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Spada, presidente Assolombarda: “I dazi costerebbero 7 miliardi. Non c’è Europa senza industria”

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Il presidente di Assolombarda Spada torna sulla cruciale questione dei dazi USA che tocca pesantemente la regione locomotiva per produzione industriale italiana, “anche se la prima a essersi auto imposta dei dazi è proprio l’Europa. Gli ostacoli normativi molto più dannosi – dice – Le nostre imprese? Coraggiose”

alessandro spada assolombarda

Spada, presidente Assolombarda: “I dazi costerebbero 7 miliardi. Non c’è Europa senza industria”

Il presidente di Assolombarda Spada torna sulla cruciale questione dei dazi USA che tocca pesantemente la regione locomotiva per produzione industriale italiana, “anche se la prima a essersi auto imposta dei dazi è proprio l’Europa. Gli ostacoli normativi molto più dannosi – dice – Le nostre imprese? Coraggiose”

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Spada, presidente Assolombarda: “I dazi costerebbero 7 miliardi. Non c’è Europa senza industria”

Il presidente di Assolombarda Spada torna sulla cruciale questione dei dazi USA che tocca pesantemente la regione locomotiva per produzione industriale italiana, “anche se la prima a essersi auto imposta dei dazi è proprio l’Europa. Gli ostacoli normativi molto più dannosi – dice – Le nostre imprese? Coraggiose”

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È sempre istruttivo allontanarsi per qualche momento dalla teoria e confrontarsi con le conseguenze pratiche dei temi geopolitici. Partendo dalla cruciale questione dei dazi, lo abbiamo fatto con il presidente di Assolombarda Alessandro Spada, a capo della “territoriale” di Confindustria storicamente di riferimento per il grande peso della produzione e della manifattura lombarda nel Paese. I timori sull’arrivo dei dazi, più volte minacciati da Donald Trump, sono palpabili, quasi fisici.

Quanto siete preoccupati dai dazi?

“Siamo preoccupati: l’introduzione di dazi potrebbe costare all’Italia fino a 7 miliardi di dollari. Dobbiamo considerare due fattori. Innanzitutto, che Trump sostiene si tratti di “dazi della reciprocità” poiché il resto del mondo è stato verso gli Usa finora più protezionista di quanto gli Usa non siano stati verso il resto del mondo. E poi che, come sostiene Draghi, la prima ad autoimporsi dei dazi è l’Europa stessa. L’incapacità dell’UE di affrontare le elevate barriere interne e gli ostacoli normativi che si è auto-costruita è molto più dannosa di qualsiasi tariffa che gli USA possono imporre”.

Quali settori lombardi (e italiani, ndr) sono maggiormente a rischio, a causa della politica dei dazi perseguita da Donald Trump? Si deve rispondere colpo su colpo ai dazi Usa o cercare altre strade? 

“L’automotive e l’agroalimentare – sottolinea Spada – sono settori particolarmente esposti. Ma, in generale, la guerra commerciale non fa bene a nessuna filiera. Davanti allo scenario dei dazi, dobbiamo negoziare o rinegoziare a livello di UE accordi commerciali con gli USA, che restano un partner importantissimo: come Europa è il primo mercato per esportazioni e come Italia è il secondo dopo la Germania. Ribadisco l’urgenza che sollevo da due anni ormai: concentrarci su cosa fare per evitare il declino industriale in Europa, frutto per lo più delle nostre scelte e dei nostri provvedimenti autolesionisti”. 

Cosa dovrebbe fare l’Europa, quindi, per sostenere l’industria?

“Per USA e Cina, l’industria è una questione di sicurezza, potenza economica e progresso civile. L’Europa ha la stessa consapevolezza? Per evitare il declino industriale serve una strategia concreta e di lungo periodo, con investimenti comuni nei settori più avanzati della tecnologia. Dobbiamo valorizzare i nostri punti di forza: talenti, innovazione e ricerca. Infine, serve una profonda deregulation – i veri dazi contro noi stessi – e un approccio più pragmatico alla transizione ecologica, superando le rigidità dell’estremismo green”.

Non esiste crescita industriale italiana, se l’industria in Lombardia non gode di buona salute. Quali sono i principali motivi di timore che avete in questo momento?

“Per cominciare, l’elevato costo dell’energia”. E qui il presidente di Assolombarda sottolinea quello che è un vero dramma competitivo per il sistema Italia: “Oggi le nostre imprese pagano tra le bollette più alte al mondo. Servono soluzioni concrete: disaccoppiare il prezzo dell’energia elettrica da quello dell’energia da fonte fossile, fare acquisti comuni europei, puntare sui rigassificatori e velocizzare il rilascio dei permessi sulle rinnovabili. E poi, puntare concretamente sul nucleare moderno. Le incertezze, però, restano diverse: la recessione tedesca continua a rappresentare un freno per le esportazioni, mentre il quadro geopolitico instabile e i dazi annunciati aggiungono ulteriori elementi di rischio”. 

Come stanno le industrie e la manifattura lombarde? 

 “Se la Lombardia fosse una nazione, si classificherebbe decima per PIL tra i 27 Paesi europei. Tuttavia, ora ci troviamo a un bivio tra le difficoltà del 2024, chiuso a un modesto +0,5%, e una possibile ripartenza nel 2025, seppur con cautela. Ora è necessario invertire la rotta puntando sulla competitività delle nostre aziende”.

Da anni il “pezzo” dell’Italia produttiva, che esporta e innova, cresce con ottimi risultati, a fronte di un’altra parte del Paese che arranca. Di cosa hanno bisogno gli industriali innovatori e le aziende più competitive?

“L’Europa deve fare di più, l’abbiamo detto prima, ma anche in Italia abbiamo qualche carta da giocare. Spostiamo i fondi di Transizione 5.0 su Industria 4.0, dando così nuova linfa a un provvedimento che ci ha permesso di aumentare la quota di investimenti in macchine e tecnologie rispetto al Pil, passata dal 6,1% nel 2014 ad un 7,6% nel 2023. È stato un risultato molto importante. Purtroppo, però, l’ultima legge di Bilancio ha ridotto il credito d’imposta 4.0 da oltre 6 miliardi a 2,2 per il 2025, escludendo gli investimenti in beni immateriali come il software”. 

Quindi, il passaggio significativo con cui Alessandro Spada ha concluso il dialogo con La Ragione: “Il coraggio che dimostrano le nostre imprese tutti i giorni sia da stimolo per i decisori, a tutti i livelli”.

di Fulvio Giuliani

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