Kobe Bryant e l’etica della perfezione, parla Federico Buffa
Perché proprio Kobe Bryant? “Perché è un personaggio complesso di cui si parlerà negli anni, travalica lo sport” ci dice Federico Buffa. Il giornalista, telecronista e scrittore ci racconta “Otto Infinito – Vita e morte di un mamba”. Nell’articolo, il video con alcuni fra i momenti più iconici della carriera del celebre cestista
Perché proprio Kobe Bryant? «Perché è un personaggio complesso di cui si parlerà negli anni. Travalica lo sport, la sua etica ossessiva del lavoro è un test per chiunque. Per gli sportivi professionisti è un tema sempre presente». Lo storytelling di Federico Buffa si riaffaccia sul basket, suo grande amore, con lo spettacolo “Otto Infinito – Vita e morte di un mamba”. Parole, musica, immagini suggestive per ripercorrere brani della vita del numero 8 dei Los Angeles Lakers, indimenticata stella del basket mondiale (cinque titoli Nba), di cui ricorre in queste ore il sesto anniversario della morte, avvenuta a seguito di un incidente in elicottero mentre stava sorvolando le colline di Los Angeles. Con lui c’erano la figlia 13enne e altre sette persone.
Nello spettacolo di Buffa c’è tutto: il testimone lasciato ai suoi eredi sul parquet, la compulsiva ossessione per il successo, la sete di conoscenza e la capacità di ispirare generazioni, ma anche la parte deteriore della vita del cestista, passato attraverso un processo per stupro o la rottura (da lui voluta) con la sua famiglia, che non accettava le sue nozze con la 17enne Vanessa. Insomma, la visione del mondo secondo Kobe. «La parte evocativa non spetta alla parola in questo spettacolo, bensì al campo e alla musica» spiega Federico Buffa. «Inoltre abbiamo una sezione speciale, ossia la ripresa delle colonne sonore dei blockbuster del cinema americano realizzate da John Williams, storico compositore che Bryant contattò nella parte finale della sua carriera, affascinato dalla sua produzione musicale».
Durante il racconto non può non venir fuori la natura ipercompetitiva della leggenda dei Lakers: «Era un killer del gioco. L’unica spiegazione di questo sta nel suo voler emulare Michael Jordan. Lui sì avversato dall’intolleranza sui banchi di scuola nel Sud degli Usa degli anni Sessanta. Kobe riteneva che essere aggressivo e crearsi nemici sul campo – come appunto faceva il numero 23 dei Chicago Bulls – portasse a un più alto livello di aggressività agonistica, producendo così un sistema simile a quello di Jordan». A proposito del celeberrimo “MJ”, nello spettacolo si ripercorre anche il primo dialogo tra Kobe e Jordan nella Nba, durante una partita tra Bulls e Lakers. Furono scintille.
Nello show c’è spazio anche per l’adolescenza di Bryant: «Kobe veniva da un contesto culturale benestante. Era stato trattato come un principe sin da piccolo. D’altronde la famiglia della madre era tra le più altolocate della Philadelphia afroamericana, mentre il padre Joe era un famoso cestista, che abbiamo conosciuto per ben otto stagioni anche nel nostro campionato» ricorda Buffa.
«Kobe era cresciuto in Italia, parlava bene l’italiano e al ritorno negli Usa non aveva nulla in comune con lo slang dei coetanei afroamericani. Non ha mai vissuto insomma l’infanzia black. Entrò nella Nba che era un ragazzo già formato, leggeva testi politici durante gli spostamenti in aereo fra una partita e l’altra, mentre i suoi compagni non avevano neanche idea di cosa fosse la politica. Quello che ho voluto rappresentare è solo uno spaccato di un personaggio che ha sempre vissuto la sua etica in solitaria. Affascinante, contraddittorio, di una forza belluina».
Un altro aspetto centrale nello spettacolo è la sua etica ossessiva per il lavoro. Riferimento dichiarato anche per fuoriclasse italiani come Gregorio Paltrinieri e Gianmarco Tamberi. «Bryant ha dato una dimensione alla professione che soltanto in pochi possono obiettivamente raggiungere. Un esempio quasi irraggiungibile. E infatti il problema si pone quando un Kobe e quelli come lui pretendono gli stessi atteggiamenti dai propri compagni di squadra» osserva ancora Buffa. Un esempio su tutti: «Ricordo ancora il video realizzato dalla moglie di Kobe mentre lui, sudato e con l’asciugamano al collo, guardava in diretta alla tv la tragedia delle Torri Gemelle. A Los Angeles, dove si trovava, erano le 6 del mattino e lui si stava già allenando: non tollerava l’idea che, per colpa del fuso orario, in giro ci fosse qualcuno che aveva cominciato ad allenarsi prima di lui. Come la spieghi una cosa così agli altri atleti?».
“Otto Infinito – Vita e morte di un mamba” è prodotto da Imarts. Le musiche sono di Alessandro Nidi (pianoforte), che è sul palco insieme a Sebastiano Nidi (percussioni) e Filippo Nidi (trombone). In tour nei principali teatri d’Italia, prima tappa il 7 febbraio all’Auditorium Scavolini di Pesaro.
di Nicola Sellitti
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