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title: "Fabrizio Paterlini riparte con &#8220;Layers&#8221;, tra loop, archi e improvvisazione: &#8220;Il mio Atom Heart Mother&#8221;"
description: "Sarà pur vero, ma esistono eccezioni virtuose e una di queste è senza dubbio Fabrizio Paterlini, uscito da poco con \"Layers\""
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date: 2025-12-09
author: Federico Arduini
url: https://laragione.eu/interviste/i-personaggi/fabrizio-paterlini-riparte-con-layers-tra-loop-archi-e-improvvisazione-il-mio-atom-heart-mother/
categories: [I personaggi]
tags: [musica, Musica italiana]
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# Fabrizio Paterlini riparte con &#8220;Layers&#8221;, tra loop, archi e improvvisazione: &#8220;Il mio Atom Heart Mother&#8221;

![Fabrizio Paterlini](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/12/UNA-FOTO-735-1024x639.jpg)

Con 259 milioni di ascolti nell’ultimo anno, Fabrizio Paterlini, pianista e compositore affronta oggi una svolta netta nella sua carriera: un disco che lo allontana dal piano solo

Si pensa spesso che la musica, per macinare ascolti e raggiungere grandi platee, debba passare necessariamente dai tracciati più canonici, da contratti con major e affini. **Sarà pur vero, ma esistono eccezioni virtuose e una di queste è senza dubbio Fabrizio Paterlini.  **

**Con 259 milioni di ascolti nell’ultimo anno, il pianista e compositore affronta oggi una svolta netta nella sua carriera**: un disco che lo allontana dal piano solo, il territorio che l’ha reso uno dei nomi più riconoscibili della scena strumentale italiana e amato nel mondo.** “Layers”, questo il nome del disco suonato a fianco di Marco Remondini (violoncello) e Stefano Zeni (violino), che lui stesso definisce come «il mio “Atom Heart Mother”», evocando il momento in cui anche i Pink Floyd decisero di scardinare la propria forma.** Il nuovo progetto nasce da una necessità precisa: «**Volevo staccarmi dal piano solo. Quel filone, ultimamente, lo trovo un po’ anonimo: produce tanti valzer, tanti brani simili**». Da qui la decisione di lavorare su loop, sovrapposizioni, crescite progressive e soprattutto di aprire il processo ad altri musicisti, lasciando che le loro idee entrassero nei brani. «**Io ho scritto ciò che so fare meglio: il pianoforte, anche elettronico. Poi ho lasciato a loro il resto**». **Il risultato è un lavoro che unisce mondi differenti, costruito come un dialogo continuo.**

L’esperienza del trio, racconta Paterlini, ha avuto un impatto profondo sul suo modo di suonare: «**Suonare in una band ti arricchisce**. Quando torni al tuo strumento, lo fai con un’energia enorme». Non a caso, dopo la sperimentazione, è tornato allo studio del pianoforte «**riprendendo persino Philip Glass, cosa che non facevo da tempo**». La deviazione, però, comporta sempre un rischio rispetto al pubblico. Ma Fabrizio la vive con serenità: «**I pezzi che preferisco sono quelli che il pubblico non conosce.** E quelle che per me erano B-side sono diventate talvolta hit:** “Soffia la notte”, 120 milioni di stream, era una B-side!**». Essere indipendente sotto ogni punto di vista gli permette di seguire l’istinto: «**Questo disco vive soprattutto dal vivo: dialogo, improvvisazione, libertà**». Chi ama solamente il piano solo forse resterà spiazzato, ammette, «ma potrei abbracciare un pubblico più attento alla commistione acustico-digitale».

Il tema della libertà attraversa tutta la sua riflessione: **«Me la sono conquistata. Posso deviare, sperimentare e poi tornare rinnovato a ciò che so fare meglio»**. Non è una condizione comune, in un sistema che richiede uscite continue e rapide: «**I ritmi sono ingestibili. Si finisce per pubblicare gli scarti e la qualità si abbassa**». Oggi, dice, i brani non hanno più tempo di sedimentare: **«Anche i tuoi artisti preferiti pubblicano troppo. Io ascolto album, “Animals” dei Pink Floyd, cose così. **Oggi fai fatica a legarti a qualcosa». Anche l’industria è cambiata: meno passione, più algoritmi, più numeri. Ma non tutto è negativo: «**Uno come me negli anni ’80 o ’90 non avrebbe avuto spazio. Internet mi ha permesso di costruire tutto da indipendente**».

**Le major lo hanno cercato, racconta, «ed è stato bello», ma la scelta è stata quella della coerenza: «La mia libertà vale di più. **E con tre figli non voglio tour infiniti o anticipi da ripagare». Per i giovani, tramite l’etichetta da lui fondata, il suo impegno è soprattutto formativo: **«Molti non sanno cosa stanno firmando. E da lì nascono i drammi». **Le playlist, dice, non sono più la via: «Gli algoritmi ti rendono invisibile». Il consiglio è tornare alla realtà: «Suonate nei locali, fate micro-eventi. Ventidue persone vere valgono più di ventiduemila ascolti passivi». In un mondo che spesso trita tutto, la sua convinzione resta semplice:** «Se non restano canzoni che durano dieci anni, crolla tutto». **

https://open.spotify.com/intl-it/album/4NDMiFRWlkyXbUOSVG6NS9?si=Q_eZ_AN9SyK8Tq71yOaldA

di *Federico Arduini *
