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title: Scrivo contro il mal di vivere, parla Peppe Lanzetta
description: "Peppe Lanzetta è un artista multiforme: attore, drammaturgo e scrittore. Il suo profilo abbraccia diverse sfaccettature esistenziali"
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date: 2024-07-23
author: Felice Massimo De Falco
url: https://laragione.eu/interviste/i-personaggi/peppe-lanzetta/
categories: [I personaggi]
tags: [Cinema, intervista]
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# Scrivo contro il mal di vivere, parla Peppe Lanzetta

![Peppe Lanzetta](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/07/Evidenza-sito-1404-1024x639.jpg)

Peppe Lanzetta è un artista multiforme: attore, drammaturgo e scrittore. Il suo profilo abbraccia diverse sfaccettature esistenziali

**Peppe Lanzetta è un artista multiforme: attore, drammaturgo e scrittore. Il suo profilo abbraccia diverse sfaccettature esistenziali. **La sua versione più autentica è forse quella di scrittore, come aveva sognato da giovane, quando «**Goffredo Fofi disse che sarei potuto diventare un grande scrittore**». **Lanzetta proveniva dal teatro satirico**, girando l’Italia con Paolo Rossi e Alessandro Bergonzoni. Si esibiva sui palchi delle feste dell’Unità, «**ma in seguito la scrittura ha preso il sopravvento e fra il 1991 il 1996 ho scritto quattro libri**, sbaragliando la critica letteraria e il mercato». I suoi volumi sono diventati di culto, poi col passare degli anni «**lentamente ho diversificato la mia produzione**» ricorda oggi. La scrittura era la sua dimensione «salvifica», «il mio antidoto per il male di vivere». Un malessere interiore che lo accompagna ancora: «**È fondamentale per gli artisti immergersi nei propri demoni e tirare fuori qualcosa di autentico**. Costa molto perché si soffre, ma questa è la differenza tra lo scrittore e chi semplicemente scrive». Il tormento è la chiave per aprire lo scrigno dei pensieri che restano immemori. **«Attenzione però a non lasciarsi travolgere» ammonisce.**

**La sua ultima *performance* è la sua apoteosi artistica: il personaggio del vescovo Tesorone interpretato nel film “Parthenope” di Paolo Sorrentino**, dopo i fasti di Cannes: «È stata la ciliegina sulla torta» racconta emozionato. Una simbiosi – quella con il regista premio Oscar – nata 22 anni fa, quando ottenne una piccola parte nel primo film di Sorrentino, “L’uomo in più”: «**Credo che Paolo amasse la mia figura, appena si è presentata l’occasione mi ha chiamato e mi ha affidato un ruolo stupendo, il vescovo di Napoli, un personaggio complesso, *pulp*, graffiante, esagerato, debordante**».

A Cannes Lanzetta ha incantato la critica francese e fatto incontri che non dimenticherà facilmente: «**Con il premio Oscar Gary Oldman siamo diventati amici, Vincent Cassel mi ha chiesto il numero di telefono, ho abbracciato Sting: una serie di emozioni che bastano per tutta la vita**». C’era ancora l’eco del male di vivere «e Paolo mi ha permesso di risalire dagli abissi e portarmi nel grande cinema. Sorrentino ha uno sguardo estetizzante, è un pittore impressionista, ti dà un affresco in mano». In comune con il regista napoletano ha la stessa visione epica della donna: **«Ho una concezione idealizzata del mondo femminile, tutti i miei racconti parlano di donne e della loro aspirazione a scappare dall’inferno metropolitano, credo molto nella loro potenza rivoluzionaria**. La ‘donna autentica’, come Rosa Luxemburg o Simone de Beauvoir, ha sempre mirato alla libertà piuttosto che ai posti di potere».

**Di recente ha scritto il romanzo “Quentin Malinconia”.** È la storia di una *popstar* mancata in cui mostra tutta la sua sfacciata e disinibita genuinità narrativa, i cui segni biografici nascono dal bisogno di raccontare **«quelli che avevano le carte in regola per sfondare ma che per un dannato destino hanno perso il filo»**. Non è nuovo a immergersi negli interstizi di anime affannate. Prima delle *fiction* della “Napoli del sottosuolo”, Lanzetta ha iniziato dal 1991 a squarciare il volto oscuro della città: «**Nel 2013 mi telefonò Bernardo Bertolucci, dopo aver visto il film “Take Five” di Guido Lombardi, e mi colmò della sua stima per la mia capacità di interpretare la napoletanità»**. Una napoletanità che un po’ gli va stretta, perché «dentro mi sento americano». Ha amato Scarpetta, Eduardo e Petito, ma non erano il suo mondo.** Preferiva Viviani: «Però, come personaggi, ho sempre guardato agli americani. Infatti di recente ho dedicato uno spettacolo allo *stand up comedian *Lenny Bruce e al grande John Belushi».**

Per compendiare la sua carriera, sogna un giorno di «raccontare la figura di un padre doloroso che possa mettere a disposizione dei giovani quello che ha capito. E cioè che il senso della vita non sta nel danaro e nell’arrivismo, ma in quello che lo ha fatto diventare uomo».

di *Felice Massimo De Falco*
