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title: Il mancato ruolo dell’Onu, parla il generale Giorgio Cuzzelli (Lumsa)
description: “Gli Stati Uniti in questo momento sono ‘anatre zoppe’ a causa delle elezioni imminenti”, le parole del generale Giorgio Cuzzelli (Lumsa)
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date: 2024-10-25
author: Eleonora Lorusso
url: https://laragione.eu/interviste/il-mancato-ruolo-dellonu-parla-il-generale-giorgio-cuzzelli-lumsa/
categories: [Interviste e opinioni]
tags: [guerra, israele, libano]
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# Il mancato ruolo dell’Onu, parla il generale Giorgio Cuzzelli (Lumsa)

![Giorgio Cuzzelli](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/10/Giorgio-Cuzzelli.jpg)

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2024-10-13 12:27:55

2024-10-13 10:27:55

Intervista al generale Antonio Li Gobbi, capo del Reparto Operazioni del COI: " situazione prevedibile, mi stupisco dello stupore"

La missione Unifil in Libano è sempre più a rischio, nonostante il ministro della Difesa, Guido Crosetto, abbia ribadito “Siamo in Libano e ci rimaniamo, con la forza del mandato delle Nazioni Unite”. Ma i rischi per il continente internazionale – e italiano – aumentano dopo che le forze di Israele hanno colpito nuovamente le basi della missione ONU.

“Questa situazione era prevedibile e mi stupisco dello stupore”, commenta a caldo il generale Antonio Li Gobbi del Reparto Operazioni del Comando Operativo di Vertice Interforze (COI), con alle spalle missioni ONU in Siria e Israele, interventi in ambito NATO in Bosnia, Kosovo e Afghanistan e in servizio a Bruxelles.

“Il problema riguardo alla missione UNIFIL è che, come altre missioni ONU, può funzionare solo a patto che operi tra entità statuali che siano consenzienti e che siano in grado di esercitare un controllo effettivo su tutte parti in causa (e né Libano né Israele controllano gli Hezbollah, etero diretti da Teheran). Ogni volta che si è pensato di poter ampliare il ruolo militare dell’ONU, come ad esempio in Congo nel 1964, si è assistito a un fallimento, perché in campo c’erano anche milizie non statuali, come ora c’è Hezbollah in Libano o come in passato è accaduto in Somalia e in Bosnia, dove poi è subentrata la NATO, con ben diverso mandato, diverse regole d’ingaggio e soprattutto diversa credibilità politica”, spiega Li Gobbi.

Per il generale è fallito il principale obiettivo di Unifil, ossia il rispetto della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite: “Di fatto è disattesa da tempo: le forze israeliane si erano ritirate al di là della Blue Line, dove non avrebbero dovuto esserci operazioni militari, invece Hezbollah non solo ha proseguito con il lancio di missili sul nord di Israele, ma lo ha anche intensificato dopo il 7 ottobre”.

“Il punto è che l’ONU non è strutturata politicamente, prima ancora che militarmente, per condurre in proprio operazioni di peace enforcing, ma solo di peace keeping. Pertanto, una missione ONU si può istituzionalmente basare solo sul consenso delle parti al suo operato e questo si fonda sulla fiducia. Se uno degli attori (in questo caso Israele) ritiene che quella Forza non garantisca più il rispetto delle condizioni concordate e che consenta invece alla controparte di acquisire vantaggi ritenuti illegittimi, è inevitabile aspettarsi sfiducia nell’operato della missione ONU – sottolinea il generale - Per questo Israele ha chiesto a UNIFIL di arretrare di 5 km, per poter agire contro Hezbollah, che ha le sue postazioni proprio in quell’area. Non è perché, come qualcuno sostiene, non vuole che ci siano ‘testimoni scomodi’, ma semplicemente perché avere una forza frapposta impedisce le operazioni e, oltretutto, facilita Hezbollah che può contare sul fatto che l’avversario non lo colpisca per la prossimità con la missione”. Esiste anche un precedente analogo: “Accadde il 16 maggio 1967 da parte dell’Egitto in Sinai. All’epoca il Segretario Generale delle Nazioni Unite, U Thant, attese tre giorni, poi acconsentì. Neanche un mese dopo Israele, dovette lanciare un attacco preventivo per precedere l’ormai imminente aggressione egiziana (con la guerra dei sei giorni)”, ricorda il generale.

