Eddie Brock, tra “Avvoltoi” e la prima volta all’Ariston, senza maschere
Abbiamo incontrato Eddie Brock, esploso su TikTok e ora al debutto all’Ariston, dopo anni di gavetta e lavoro
Eddie Brock, tra “Avvoltoi” e la prima volta all’Ariston, senza maschere
Abbiamo incontrato Eddie Brock, esploso su TikTok e ora al debutto all’Ariston, dopo anni di gavetta e lavoro
Eddie Brock, tra “Avvoltoi” e la prima volta all’Ariston, senza maschere
Abbiamo incontrato Eddie Brock, esploso su TikTok e ora al debutto all’Ariston, dopo anni di gavetta e lavoro
La prima volta all’Ariston, per Eddie Brock, non è il racconto di uno schianto: è la fotografia di un ragazzo umile che capisce benissimo la grandezza dell’occasione e sceglie di affrontarla facendo l’unica cosa che conosce davvero, lavorare. “Questa è la mia prima volta a Sanremo e la sto vivendo abbastanza bene, con un po’ d’ansia però è normale e piano piano cominceremo a respirare meglio, strada facendo”, dice, ma non è una resa: è lucidità, è il modo concreto con cui si mette in pari con l’evento.
Il punto non è che “ha paura”: il punto è che non finge. Arriva da un percorso fatto di passi piccoli, di palchi contenuti, di tentativi, e proprio per questo l’accelerazione non gli dà alla testa: la prende per quello che è, un’opportunità enorme, e ci entra con rispetto. Anche quando parla del successo nato su TikTok con “Non è mica te”, non cerca scorciatoie narrative: lo riconosce, lo ringrazia, e lo trasforma in responsabilità. “Se non ci fosse stata quell’onda di TikTok e quell’onda di quella canzone, io non sarei qui… è vero, assolutamente vero”, taglia corto.
Eppure quella stessa onda insegna anche un’altra cosa: che la popolarità non è solo gioia, è anche volume. “Posso dirti al Pincio”, racconta, indicando il momento in cui si accorge che qualcosa è cambiato davvero: “Mi aspettavo 200-300 persone… sono arrivate tante di più e devo dirti mi sono pure un po’ spaventato… quindi sono andato via”. Non per spocchia, spiega, ma per istinto di protezione.
A Sanremo quel salto diventa artigianato quotidiano: prove, orchestra, attenzione a ogni dettaglio, e anche allenamento a ciò che sembra banale: “C’è una cosa che mi preoccupa più di tutte: scendere le scale. È traumatizzante”, confessa, con un realismo che disinnesca la retorica del palco. E subito dopo torna al metodo: “Tante lezioni di canto”, lavoro, ripetizione, preparazione. “Sono pronto perché sono contento, questo è il punto”, aggiunge: non coraggio come posa, ma felicità che vale più della paura.
Dentro questa postura c’è anche “Avvoltoi”: “Ho scritto questo brano raccontando della storia di una mia amica… è difficile che scrivo cose autobiografiche, perché dopo un po’ mi annoio… quindi tante volte prendo le storie delle altre persone e le faccio mie”, dice, mettendo in chiaro la sua poetica di “cantastorie” empatico. Il fulcro, spiega, sta in quel momento in cui “si è innamorati, ma non si riesce a riconoscere questo fatto” e soprattutto “si ha paura di andare a fondo a una conoscenza… per paura poi di scottarsi”, finendo per “condividere i corpi e non condividere i sentimenti”.
Poi arriva la riga che per lui chiude il cerchio, quella che “può racchiudere un po’ tutto”: “È inutile che perdi tempo consumando quegli occhi così belli piangendo per quel bastardo”. “Io ho fatto tutta questa canzone per questa frase qui”, insiste: perché è ciò che una persona pensa ma spesso non dice, frenata anche “da quell’ansia di essere rifiutato a tua volta”.
E gli “avvoltoi”? Brock li porta fuori dalla sola dinamica amorosa e li fa diventare figura sociale: “Sono persone che girano intorno a una preda finché non si indebolisce per poi attaccare. Aspettano il punto esatto in cui la persona è più debole per trarne vantaggio, anche in amore, ovviamente”. È anche per questo che non ama le dediche: “Mi piace mantenerla proprio molto larga, una canzone può avere tantissime vite”. Così, invece di vivere Sanremo come un volo, Brock sembra viverlo come una missione: esserci, divertirsi e meritarselo. E dopo, ripartire subito con le date del tour già fissate, per crescere senza saltare gli step: Milano, Roma, Napoli, Catania.
di Federico Arduini
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
- Tag: musica, sanremo2026
Leggi anche
Le veline di Striscia la Notizia: “Non ci sentiamo donne-oggetto”
Giorgia Malerba, tiktoker e cantante: “‘5 minuti rappresenta una mia fase molto riflessiva’”
Dargen, tra Sanremo e il nuovo disco: “In Italia si parla troppo poco dei rischi dell’AI”