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Mario Biondi racconta “Prova d’autore”: “Non ho seguito regole”

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“Prova d’autore” è il primo disco di Mario Biondi interamente in italiano, venti canzoni costruite con cura maniacale, arrangiate, suonate, pensate fino all’ultimo dettaglio

Mario Biondi

Mario Biondi racconta “Prova d’autore”: “Non ho seguito regole”

“Prova d’autore” è il primo disco di Mario Biondi interamente in italiano, venti canzoni costruite con cura maniacale, arrangiate, suonate, pensate fino all’ultimo dettaglio

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Mario Biondi racconta “Prova d’autore”: “Non ho seguito regole”

“Prova d’autore” è il primo disco di Mario Biondi interamente in italiano, venti canzoni costruite con cura maniacale, arrangiate, suonate, pensate fino all’ultimo dettaglio

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Ci sono voluti più di vent’anni. Non per pigrizia, non per mancanza di idee: Mario Biondi le idee le ha sempre avute, eccome. Ci sono voluti vent’anni perché una prova del genere non si improvvisa e Biondi lo sapeva. “Prova d’autore” è il suo primo disco interamente in italiano, venti canzoni costruite con cura maniacale, arrangiate, suonate, pensate fino all’ultimo dettaglio: «Ho voluto ponderarla per bene», spiega, «lavorare con molta attenzione, dedicare più tempo ai dettagli e con meno fretta. Mi sono potuto permettere di lavorare su un brano anche per mesi» ci ha raccontato.

Il risultato è un diario di vita. Venti capitoli che attraversano stati d’animo opposti, rabbia e tenerezza, nostalgia e futuro, dolore e ironia, con la voce di Biondi a fare da filo conduttore: profonda come sempre, ma anche flebile, cangiante, capace di adattarsi a un’elettronica pulsante come a un solo di tromba o a una chitarra solitaria: «Non mi sono mai attenuto a regole», dice lui, «e adesso ancora meno. Ci sono brani da un minuto e cinquanta e brani da sette minuti, proprio perché quello mi dettava la canzone». Ascoltarlo tutto in italiano fa un certo effetto, almeno all’inizio. Biondi è da sempre identificato con una certa, bellissima, idea di soul internazionale, con una lingua che sembrava quasi naturale quanto l’inglese. Eppure, funziona. Funziona perché non c’è nulla di forzato, nessuna concessione a una sonorità artificiale: «Non mi sarei sentito molto a mio agio a fingere un suono, come si faceva negli anni ’50 e ’60. Ho preferito spogliarmi un po’, a favore del messaggio del testo».

E il messaggio passa. Il disco è un caleidoscopio sonoro che porta le sue impronte digitali ovunque: ci sono la disco music e il soul, ovviamente, ma anche la bossa nova e la samba, gli archi e il piano elettrico, i fiati e le percussioni, i cori a cappella e le chitarre acustiche. Dentro c’è l’ispirazione a Battisti, a Dalla, a tanti altri, ma digerita e restituita con una voce e una sensibilità che sono solo sue. Non mancano i brani più immediati, quelli che arrivano al primo ascolto. Ma “Prova d’autore” premia anche chi conosce la poliformia di Biondi, chi sa aspettare l’apertura inattesa, il cambio di colore, il campione vocale che chiude “Cielo Stellato” dopo averla portata dalla modernità alla classicità. Il racconto è personale, a tratti toccante. “Ciao Dottore”, la traccia di apertura, è dedicata a un amico medico scomparso durante il lockdown: «Una persona cara che mi ha sostenuto in un momento anche un po’ particolare della mia vita. Purtroppo, essendo un grande medico con una grande intelligenza». E poi c’è “Tira sassi”, il brano più diretto del lotto, la voce solo apparentemente più scomoda del disco: «I sassi io li uso per costruire una casa in pietra», dice Biondi, «e la feci le faccio diventare concime. Non voleva essere necessariamente polemico, ma volevo essere schietto».  

Adesso tocca al live. Il tour attraverserà Italia ed estero, teatri e spazi all’aperto in una doppia dimensione che a Biondi non dispiace affatto, anzi: «I teatri hanno sempre avuto un’affezione speciale per me, fin da bambino quando lavoravo al Massimo Bellini di Catania. Ma i concerti all’aperto, nelle arene o nei teatri antichi hanno un fascino che talvolta è anche maggiore». In scaletta ci sarà il meglio di vent’anni di carriera – con un occhio particolare a “This Is What You Are” che con “Handful of soul” compie proprio due decenni – insieme a qualche brano tratto da quest’ultimo disco che è una prova d’autore, nel senso più pieno del termine. Non solo perché ha scritto, arrangiato e prodotto quasi tutto da solo, ma perché dentro ci ha messo vent’anni di vita, di affetti, di perdite e di rinascite.

di Federico Arduini

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