Skip to main content
Scarica e leggi gratis su app

Mazzariello, tra Sanremo 2026 e le lacrime alle prove: «Con l’orchestra ho sentito che la musica esiste davvero»

|

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Mazzariello, in gara tra le Nuove Proposte di Sanremo 2026 con “Manifestazione d’amore”

Mazzariello

Mazzariello, tra Sanremo 2026 e le lacrime alle prove: «Con l’orchestra ho sentito che la musica esiste davvero»

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Mazzariello, in gara tra le Nuove Proposte di Sanremo 2026 con “Manifestazione d’amore”

|

Mazzariello, tra Sanremo 2026 e le lacrime alle prove: «Con l’orchestra ho sentito che la musica esiste davvero»

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Mazzariello, in gara tra le Nuove Proposte di Sanremo 2026 con “Manifestazione d’amore”

|

Settimane insonni, corse contro il tempo e quella sensazione di vivere costantemente in apnea, travolta dai ritmi di una città che chiede sempre di più. È in questo scenario frenetico che nasce la “Manifestazione d’amore” di Mazzariello, il giovane cantautore che è riuscito a fermare per un attimo il caos e a convincere la giuria di Area Sanremo.

Dopo aver superato una selezione serratissima tra centinaia di candidati, Mazzariello si è guadagnato infatti uno dei posti più ambiti per un esordiente: il palco dell’Ariston tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2026. Ma dietro il traguardo professionale c’è una storia molto più intima. Il brano è una fotografia nitida della nostra generazione, intrappolata in una società iper-performativa dove spesso serve uno shock – metaforico o reale, come un quasi incidente a un incrocio – per ricordarci che “fatturare” non è tutto.

Lo abbiamo incontrato proprio in questi giorni di vigilia elettrica, mentre si prepara al debutto più importante della sua vita. Tra l’ansia che toglie il fiato e una felicità che non lo lascia dormire, ci ha raccontato come si sopravvive al “turbinio” emotivo del Festival

Partiamo subito con una curiosità: come stai vivendo questo momento? Immagino sia un turbinio di emozioni

La sto vivendo bene. Sono molto, molto contento ed è assurdo perché ti ritrovi a provare tutte le emozioni del mondo, dall’ansia alla felicità. Tutto veramente a 360 gradi: è un acceleratore di emozioni, una scuola emotiva assurda. Sono molto felice e questo inevitabilmente mi fa essere, certe volte, anche molto spaventato, perché comunque è una cosa importantissima. E le persone attorno a me, anche quelle più care, non fanno altro che ricordarmelo ogni giorno: “Sanremo, incredibile!”. Poi vado a dormire, sto con gli occhi aperti e dico “wow!”. Però è molto, molto bello.

C’è una storia dietro questa canzone? Come è nata e perché hai scelto proprio questo brano tra tutti quelli che avevi?

Ho scelto “Manifestazione d’amore” tra la rosa di tutte le canzoni perché è un pezzo che ho scritto in amicizia insieme a Francesco Pax e Giammarco Manicardi. È una di quelle canzoni che “sono più loro che mi dicono cosa significano” piuttosto che il viceversa. Solitamente, quando vado in studio convinto di voler dire qualcosa, non mi esce mai niente; qui non volevo dire niente, eppure è uscita qualcosa…

Il testo è autobiografico? Quella parte dell’incidente…

Sostanzialmente non è una canzone autobiografica, anche nella parte dell’incidente. Non mi è capitato, è solo una scelta narrativa. Il protagonista di “Manifestazione d’amore” è una persona sommersa di lavoro, come lo siamo noi tutti in generale, sempre in questo fuoco, in questa società mega performativa. Dopo che mi sono spostato a vivere da solo, mi sono reso conto che tutta questa retorica del lavoro e questo flusso mi avevano fatto perdere un po’ di vista le cose e le persone veramente importanti. Quindi c’è questa piccola metafora dell’incidente ad un incrocio (dove poi non succede niente) che però riporta il protagonista coi piedi per terra e dice: “Vedi? Invece di pensare a fatturare dalla mattina alla sera, chiama anche tua madre ogni tanto”.

Quello che rimane sono i legami, non il lavoro. È un tema che riguarda un po’ tutti oggi, tra social e distanze che si accorciano ma forse ci allontanano

Sì, perché corriamo tantissimo. I social e i telefoni sono apparentemente dei catalizzatori che ti permettono di entrare in contatto con tante persone, però poi magari perdi di vista chi hai di fianco. Io sono nato col telefonino tra le mani, però certe volte si perde proprio il concetto di legame: tutti i follower, le relazioni parasociali… credi di essere amico di persone che hai conosciuto solo sui social, e quindi di che stiamo parlando?

