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title: Vietare i social non è la soluzione
description: "La psicologa Ludovica Badeschi sul divieto dei social: \"La proibizione genera ribellione: un discorso più cooperativo può dare risposte\""
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date: 2024-12-08
author: Ilaria Donatio
url: https://laragione.eu/interviste/ludovica-badeschi/
categories: [Interviste e opinioni]
tags: [social, social media]
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# Vietare i social non è la soluzione

![Ludovica badeschi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/interviste-DEF-60-1024x639.jpg)

La psicologa Ludovica Badeschi sul divieto dei social per i più giovani: "La proibizione genera ribellione: soltanto un discorso più cooperativo può dare risposte"

**Secondo l’ultimo rapporto Unicef, a livello globale un adolescente su 7 fra i 10 e i 19 anni convive con un disturbo mentale diagnosticato**: nel 40% dei casi si tratta **di ansia e di depressione**,** ma in gran parte non c’è né una diagnosi né una terapia**. Fra le cause potenziali di questo disagio c’è **un uso problematico dei *social media*:** un allarme che ha compattato un fronte piuttosto trasversale animato dalla volontà di limitare o **addirittura impedire l’accesso alle diverse piattaforme prima di una certa età**. La prima a essere passata alle vie di fatto è stata l’Australia: il Senato federale di Canberra ha appena approvato il provvedimento più severo al mondo contro l’uso dei *social network*, impedendone l’accesso agli *under* 16. **Come? Ancora non è chiaro.**

**Ludovica Bedeschi è psicologa psicoterapeuta, terapeuta Emdr e *peak performance trainer***. Lavora ogni giorno con adolescenti che soffrono anche di disturbi collegati a questo tipo di dipendenza: **«I *social* sono una vetrina continua di un mondo artefatto**. Una vetrina in cui persino la vulnerabilità è manipolata allo scopo di aumentare ***like* e visibilità. E le aziende monetizzano il disagio perché sanno che veicola consenso**» spiega. Ma a questo *tsunami*, che i *social* hanno provocato nelle vite dei più giovani, i genitori spesso non sanno come reagire: «**Ogni volta che c’è un problema siamo abituati a cercare un colpevole. **Certo, se gli adulti in casa si mostrano costantemente con il cellulare in mano, è difficile poi dire ai ragazzi di non usarli».

**Ma un divieto imposto per legge basterebbe?** «**La proibizione genera ribellione, lo sappiamo da sempre: soltanto un discorso più cooperativo può dare risposte. **Non bisogna mai stancarsi di perseguire il dialogo perché si tratta di un’ondata inarrestabile.** Lo sforzo di condivisione deve partire dagli adulti, che non devono mai stancarsi di cercare un coinvolgimento sui contenuti di cui i giovani sono fruitori**». Questo implica uno sforzo, da parte delle scuole e delle famiglie, per rendere quello dei *social* uno strumento formativo: «**Perché per esempio non parlare a scuola dei *trend* su TikTok? **Sarebbe un modo per discutere di temi che di fatto coinvolgono i più giovani e che non possono essere solo banalizzati o ignorati» suggerisce Bedeschi.

E ancora. Certe dinamiche non sono una novità del nostro tempo: «**Non sono una nativa digitale, quando ero bambina non esistevano Instagram né TikTok, ma c’erano la televisione e i videogiochi**. Mia nonna mi diceva “Stai sempre davanti alla tv!” oppure “**Spegni quel videogioco**!”. Questo per dire che è cambiata la cornice, **ma non il quadro**». Da mamma, Bedeschi ammette di aver accettato che la figlia (in terza media) aprisse un profilo su Instagram «**ma non su TikTok, un *social* pericoloso per i giovanissimi, per il serio rischio dopaminergico che corrono**». Qui entra in gioco la neurobiologia: «**Non è soltanto un problema sociale. **Scrollare per ore quei micro-video genera il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore collegato alla dipendenza» spiega.

Poi c’è il grande tema del confronto: «**Sa che oggi il Viagra è usato soprattutto dai ragazzi fra i 18 e i 25 anni? Vanno su YouPorn, assistono a prestazioni che sono fuori dalla realtà e poi acquistano il farmaco per non essere da meno.** Ecco da dove nasce la depressione: è una risposta alla comparazione. Se riuscissimo a evitare ai ragazzi questo impulso a sentirsi in competizione, ridurremmo potenziali motivi di rischio per loro».

di *Ilaria Donatio*