Ora sono però diverse le reazioni alle operazioni israeliane che hanno colpito Unifil, anche se la missione non viene meno: “Il ministro della Difesa, Crosetto, ha protestato ufficialmente e non poteva fare altrimenti. Qualche mese fa le nazioni contributrici più importanti (Italia, Francia e Spagna) avrebbero dovuto porre con forza il problema al Segretario Generale e al Consiglio di Sicurezza: o si cambia la missione per renderla in condizione di far veramente implementare la 1701 o si ritirano i contingenti. Quella finestra di opportunità temporale è, a mio avviso, ormai svanita. Adesso un ritiro del solo contingente italiano non può essere accettato politicamente e apparirebbe una fuga indecorosa, a meno che a livello di Consiglio di Sicurezza ONU non si decida il ritiro dell’intera missione”, spiega Li Gobbi.

Inevitabile pensare anche all’altro fronte, quello con l’Iran, verso cui ci si aspetta una risposta di Israele dopo il lancio di 200 missili, il 1° ottobre. “È molto difficile dire quale potrebbe essere. Per colpire le infrastrutture nucleari Israele dovrebbe consultarsi con gli Usa, che vivono un momento di estrema debolezza politica, sia per cambio di presidenza, sia perché il Presidente attuale è in gran parte delegittimato all’interno, dopo il ritiro dalla campagna elettorale. I due candidati, invece, è immaginabile che non si vogliano esporre oggi per motivi di prudenza. Credo, quindi, che potrebbe essere più percorribile la via di un attacco ai terminali petroliferi iraniani, che Tel Aviv potrebbe condurre autonomamente e senza neppure infastidire le monarchie sunnite, con le quali Israele deve continuare a mantenere aperto un dialogo. Ovviamente, però, Israele ci ha abituato anche ad attacchi imprevedibili”.

Difficile, quindi, pensare alla fine del conflitto a breve. “Personalmente non vedo grandi soluzioni all’orizzonte, perché tutte richiedono un coinvolgimento di Teheran. Ma finché in Iran c’è la teocrazia degli Ayatollah al potere si potranno vincere delle battaglie, come a Gaza, ma non raggiungere il termine delle ostilità. D’altro canto né egiziani né giordani vogliono rimanere coinvolti nella questione palestinese. In Libano finché non viene espulso Hezbollah non si risolve il problema degli attacchi dal sud del Paese e, infine, la persistenza di Assad in Siria ha la sua influenza sugli sciiti. È tutto interconnesso – chiarisce Li Gobbi - Si potrebbe solo auspicare che una sollevazione della popolazione iraniana possa rovesciare l’attuale potere, ma temo che ad oggi sia improbabile. Un conto sono le comunità cittadine, che possono dar vita a proteste a Teheran, ma gli Ayatollah godono di un forte sostegno nelle campagne, esattamente come in Afghanistan, dove si sono viste le conseguenze nel pensare che tutta la popolazione fosse pronta a ribellarsi ai talebani”.

