John Bolton, ex consigliere per la sicurezza nazionale: “le decisioni di Trump sono non sistematiche e frammentate”
John Bolton prevede che i repubblicani possano perdere la Camera, indebolendo Donald Trump e aprendo a nuove tensioni politiche. Critica inoltre la sua leadership, giudicata priva di visione strategica, e ipotizza una futura resa dei conti nel Partito repubblicano.
Come andranno le elezioni di midterm? «È difficile prevederlo, ma molti ritengono che i repubblicani perderanno la Camera e che i democratici otterranno una maggioranza di 10-20 seggi, utile a bloccare l’agenda legislativa di Trump così come ad avviare nuove indagini congressuali e forse un altro impeachment contro di lui». È questa l’ipotesi avanzata a “La Ragione” da John Bolton, già rappresentante permanente alle Nazioni Unite e consigliere per la Sicurezza nazionale Usa nel corso della prima presidenza Trump. Una sconfitta del Gop al Senato sembrerebbe invece più improbabile. Dovesse accadere, «l’offensiva democratica metterebbe potenzialmente sotto pressione Trump al punto da indurlo a focalizzarsi soltanto sulla politica interna, tralasciando quella internazionale nel tentativo di respingere gli attacchi dell’opposizione».
Le minacce esterne aumenterebbero di conseguenza, con la Cina più assertiva, la guerra in Ucraina destinata a prorogarsi oltremodo e una crescente instabilità in Medio Oriente, dando vita a un periodo estremamente pericoloso. Bolton ritiene però che emergerà una leadership alternativa a Trump nel Gop: «Tanti pensano a J. D. Vance come suo erede designato ma, anche se è probabile che si candidi alle primarie, non è scontato che ottenga la nomination repubblicana». A sfavorirlo sarebbe il progressivo calo del gradimento dell’amministrazione Trump, alla cui figura l’attuale vicepresidente è inesorabilmente legato, rischiando così l’effetto identico subito da Kamala Harris con Joe Biden nel 2024.
Bolton prevede una lotta nel Partito repubblicano per la direzione politica da intraprendere: «In base alle mie conversazioni con membri di Camera e Senato, ma anche con elettori del partito in tutto il Paese, ritengo che il Gop sia ancora una forza di stampo ideologico reaganiano. Larga parte delle iniziative di Trump non sono condivise né in politica estera né interna». L’attuale presidente sarebbe stato votato per ragioni non di ideologia bensì di opportunismo, ad esempio in virtù dell’ampliamento delle partecipazioni statali nelle aziende americane private (come l’acquisizione da parte del governo del 10% di Intel, azienda multimediale leader in progettazione e produzione di semiconduttori).
Ritenendo l’ostilità di Trump verso la Nato e gli alleati statunitensi non ampiamente condivisa nella popolazione, Bolton resta pertanto ottimista sul futuro del proprio Paese una volta terminata la presidenza attuale. Tuttavia «restano tre anni da attraversare sotto la guida di un comandante in capo che è un’aberrazione. Non abbiamo mai avuto un presidente come lui prima e – Dio volendo – un personaggio simile non ritornerà».
Stando a quanto Bolton racconta per esperienza personale, Trump non avrebbe una filosofia e neanche una visione: «In materia di sicurezza nazionale è privo di una grande strategia, non fa politica nel senso comune del termine. Si è definito “transazionale”. Cosa significa? Che affronta qualsiasi tema con desiderio di trarne vantaggio o accordarsi con la controparte». Bolton traccia insomma il profilo di un uomo che agisce ogni giorno in maniera differente pure sulla stessa tematica, incapace di partorire un logico ragionamento consequenziale e quindi potenzialmente condizionabile da ogni interlocutore. Un quadro senza precedenti nella storia americana. «Le decisioni di Trump sono non sistematiche e frammentate».
Non gioca una partita complessa di scacchi tridimensionali, come sostenuto dai suoi seguaci, ma agisce istintivamente e senza dar prospettiva a scelte e decisioni». La sua epoca, continua l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale, è dunque destinata a rivelarsi un episodio molto negativo della storia, con la speranza che non causi danni irreparabili. «È comunque vero che Trump s’inserisce in un quadro sociale americano fortemente polarizzato, a lui antecedente e dalla sua figura peggiorato, ma di cui non è il primo creatore. Di questo dovrà tener conto chi studierà la fase storica che l’ha visto al comando degli Stati Uniti».
di Tommaso Alessandro De Filippo e Francesco Subiaco
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