World Radio Day, Giorgio d’Ecclesia: “La radio non giochi in difesa: è imprescindibile”
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Giorgio d’Ecclesia organizzatore del World Radio Day e fondatore di RadioSpeaker.it
World Radio Day, Giorgio d’Ecclesia: “La radio non giochi in difesa: è imprescindibile”
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Giorgio d’Ecclesia organizzatore del World Radio Day e fondatore di RadioSpeaker.it
World Radio Day, Giorgio d’Ecclesia: “La radio non giochi in difesa: è imprescindibile”
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Giorgio d’Ecclesia organizzatore del World Radio Day e fondatore di RadioSpeaker.it
Torna a Milano il World Radio Day 2026, l’evento italiano ufficiale per la Giornata mondiale della radio dell’Unesco, in programma il 9 marzo al Talent Garden Calabiana. Una data “fuori” dal classico 13 febbraio come ci spiega Giorgio d’Ecclesia, Ceo e Fondatore di Radio Speaker, che organizza l’evento: “Lo abbiamo spostato per dare valore al mezzo radiofonico. La radio ha un peso enorme nella vita quotidiana di milioni di italiani e non possiamo permettere che un evento del genere venga “offuscato” da altri appuntamenti (Olimpiadi ndr)”. Il focus dell’edizione 2026 è il rapporto tra radio e AI: nei panel si parlerà di come le nuove tecnologie impattano produzione dei contenuti, creatività editoriale e mercato pubblicitario. Ma per d’Ecclesia l’AI, in radio, è soprattutto uno strumento operativo: «La si utilizza per analizzare i dati d’ascolto, le classifiche, l’andamento dei brani e anche i dati pubblicitari». L’idea di una radio “sostituita” dalle macchine, invece, lo convince poco: «Sostituire l’imprevedibilità del momento non si può. La radio è in diretta: l’errore, la battuta, la risata cambiano tutto». Sul tavolo restano anche i numeri, che per Giorgio dovrebbero bastare a smettere di “difendersi”. Audiradio indica nel 2025 un giorno medio da 35mln di ascoltatori, con una centralità che regge nell’ascolto in auto e nella routine quotidiana. E la radio, rivendica, resta un servizio unico: «Ti permette di avere un’informazione in tempo reale che non trovi altrove».
Perché senti spesso che la radio debba giustificarsi?
Perché sembra sempre di dover giocare in difesa: “Guardate che esistiamo”, “guardate quanti ascoltatori abbiamo”. A me questa cosa dà fastidio, perché la radio dovrebbe potersi raccontare con serenità: è imprescindibile, punto.
E i numeri cosa dicono?
Dicono che ogni giorno la radio accompagna oltre 35 milioni di italiani e con tempi di ascolto importanti: sono dati Audiradio, non opinioni. Parliamo di statistiche basate su ricerche e metodologia, quindi su un terreno oggettivo.
Perché la radio regge così bene rispetto agli altri media?
Perché è gratuita, non richiede connessione, e non ti traccia. E soprattutto dà informazione in tempo reale. Ti faccio un esempio personale: ho sentito un’esplosione a Roma, ho cercato sui social, ho acceso la TV e non c’era nulla, online niente. Accendo la radio locale e in pochi secondi avevo già quadro, zona, disagi, ambulanze: grazie alle segnalazioni e alla diretta.
Quindi la radio locale resta decisiva.
Assolutamente. Ha un compito “sacro”: raccontare il territorio che copre, dare voce alle persone e alle realtà locali. Quando una radio locale prova a scimmiottare una nazionale perde identità; quando invece parla davvero del suo territorio, costruisce ascoltatori fedeli.
Quest’anno al World Radio Day si parlerà anche di intelligenza artificiale. Che approccio avete?
L’AI non è “la voce sintetica” e basta: quella è l’ultima delle cose. La usiamo per analizzare dati d’ascolto, classifiche, performance dei brani, dati pubblicitari; ci aiuta a offrire più valore agli investitori e a migliorare processi e decisioni. Il tema è proprio questo: come la radio l’ha integrata e la sta usando in modo concreto.
Però c’è chi immagina radio senza speaker, tutta automatizzata.
Secondo me dura pochissimo. La radio è diretta, imprevedibilità, umanità: l’errore in onda, la battuta, il cambio di tono, l’ironia del momento. Sono cose che un conduttore esperto gestisce in modo naturale e che cambiano il percepito di chi ascolta.
Com’è strutturato l’evento e a chi è aperto?
È aperto a tutti: non solo a chi fa radio, ma soprattutto agli ascoltatori, che possono finalmente incontrare dal vivo le voci che li accompagnano ogni giorno. Oltre al palco, c’è un’area expo con aziende del settore (microfoni, mixer, cabine, videocamere) e una sala workshop con panel formativi verticali, molto utili anche per studenti e giovani che vogliono lavorare nell’audio.
C’è anche un premio legato all’airplay.
R: Sì, ospitiamo con piacere il premio EarOne per il brano più trasmesso dell’anno precedente: nel 2025 ha vinto Alfa. È un dato certificato dal monitoraggio delle emittenti, quindi un riconoscimento basato sui passaggi reali in radio.
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- Tag: radio
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