho cercato semplicemente di fare qualcosa che restasse per ognuno» si schermisce il celebre *coach* di basket parlando con “La Ragione”.

Colpisce che tra la generazione dei 40enni cresciuti attraverso il suo inconfondibile racconto dello sport in tv – prima la pallacanestro sulle reti commerciali di Silvio Berlusconi, poi il wrestling – non si sappia, se non in pochi, che Peterson è stato innanzitutto un formidabile allenatore di basket, capace di scrivere pagine indelebili con l’Olimpia Milano (società la cui data di nascita coincide con il compleanno del *coach*) dei campioni del calibro di Mike D’Antoni, Bob McAdoo e Dino Meneghin. «Il basket di oggi mi piace poco.

Sono il nemico numero uno del tiro da 3 punti, ha rovinato l’equilibrio, si rinuncia a prescindere a tirare nel restante 60% della metà campo offensiva. Nel calcio sarebbe come imporsi di non tirare dalla parte destra del terreno di gioco» riflette Peterson. «Odio anche i paragoni con i giocatori del passato: anche oggi Magic Johnson sarebbe dominante, certo, ma uno come Wembanyama (il gigante francese di 225 cm dei San Antonio Spurs che palleggia e sforna *assist* come un *play* e tira da 3 punti come una *shooting guard*, Ndr.) è un alieno».

Ma la pallacanestro è soltanto uno dei pezzi del *puzzle* composto da questo poliedrico e talentuoso uomo dell’Illinois, che ha sposato l’Italia senza mai perdere un filo del suo accento americano. Se ne saprà di più di lui guardando il docufilm “Dan Peterson: per sempre numero uno” che esce in sala proprio oggi, come regalo di compleanno (e sarà in seguito visibile su Amazon Prime Video). Prima come *coach* e poi come commentatore televisivo, protagonista di s*pot *tv ormai diventati un *cult*, motivatore, *testimonial*, giornalista, esperto e formatore in ambito comunicativo, Dan Peterson ha compreso al meglio cosa volesse l’Italia da lui. Sembrava disegnato da un sarto per la tv privata degli anni Ottanta ed è diventato un’icona p*op,* il primo ad intrecciare sport ed *entertainment*: «Devo dire che non ne ero consapevole quando facevo le telecronache.

Certo, l’accento americano ha influito, ma la Nba era comunque un grande prodotto e molto del successo era dovuto al montaggio: la bobina che arrivava in Italia due settimane dopo la partita era di due ore e mezza, con i tagli restavano 52 minuti televisivi per 48 minuti di basket. Insomma, il pubblico ha potuto vedere i *match* del più grande campionato professionistico al mondo senza pause né perdite di tempo». C’è poco da fare, molto del merito fu anche suo: «Il successo arriva quando la preparazione incontra l’opportunità. Avevo studiato dizione a livello universitario, avevo due lauree, quando c’è stata l’occasione l’ho colta. Quando mi proposero le prime telecronache di basket dissi “Ok, ma le farò a modo mio: se non sarete contenti, licenziatemi pure. Voglio fare come dico io, voglio far sembrare al telespettatore che io sia seduto accanto a lui sul suo divano di casa”. È andata bene».

Il suo modello è stato Bob Elson, radiocronista delle partite di baseball dei Chicago White Sox della Major League Baseball. Da lui ha preso l’espressione “Mamma, metti il caffè sulla stufa!” (per evidenziare una partita ormai segnata nel punteggio) italianizzandola in “Mamma, butta la pasta!”. Una delle sue tante espressioni diventate di culto, così come “Amici sportivi...” all’inizio di ogni telecronaca o anche “Sputare sangue” per indicare un giocatore che dà tutto sul campo, oppure ancora “Per me... numero uno!” di quell’indimenticabile sp*ot d*i un tè freddo.

Non è un mistero che Silvio Berlusconi, con l’intermediazione di Adriano Galliani, avesse provato addirittura ad affidargli la panchina del Milan negli anni Ottanta, prima di affidarsi ad Arrigo Sacchi. Invece tra i passaggi meno conosciuti della vita di Peterson c’è la sua fase precedente all’arrivo in Italia: in Cile, per allenarne la Nazionale durante il periodo di Salvador Allende. Lasciò il Paese sudamericano per arrivare a Bologna giusto una decina di giorni prima della rivoluzione del 1973. Uno dei suoi più grandi rimpianti è stato l’addio alla panchina ad appena 51 anni. Troppo *stress*, disse. Eppure avrebbe vinto ancora. Ma il suo posto fra chi ha scritto pagine fondamentali nella storia dello sport nel nostro Paese resta assicurato.

Di *Nicola Sellitti*
