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“Il Karl Lagerfeld che c’è in me”, parla Daniel Brühl

“Becoming Karl Lagerfeld” la nuova serie su Disney+ su uno dei nomi più importanti della moda del secolo scorso. L’intervista all’attore che lo interpreta, Daniel Brühl

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Tra i più grandi nomi della moda del secolo scorso è impossibile non annoverare il genio di Karl Lagerfeld, icona di stile e punto di riferimento per chiunque abbia preso in mano ago e filo dopo di lui. A vedere quanto fatto nella sua vita quasi non ci si crederebbe, ma come ogni grande personalità anche Lagerfeld ha avuto la propria genesi e ha vissuto anni senza essere ancora un’icona. Proprio per indagare sull’ascesa, gli amori e i lati meno noti dell’uomo dietro al mito, da ieri è disponibile (su Disney+) “Becoming Karl Lagerfeld”, una serie francese in sei episodi che scava nei tanti non detti di un uomo che seppe fare della riservatezza una parte del proprio fascino. Il racconto comincia nel 1972, quando Karl era in cerca di un senso da dare alla sua vita.

Nelle vesti dello stilista troviamo Daniel Brühl, attore di origine tedesca tra i più talentuosi degli ultimi anni, che qualche giorno fa – in una gremita sala dell’Hotel Principe di Savoia di Milano – ha raccontato alla stampa la sua esperienza nell’interpretare un personaggio tanto complesso: «È stato un processo lungo. Si trattava di mettere insieme un rompicapo con tanti pezzi diversi. Leggendo tre sue biografie e guardando alcune sue interviste ho avuto la possibilità di imparare quanto, sin da giovane, fosse particolarmente bravo a vendere sé stesso». Non è stata una prova facile, anche per le diverse sfaccettature della personalità di Lagerfeld: «Quando si tratta di interpretare un personaggio così misterioso e al tempo stesso così iconico, il rischio è di scivolare nella caricatura. Era un uomo molto discreto ed è stato necessario prendere delle decisioni per cercare di capire lui e quello che desiderava. Riesco anche a identificarmi con alcuni aspetti di questo personaggio, ma non posso certo paragonarmi all’attenzione cui era soggetto Lagerfeld. Tuttavia credo di aver condiviso alcuni aspetti della sua esperienza di vita, come la solitudine e la voglia di essere amati».

L’unico incontro fra i due risale a vent’anni fa: «Vidi in lui il personaggio che aveva inventato per proteggere sé stesso. Ricordo i suoi occhiali, i capelli bianchi, i guanti… Solo per un istante riuscii a scorgerne gli occhi» ricorda. Un consiglio per le nuove generazioni di attori? «Bisogna anzitutto capire se si desiderano il red carpet e la notorietà oppure se si vuol seguire una strada più professionale, che però può portare spesso a tante umiliazioni e altrettanti rifiuti. Nel percorso di un attore ci sono molti momenti in cui ci si deprime, perché ti telefonano dopo un provino e ti dicono: “Stupendo, straordinario, ma mi dispiace: no”. Io stesso ho vissuto momenti di tristezza e solitudine. Bisogna essere pronti a presentarsi a mille provini senza che poi ne venga fuori nulla così come si deve imparare a non dare peso a tutti i giudizi che arrivano, soprattutto sui social. È importante saper abbassare il volume e concentrarsi soltanto sulle opinioni delle persone che per noi contano di più».

Infine, un commento sulle prossime elezioni europee, visto l’appello al voto lanciato sui suoi profili social: «Ho avuto lo straordinario privilegio di vivere in un Paese che, quando avevo 11 anni, ha assistito alla caduta del Muro. Ho vissuto in un’Europa di unità in cui dominavano il rispetto e la tolleranza e auspico che tutto ciò possa continuare anche in futuro. Oggi sono preoccupato di fronte a questa mancanza di senso di comunità che invece ho conosciuto da giovane. Tuttavia, avendo due figli, non posso permettermi di essere troppo pessimista e di lasciarmi andare all’amarezza. Sono fiducioso che attraverseremo questa valle per arrivare a una realtà più positiva per il futuro dell’Europa. I messaggi facili che mandano i populisti non sono d’aiuto: non possiamo ridurre il mondo, la realtà e la Storia a una semplicità spiccia perché sono grandezze molto più complesse di come le descriviamo. Lo abbiamo visto in Germania: abbiamo imparato e dovremmo continuare a imparare dal nostro passato».

Di Federico Arduini

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