Fedez e Masini: “Il punto era unire due mondi e crearne uno nuovo”
Dopo l’esibizione di ieri sera all’Ariston, Fedez e Marco Masini sono tornati a raccontarsi in conferenza stampa
Fedez e Masini: “Il punto era unire due mondi e crearne uno nuovo”
Dopo l’esibizione di ieri sera all’Ariston, Fedez e Marco Masini sono tornati a raccontarsi in conferenza stampa
Fedez e Masini: “Il punto era unire due mondi e crearne uno nuovo”
Dopo l’esibizione di ieri sera all’Ariston, Fedez e Marco Masini sono tornati a raccontarsi in conferenza stampa
Dopo l’esibizione di ieri sera all’Ariston, Fedez e Marco Masini sono tornati a raccontarsi in conferenza stampa: il brano, certo, ma anche il loro modo di stare dentro questo Festival. “Male necessario” arriva da lì, da un’idea precisa di essenzialità e di verità: togliere sovrastrutture, lasciare parlare le parole, trasformare il palco in un luogo intimo, quasi privato.
Nel corso dell’incontro hanno ripercorso la nascita del pezzo e la sua traiettoria emotiva, quel crescendo che parte come confessione e poi si apre fino a diventare qualcosa di condivisibile da tutti.
Come state vivendo Sanremo, al di là della classifica?
(Fedez): Siamo molto contenti: al di là dei risultati, questa esperienza ci rende felici. Per me condividere il palco con Marco è un onore enorme, e la cosa che ci soddisfa di più è che il tema della canzone sia arrivato al pubblico. Il mio obiettivo era vivere il Festival senza farmi schiacciare dal “peso” dell’Ariston: è il mio terzo anno e sento di essere evoluto, riesco finalmente a godermelo, con la giusta emozione.
Quando è iniziato davvero il vostro lavoro insieme?
Masini): È iniziato un anno fa, quando Federico mi chiamò per la cover di “Bella stronza” a Sanremo 2025: ero sorpreso, perché certi brani sembrano intoccabili. Poi in studio ho capito che la musica può evolversi nel tempo, e da lì abbiamo sentito l’esigenza di scrivere qualcosa insieme, perché è nata un’empatia artistica e umana.
Qual è stata la sfida più stimolante nel fondere due mondi così diversi?
(Fedez): Non la chiamerei “sfida”: dopo l’anno scorso, in studio è andata abbastanza fluida. È normale avere vedute diverse, ma nella canzone c’è tanto di entrambi; Marco ha dato un’impronta forte sulla struttura, che senza di lui sarebbe stata diversa.
In cosa, concretamente, vi siete completati?
(Masini): Il punto era unire due mondi e crearne uno nuovo: non era facile, soprattutto su come sviluppare alcune parti senza andare troppo “da una parte sola”. Ci siamo fermati, confrontati, aspettati: ogni confronto ci ha fatto fare un passo avanti, ed è sempre stato costruttivo.
Si può arrivare a consapevolezza senza passare dal dolore?
(Fedez): Per capire davvero il “dolce” della vita devi conoscere anche l’“amaro”: non si può farne a meno. Il tema è abbracciare quello che arriva e provare a cavalcare l’onda.
E se il “bene” a volte peggiora?
(Masini): Puoi anche fare a meno del “male”, ma allora rischi di fare a meno anche del “bene”, perché certe grandi vittorie ti tentano e ti peggiorano: ti senti eterno, perdi lucidità. A volte serve una nuova tempesta, cadere, per ritrovare focus e ritrovare te stesso.
Cosa vi ha colpito del dialogo tra due età diverse?
(Fedez): Il fatto che il pubblico abbia accolto questo tema dimostra che non c’è età per dolore o felicità, e che non esiste un momento in cui hai “la bussola in tasca”. Volevamo che il concetto arrivasse a più generazioni possibili.
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- Tag: musica, sanremo2026
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