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Ditonellapiaga verso Sanremo: “Non funzionerà mai essere ciò che non sei”

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Sanremo, per Ditonellapiaga, è un ritorno che pesa in modo diverso. L’abbiamo incontrata per parlare di “Che fastidio!” e del nuovo album in arrivo

Ditonellapiaga

Ditonellapiaga verso Sanremo: “Non funzionerà mai essere ciò che non sei”

Sanremo, per Ditonellapiaga, è un ritorno che pesa in modo diverso. L’abbiamo incontrata per parlare di “Che fastidio!” e del nuovo album in arrivo

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Ditonellapiaga verso Sanremo: “Non funzionerà mai essere ciò che non sei”

Sanremo, per Ditonellapiaga, è un ritorno che pesa in modo diverso. L’abbiamo incontrata per parlare di “Che fastidio!” e del nuovo album in arrivo

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Sanremo, per Ditonellapiaga, è un ritorno che pesa in modo diverso: è in gara per la seconda volta, ma stavolta ci arriva da sola, con “Che fastidio!”, dopo l’esordio del 2022 in coppia con Donatella Rettore su “Chimica”. È un rientro che coincide con un nuovo capitolo: il brano in gara apre la strada a “Miss Italia”, il disco in uscita il 10 aprile, pensato come reazione a un momento di smarrimento e come esercizio di fedeltà a se stessa dentro un sistema che spesso chiede il contrario. In questo quadro “Miss Italia” non è un “disco d’amore”: è un progetto che indaga il rapporto con i canoni, con la percezione degli altri e con l’idea di essere giusti, trasformando contraddizioni e maschere dello star system in una parodia lucida, ironica, mai moralista. Anche musicalmente, la direzione è chiara: elettronica, sfumature pop-dance, cassa dritta e un’energia che lei rivendica come il modo più autentico di stare dentro le cose, senza pettinarsi per risultare più accomodante.

Nella settimana sanremese, Ditonellapiaga va sul concreto: non sai quando canterai «fino all’ora di pranzo», quindi ti imponi una regola di sopravvivenza professionale. «Devo avere 40 minuti per fare la parte di vocalità», spiega, anche se «non saranno mai 40 minuti» perché «si finisce sempre in ritardo». La sua formula è brutale e utilissima: «Bisogna stare al 100% per pagare il 70, perché alla fine un 30% ti viene tagliato di default». E nel raccontarci l’avventura di Sanremo rivela per la prima volta un momento critico della carriera, quando le consigliarono di cambiare nome d’arte, giudicato in contrasto con la sua immagine e troppo lontano dai modelli «educati» del panorama musicale. «Il mio dar fastidio va già dal nome», dice, legando il titolo del brano all’irriverenza del suo pseudonimo, percepito come «respingente soprattutto per una donna». «Cercare di aderire a un modello che non sono e non sarò mai mi faceva stare male. Non funzionerà mai essere qualcosa che non sei. Ho scelto di non addolcirmi, di non smussarmi ed è una scelta consapevole. Le persone hanno bisogno di autenticità», racconta.

Poi c’è la serata delle cover, che per lei non è un intermezzo ma un’altra dichiarazione d’intenti: venerdì 27 febbraio canterà “The Lady Is a Tramp” in duetto con TonyPitony. La scelta, spiega, nasce in modo quasi narrativo: la sera dell’annuncio è a cena con amici, genitori e manager, si ragiona su cosa fare e qualcuno le suggerisce un contrasto netto, “un pezzo piano e voce” lontano dalla proposta in gara. Lei pensa a un’operazione “alla Lady Gaga”, non per paragone, ma per quella versatilità credibile che sa tenere insieme mondi opposti, e lì le viene l’idea: “vorrei misurarmi” con un contrasto radicale. A un certo punto, tra risate e vino, la butta lì: “Secondo me sarebbe fichissimo portare TonyPitony all’Ariston”. E il giorno dopo l’intuizione diventa telefonata: il suo manager contatta quello di Tony, lui risponde entusiasmo, propone persino una chiave “Tony Bennett e Lady Gaga” e lei la vive come una specie di segnale del destino.

Su TonyPitony, Ditonellapiaga tiene insieme due cose: l’affetto artistico e la consapevolezza che non tutti lo leggono allo stesso modo. Lei dice chiaramente che “ognuno ha la propria sensibilità” e che c’è chi può sentirsi respinto dai testi; ma per lei quella produzione è “chiaramente ironica”, da prendere come satira, “al pari di un Checco Zalone”: non “ridere con” il personaggio, ma “ridere di lui”, di una maschera caricaturale piena di contraddizioni sociali. E aggiunge un punto che suona quasi come un distinguo etico: sul palco, l’anno scorso, c’è stato chi ha detto certe cose “seriamente”; per lei, invece, la chiave sta proprio nel registro, nel fatto che Tony sia un personaggio dichiaratamente ironico e che questo cambi tutto. Poi, dice, resta vero che “non a tutti può arrivare la stessa cosa”: e ci sta.

In fondo, la linea resta una: anche quando fa rumore, Ditonellapiaga non cerca mai lo scandalo per lo scandalo. Cerca il contrasto giusto, la proposta che racconti la sua identità senza tradirla.

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