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In Campania risultati contro la dispersione scolastica

Sotto il 10%, per la prima volta vicino alla media europea. In Campania, specialmente nella provincia di Napoli, la dispersione scolastica è in calo. L’intervista a Valeria Pirone, dirigente scolastico dell’Istituto tecnico tecnologico “Marie Curie”

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Sotto il 10%, per la prima volta vicino alla media europea. In Campania, specialmente nella provincia di Napoli, la dispersione scolastica è in calo. Così riferiscono le cifre prodotte dalle analisi del Ministero dell’Istruzione e dell’Istat, secondo cui nella regione si è dimezzata la percentuale di abbandono in soli sette anni, con il dato che si attesta al 9,7%: la media italiana è all’8,2%, al di sotto di quel 9% indicato dall’Unione Europea come target entro il 2030.

«È un fenomeno positivo. Se n’è parlato tanto e si è fatto tanto, è giusto quindi che i risultati positivi vadano evidenziati. Senza però abbassare il livello di guardia, ma anzi ricordando che l’anello debole del sistema resta la famiglia, oltre alla necessità di potenziare i servizi sociali» dice a “La Ragione” Valeria Pirone, dirigente scolastico dell’Istituto tecnico tecnologico “Marie Curie” di via Argine, nel quartiere Ponticelli. Siamo nella zona orientale di Napoli, area di degrado e violenze con alto tasso di abbandono scolastico, dove sono stati collocati per la prima volta all’ingresso poliziotti con cani antidroga e metal detector, per intercettare armi e coltelli. Da queste parti, nei giorni scorsi, c’è stato l’ennesimo agguato ai danni di un giovane, un ventenne ucciso dinanzi a un bar nei pressi della sua abitazione.

«Sulla dispersione scolastica è migliorato innanzitutto il monitoraggio» sottolinea il dirigente scolastico. «C’è una piattaforma ad hoc sul sito del Comune di Napoli con un controllo serrato delle assenze dei ragazzi. Vi viene stilato un report mensile, con immediata segnalazione ai servizi sociali in caso di assenze prolungate in aula». È stato richiesto uno sforzo anche alle scuole: «Si sono dovute dotare di strutture che monitorassero la situazione. Insomma, è in atto un controllo certosino. E poi segnaliamo l’intervento dei servizi sociali, che può e deve essere migliorato in termini di organico ma sta ottenendo buoni risultati. Va riconosciuto a tutti che con un lavoro multisettoriale i bambini che non andavano a scuola ci stanno tornando».

I dati del Ministero dell’Istruzione mostrano che circa 8mila studenti campani sono tornati sui banchi nel corso dello scorso anno, con la provincia di Napoli al comando della graduatoria (4.285 alunni recuperati) davanti a Caserta e Salerno. Per garantire il calo della dispersione scolastica in Campania, lo scorso anno le scuole hanno attivato oltre 2.300 iniziative focalizzate sulla motivazione. Progetti che mirano a supportare gli studenti con svantaggi socioeconomici, perché l’abbandono scolastico è un fenomeno sociale complesso.

Assieme agli interventi su inclusione sociale e disagio giovanile, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara considera decisivo l’impatto del decreto Caivano, che ha inasprito le sanzioni e i controlli sulla responsabilità dei genitori, prevedendo la reclusione fino a 2 anni per la mancata frequenza scolastica dei figli minori e il rischio di perdita della responsabilità genitoriale in caso di condotte pregiudizievoli. Inoltre inasprisce le sanzioni amministrative per l’omessa vigilanza.

«Su questi tipi di provvedimenti si storce il naso, ma sono misure utili soprattutto per quei genitori che non hanno gli strumenti per comprendere quanto sia importante che i loro figli vadano a scuola» riflette ancora Pirone. «Voglio ricordare che la dispersione scolastica è presente soprattutto nella scuola primaria, quando gli alunni di 6-10 anni devono essere accompagnati da un genitore. Se il padre o la madre mostra incapacità genitoriale, preferendo restare a dormire la mattina – il caso tipico – invece che portare il proprio figlio a scuola, il bambino perde segmenti fondamentali del suo percorso scolastico. Con il risultato che poi, una volta arrivato alla scuola secondaria di primo grado, matura un tale livello di frustrazione che lo demotiva fino a indurlo ad abbandonare del tutto i banchi».

Di Nicola Sellitti

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