Quanto alle potenze mondiali e a un loro possibile intervento come mediatori, “Forse ci vorrebbe il coinvolgimento degli Usa, che però non ci sarà almeno fino dopo le elezioni. Ma serve anche il contributo di Russia e Cina. Con quali contropartite, però? È immaginabile che queste richiedano qualcosa in cambio, magari rispettivamente in Ucraina e nel Mar Cinese meridionale, a Taiwan”.

di Eleonora Lorusso

Perché Israele ha colpito Unifil (ed era forse inevitabile che accadesse)

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2024-10-13 12:28:25

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2024-10-16 21:10:22

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L'Unifil ha denunciato che un carro armato israeliano ha sparato contro una sua postazione nel Sud del Libano. Le parole di Netanyahu

Israele spara (ancora) contro Unifil. L'Unifil ha denunciato che un carro armato israeliano ha sparato contro una sua postazione nel Sud del Libano: “Questa mattina - spiega Unifil, la forza Onu dispiegata al confine tra Libano e Israele, in una nota - i peacekeeper in una posizione vicino a Kafer Kela hanno osservato un carro armato Merkava dell'Idf sparare alla loro torre di guardia. Due telecamere sono state distrutte e la torre è stata danneggiata”.

“Ancora una volta vediamo fuoco diretto e apparentemente deliberato su una posizione Unifil” sottolinea Unifil, che prosegue: “Ricordiamo all'Idf e a tutti gli attori il loro obbligo di garantire la sicurezza e la protezione del personale e delle proprietà delle Nazioni Unite e di rispettare l'inviolabilità dei locali delle Nazioni Unite in ogni momento”.

“Non abbiamo assolutamente nulla contro l'Unifil”. Queste le parole che il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha pronunciato in un'intervista a Le Figaro. “È vero che Hezbollah si nasconde spesso dietro postazioni Unifil per lanciare dei missili contro di noi” spiega Netanyahu. La milizia libanese “ha scavato centinaia di tunnel e di nascondigli - prosegue il premier israeliano - dove abbiamo appena trovato una quantità di armamenti russi di ultima generazione. In quasi vent'anni, quanti missili di Hezbollah ha fermato l'Unifil? Zero!”.

di Mario Catania

Israele spara (ancora) contro Unifil. Netanyahu: “Nulla contro la missione Onu”

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2024-10-17 09:45:20

2024-10-17 07:45:20

"L'Italia ha ribadito che riconosce il diritto di Israele a resistere e difendersi dagli attacchi di chiunque”. Sono le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto

"L'Italia ha ribadito che riconosce il diritto di Israele a resistere e difendersi dagli attacchi di chiunque”. Sono le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto pronunciate nella sua informativa al Senato riguardo i recenti attacchi israeliani alle basi Unifil in Libano.

“Allo stesso tempo - prosegue Crosetto - abbiamo chiesto ad Israele di attenersi alle regole del diritto internazionale e di proteggere l'incolpevole popolazione civile, a Gaza come in Libano, ed il contingente Onu".

"Continuiamo a lavorare ad una soluzione diplomatica che, per quanto difficile, è l'unica possibile. Unifil va rafforzato e le forze libanesi rese più credibili. Servono nuove regole d'ingaggio e devono essere fatte rispettare. Ad Israele diciamo di aiutarci a rafforzare Unifil e le forze libanesi per fare in modo pacifico quello che sta facendo con le armi" aggiunge Guido Crosetto.

"Meglio che sia chiaro e resti agli atti: non è messa in discussione la nostra partecipazione a Unifil che proseguirà fino a quando ve ne sarà la necessità e le Nazioni Unite, insieme ai 50 Stati contributori, non decideranno diversamente. Andare via ora non porterebbe alcun beneficio e minerebbe, forse definitivamente, la credibilità stessa delle Nazioni Unite" sottolinea il ministro della Difesa.

Crosetto spiega: "Ho voluto segnalare la necessità di un incisivo e rapido intervento delle Nazioni Unite che metta Unifil nelle condizioni di esercitare una reale deterrenza all'uso della forza. Questo potrebbe essere ottenuto prevedendo diverse opzioni operative, quali ad esempio la presenza di una riserva schierabile rapidamente nel Sud del Libano, garantendo così la piena libertà di manovra delle unità e adeguando equipaggiamento e dotazioni all'ambiente in cui operano".

di Mario Catania

Crosetto: "Israele rispetti il diritto, i civili e l'Unifil"

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2024-10-17 19:57:44

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