Rispetto a quando hai iniziato, hai visto un cambiamento nel tuo modo di vivere con questo “turbinio”, o sei riuscito a mantenere la tua quotidianità intatta?

Ho notato vari cambiamenti. Non è un lavoro normale, quindi sto ancora cercando di abituarmi, di costruire la mia routine e di imparare a staccare dal lavoro una volta tornato a casa. Ci sono alti e bassi, periodi con poco da fare e altri, come questo, in cui siamo “a palla”. Sto imparando.

Ti saresti mai immaginato di arrivare a un traguardo così? Era tra i tuoi obiettivi?

No, zero. Non è che non fosse tra i miei obiettivi, ma quando ho iniziato a scrivere le prime cose al liceo non me lo sarei mai aspettato. Più vai avanti e più dici, magari per scherzare: “Immagina se un giorno…”, ma non seriamente. E invece sta accadendo ed è assurdo.

Parlando di prime volte: come è stata l’esperienza della prova con l’orchestra?

È stata la cosa più bella che mi sia mai capitata. Lo studio era quello di “Ballando con le stelle”, mi sono sentito una stella (ride). Vedere il proprio pezzo suonato da un’orchestra di 60-70 professionisti incredibili… Durante la prima lettura, dove dovevano suonare solo loro, mi sono uscite le lacrime. Mi sono emozionato sia quando sono arrivato che quando dovevo andare via, perché non volevo andarmene. Con un’orchestra ti senti saldissimo a terra e vedi proprio “la musica che esiste”. Sembra che la puoi toccare. Assurdo.

Ho letto che la musica ha sempre fatto parte della tua vita, ma come hai iniziato davvero?

La musica c’è sempre stata, anche inconsapevolmente. All’asilo dicevo “Voglio fare il cantante” senza sapere cosa significasse. A sei anni mi hanno fatto fare chitarra classica e solfeggio e mi sono annoiato a morte, quindi ho mollato. Ho ripreso al liceo da autodidatta perché mi piaceva una ragazza e volevo suonarle “Yellow” dei Coldplay. Alla fine non è successo niente con lei, ho solo imparato quella canzone, però ho capito che la musica si avvicinava ai sentimenti che volevo veicolare. Mi fanno impazzire i ponti emotivi che si possono creare con le persone.

Lei lo sa che è merito suo se è iniziato quel viaggio che ti ha portato fino a Sanremo?

(Ride) Secondo me no, o comunque lo ha saputo e non ha detto niente. Eravamo piccolissimi.

Le selezioni per arrivare qui non sono una passeggiata. Ti hanno formato?

Ti formano perché sei sottoposto a uno stress incredibile. Ogni giorno vai là e devono dirti “sei passato, non sei passato”. All’inizio parti con zero aspettative per non essere deluso, ma più vai avanti e più una parte del cervello ti dice: “Oh, però metti caso che…”. Inevitabilmente aumenta la speranza e devi fare i conti con quella, perché la delusione può essere dietro l’angolo. In questo caso però ha avuto ragione quella parte del mio cervello.

Ultima domanda: hai già in mente cosa succederà dopo? Ci sono altre canzoni pronte?

Sì, assolutamente. È da un po’ che ci penso. Esistono altre canzoni, fortunatamente, e non vedo l’ora di farle ascoltare in una veste ben precisa. Ma la cosa che mi auguro di più, grazie anche a Sanremo, è di poter continuare a suonare in giro. La musica esiste live, ed è la cosa che mi piace più fare.

di Federico Arduini

La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!

Leggi anche

06 Febbraio 2026
Intervista a Piero Gros, alter ego di Gustav Thoeni, colui che negli anni ’70 portò di forza lo sc…
04 Febbraio 2026
Enrico Nigiotti torna a Sanremo con il brano “Ogni volta che non so volare” in attesa del nuovo di…
02 Febbraio 2026
Sayf in gara tra i big a Sanremo 2026 con “Tu mi piaci tanto”: “Dopo tanti anni a fare musica senz…
31 Gennaio 2026
Maria Laura Iascone è la direttrice delle Cerimonie della Fondazione Milano Cortina 2026 ed è a me…

Iscriviti alla newsletter de
La Ragione

Il meglio della settimana, scelto dalla redazione: articoli, video e podcast per rimanere sempre informato.

    LEGGI GRATIS La Ragione

    GUARDA i nostri video

    ASCOLTA i nostri podcast

    REGISTRATI / ACCEDI