Iran: asilo per calciatrici in Australia, parla l’attivista Shervin Haravi: “Repressione ancora più forte”
Asilo politico concesso alle cinque calciatrici iraniane che si erano rifiutate di cantare l’inno della Repubblica Islamica
Asilo politico concesso alle cinque calciatrici iraniane che si erano rifiutate di cantare l’inno della Repubblica Islamica. L’Australia, attraverso il ministro degli Interni, Tony Burke, ha accolto la richiesta delle atlete – che erano in trasferta nel Paese per la Coppa d’Asia – spaventate dalle possibili persecuzioni in patria per la protesta silenziosa contro il regime di Teheran, avvenuta il 2 marzo scorso prima della partita inaugurale del torneo, persa 3-0 contro la Corea del Sud al Gold Coast Stadium, nel Queensland. Le calciatrici si erano rifugiate, prima di essere “accettate” nel paese australiano, in un “luogo sicuro”, scortate dalla polizia australiana. Il rifiuto a intonare l’inno nazionale venne attuato anche dalla nazionale maschile, ai Mondiali 2022.
E se Esmaeil Baghaei, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, nell’invitare le giocatrici della nazionale femminile di calcio dell’Iran a “tornare a casa”, ha detto: “Alla nazionale femminile di calcio dell’Iran: non preoccupatevi – l’Iran vi aspetta a braccia aperte.
Tornate a casa”, l’avvocata-attivista iraniana Shervin Haravi ha denunciato a La Ragione “il clima” nel suo Paese: “In Iran in questo momento la repressione è ancora più forte, sia nei confronti delle donne che degli uomini iraniani. Esiste un reale pericolo sia di ulteriori minacce e torture, sono aumentate le esecuzioni in carcere, anche se facciamo riferimenti ai numeri, sono più di 500 dall’inizio del 2026. Anche molti manifestanti che hanno espresso il loro dissenso pacificamente sono stati condannati a morte, la situazione è allarmante”.
Di Nicola Sellitti
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