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title: "Francesco De Carlo: &#8220;Il politicamente corretto è diventato una religione&#8221;"
description: Uno dei grandi protagonisti del panorama della Stand Up Comedy è Francesco De Carlo, il primo comico italiano ospite fisso al Comedy Cellar
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date: 2024-04-01
modified: 2024-04-04
author: Massimo Balsamo
url: https://laragione.eu/interviste/i-personaggi/francesco-de-carlo-il-politicamente-corretto-e-diventato-una-religione/
categories: [I personaggi]
tags: [il personaggio, intervista, politically correct]
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# Francesco De Carlo: &#8220;Il politicamente corretto è diventato una religione&#8221;

![Francesco De Carlo](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Evidenza-sito-1041-1024x639.jpg)

Uno dei grandi protagonisti del nostro panorama della Stand Up Comedy è Francesco De Carlo, il primo comico italiano ospite fisso al Comedy Cellar di New York

**Il genere della *stand up comedy* è ormai una realtà considerata anche in Italia,** soprattutto tra le nuove generazioni. **Uno dei grandi protagonisti del nostro panorama è Francesco De Carlo, il primo comico italiano ospite fisso al Comedy Cellar di New York**. *Sold out* in tutta Italia, il suo ultimo spettacolo “Bocca mia taci” è un monologo sulla libertà d’espressione che, in tempi di accesi dibattiti sul politicamente corretto, prova a ridere di cose che non fanno ridere. **Ma quanto è difficile fare lo *stand up comedian* al giorno d’oggi?** «**Io lavoro anche all’estero, dipende dal contesto. Cambia la sensibilità del pubblico: la stessa battuta la puoi fare in Italia e a Londra magari no, mentre in Iran ti tagliano la testa**» ci racconta senza filtri. «**Il politicamente corretto nasce con fini molto nobili, ossia aggiornare la comicità e renderla meno offensiva, ma con il tempo è diventato una specie di religione**:** ha portato moralismo e perbenismo**, si fonda sul senso di colpa. Va a limitare la libertà d’espressione e contestualmente evita all’essere umano di prendere coscienza di essere una brutta persona».

Secondo De Carlo in Italia non c’è alcuna dittatura del politicamente corretto, ma anzi una linea conservatrice: «**Non ci si rassegna che la comicità possa cambiare, siamo affezionati alle battute del passato. **Nel mio spettacolo cerco di sfidare tutte le argomentazioni,** perché la libertà di espressione è minacciata sia da sinistra che da destra: da una parte ci sono quelli ipersensibili per cui non puoi dire niente, dall’altra quelli che vorrebbero colpire tutti** ma guai a utilizzare espressioni blasfeme che potrebbero offendere. L’Italia è un Paese molto simpatico da questo punto di vista». Il doppiopesismo è palese a prescindere dal colore politico: «**Izzo e Paolantoni sono per esempio due comici che mi fanno molto ridere**, fanno personaggi scorretti ed esagerano tanto certe dinamiche al punto che all’estero sarebbero considerati come Sacha Baron Cohen. **Da noi vanno in prima serata e va tutto bene. Quando hanno iniziato ad avere problemi?** Quando hanno fatto ironia sul presepe...».

Le differenze tra Italia e Usa sono tantissime, la principale riguarda i *comedy club*: «**Negli Stati Uniti i comici possono salire su un palco tutte le sere. Ma non solo: in molti locali il pubblico non può nemmeno portare il telefonino, perché la libertà di espressione è sacra**. Più i comici dicono cose che ti mettono in discussione, più fanno satira, più vengono rispettati. **In Italia accade il contrario: bisogna rassicurare il pubblico**,** il comico deve essere molto ridicolo e molto buffo, quasi mai impegnato**. Sei considerato impegnato solo se prendi in giro il politico di turno». In Italia funzionano ancora i tormentoni o gli stereotipi di genere: «**Rincorriamo il passato, del resto abbiamo una tradizione comica unica al mondo.** Però funziona come con la Storia. Pensiamo a Roma: ha un passato incredibile ed è più difficile fare le metropolitane. Negli Stati Uniti invece “the next thing”, cioè quello che si deve ancora fare, è la cosa più importante».

De Carlo teme la *cancel culture*? «Io spero che mi cancellino per quello che ho fatto e non per quello che ho detto, sarebbe difficile da accettare» è la sua replica *tranchant*. «Uno dei temi del mio spettacolo è se feriscano di più le parole o la realtà: sono convinto che dovremmo dedicarci di più a cambiare la realtà. Quando affermano che le parole fanno più male della spada, io rispondo: “Andatelo a dire ai gladiatori”. Penso che la *cancel culture* sia una sconfitta dell’essere umano: anziché scrivere il futuro, si concentra a riscrivere il passato. Invece di cambiare il mondo, pensa a ridisegnare ciò che è stato. La Chiesa fa così, le religioni fanno così: riscrivono il passato e creano delle narrazioni che ti fanno sentire meglio».

di* Massimo Balsamo *
