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Nicolò Filippucci racconta “Un posto dove andare”: “Dentro tutte le mie sfumature”

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Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Nicolò Filippucci, fresco vincitore di Sanremo Giovani, in occasione del primo disco e del primo concerto

Nicolò Filippucci

Nicolò Filippucci racconta “Un posto dove andare”: “Dentro tutte le mie sfumature”

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Nicolò Filippucci, fresco vincitore di Sanremo Giovani, in occasione del primo disco e del primo concerto

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Nicolò Filippucci racconta “Un posto dove andare”: “Dentro tutte le mie sfumature”

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Nicolò Filippucci, fresco vincitore di Sanremo Giovani, in occasione del primo disco e del primo concerto

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Un anno di prime volte e di successi importanti per Nicolò Filippucci, giovanissimo cantautore già lanciato dopo la vittoria a Sanremo Giovani e ora pronto a debuttare con il suo primo album, “Un posto dove andare”, in uscita domani 10 aprile. Un disco che arriva come la naturale conseguenza di un percorso cresciuto in fretta, ma con le radici ben piantate.

Il progetto è costruito attorno a un’idea precisa: ogni brano corrisponde a un luogo, fisico o emotivo, a cui tornare: “È un disco che contiene tante cose diverse rispetto a quello che ho già fatto sentire di me”, spiega Filippucci. “Mi piace identificare questo concetto di luoghi sia come posto dove andare sia come ricordi o emozioni, luoghi del cuore. Il termine ‘sfumature’ è quello che meglio descrive tutto il disco.” Non è una parola scelta per caso: racconta un artista che ha un background musicale molto ampio, cresciuto ascoltando di tutto, dalla classica al jazz, dal soul al rap, e che ha voluto portare questa pluralità dentro il suo primo lavoro discografico.

Dal punto di vista sonoro, il disco si muove centralmente nel pop, ma con continui sconfinamenti: ci sono tinte soul, qualche sfumatura jazz, una costruzione degli arrangiamenti che unifica tutto senza appiattire nulla. “Anch’io sono una persona che ha tante sfumature”, dice. “Mi piace molto sperimentare per trovare la mia strada. È un po’ il concetto di questo disco: un posto dove andare racconta proprio questo.” Se dovesse descriverlo in tre parole, la risposta è netta: “Emotivo, sincero, variegato”.

Tra i brani c’è anche “Tutte le ragazze vogliono canzoni d’amore”, un titolo che gioca volutamente su uno stereotipo per smontarlo. “È stato un gioco nato in studio: in realtà non è vero che solo le ragazze vogliono canzoni d’amore”, racconta. “Ci piaceva questo concetto, perché dietro a qualcosa che può sembrare banale c’è in realtà qualcosa di più profondo. È un modo per sdoganare gli stereotipi”. Sul tema dell’amore in musica, Filippucci non ha dubbi: “Ci sarà sempre da dire riguardo all’amore, perché è ciò che spinge il mondo. La musica è forse il modo più semplice per parlarne, almeno per quelli come noi. Le canzoni d’amore rimarranno per sempre, perché sono un tema centrale nella nostra vita”.

Il brano a cui è più legato, però, è un altro. “Strappalacrime è il mio pezzo preferito del disco, perché è quello che mi rappresenta di più”, dice senza esitazioni. È nato in studio in modo quasi istintivo, partendo da un giro musicale molto evocativo, senza troppe riflessioni. “È venuto di getto, è stato un momento molto bello. Forse è la canzone più vera del disco”.

Sul live del 13 aprile ai Magazzini Generali di Milano, Filippucci è entusiasta e un po’ emozionato. “Sarà sicuramente un live inedito, dedicato all’uscita del disco, quindi ci saranno tante cose nuove”, anticipa. Con lui ci saranno anche musicisti dal vivo, perché per lui la dimensione più vera resta quella della musica suonata: “Sono molto contento che ci saranno i musicisti, perché è una cosa che mi piace tantissimo. Avevo sognato di suonare ai Magazzini Generali, quindi sono entusiasta di avere questa opportunità adesso”.

Quello che spera che il pubblico si porti a casa, alla fine della serata, è qualcosa di semplice e profondo allo stesso tempo: “Spero si porti a casa tante emozioni, tanti ricordi. La musica evoca ricordi nelle altre persone, proprio come lo fa in me. Penso sia il bello della musica: si espande, arriva a più persone. E spero, soprattutto, che si diverta e che voglia tornare”.

di Federico Arduini

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