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Nadav Shoshani, colonnello delle Forze armate d’Israele: “Disarmare i nemici, decapitare le minacce”

“Grazie ai nostri attacchi siamo riusciti a degradare Hezbollah da terror army a terror group”: intervista a Nadav Shoshani, colonnello delle Forze armate d’Israele

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Contattato da “La Ragione”, la prima risposta che dà il tenente colonnello Nadav Shoshani, portavoce per i media internazionali di Tsahal (l’Armata di Difesa d’Israele), è – senza voler fare giochi di parole – disarmante: «I missili li colpiscono entrambi, indifferentemente». Perché se è logico chiedersi se gli arabi e gli ebrei israeliani vivono con lo stesso spirito questo ennesimo conflitto che li riguarda, è anche vero che i rischi che corrono sono comuni. Specialmente da quando, ricorda Shoshani, il regime iraniano ha deciso di usare missili balistici con testata a grappolo per colpire le aree abitate d’Israele in risposta all’attacco israelo-statunitense.

Nei giorni scorsi la cittadina arabo-beduina di Zarzir, situata a 10 km a Ovest di Nazareth nella Bassa Galilea, è stata suo malgrado prova di questo ‘destino comune’ con almeno 60 cittadini feriti e circa 300 case danneggiate dall’esplosione di un missile di Teheran. Nessuno di questi attacchi iraniani è però ancora riuscito a intaccare l’operatività dell’aviazione israeliana, impegnata in una fitta e complessa campagna di bombardamenti sia sul Libano sia sull’Iran.

Se nella Guerra dei 12 Giorni qualche missile era riuscito a superare le difese antiaeree della base militare di Nevatim, gli israeliani hanno appreso la lezione. «Se non ci hanno colti impreparati è sia per l’esperienza combattiva accumulata sinora sia grazie all’intensità con cui ci siamo preparati al confronto» rivendica il tenente colonnello. Niente poteva però preparare il Nord d’Israele ai più di mille tra missili e droni che ha lanciato Hezbollah, riuscendo in parte a superare il sistema di intercettazione a raggi laser “Iron Beam” e il celeberrimo “Iron Dome”. «Iron Beam è stato un successo e si è dimostrato molto efficace con una percentuale altissima di vettori nemici distrutti» conferma Shoshani «ma la miglior difesa rimane l’attacco».

Un attacco in atto, nonostante gli sforzi del governo di Beirut per neutralizzare l’ala armata di Hezbollah. «Siamo anche felici dei passi che ha compiuto il governo libanese per distanziarsi dai miliziani agli ordini di Naim Qassem, ma il processo del loro disarmo non si è rivelato efficace» nota il portavoce «e ora siamo costretti a espandere la nostra area operativa nel Sud del Libano per ottenere quel risultato». Quale risultato? «Oggi rimuovere il pericolo immediato per i nostri cittadini di essere colpiti da questi attacchi» chiarisce Shoshani «e domani portare a termine il processo di pacificazione di Hezbollah, in modo da risolvere il problema per sempre». Un proposito che, se eseguito alla lettera, potrebbe portare i boots on the ground israeliani fino alla Valle della Beqa’ nel Nord del Libano. Questo perché, malgrado i numerosi decapitation strikes, né Hezbollah né l’Iran hanno dato segni di voler rinunciare alla “lotta di resistenza contro il nemico sionista”.

Il portavoce di Tsahal fa un primo bilancio: «Riteniamo che gli attacchi siano stati comunque efficaci, se dobbiamo basarci sulle difficoltà dei nostri nemici nel coordinarsi dopo aver perso così tanti membri delle loro catene di comando e comandanti esperti dalla lunga esperienza, spesso insostituibili». Nel 2023, all’apice della potenza di Hezbollah, gli israeliani stimavano che l’arsenale dell’organizzazione terroristica fosse composto da almeno 200mila ordigni fra droni, razzi, missili e munizioni di mortaio. Tre anni dopo i loro analisti danno per distrutto circa il 90% di questo arsenale, ma la decima parte di 200mila assomma comunque a un parco d’armi ancora temibile.

«Grazie ai nostri attacchi siamo riusciti a degradare Hezbollah da terror army a terror group e quindi non rappresenta più una forza capace di sostituirsi al governo libanese, specialmente mentre è impegnata in un confronto con noi» spiega Shoshani. In ogni caso Israele si dice non interessata a compiere dei regime change tanto in Libano quanto in Iran. Per Tsahal l’endgame significa piuttosto la rimozione delle minacce esistenziali: le postazioni di Hezbollah nel meridione libanese e il programma sia missilistico sia nucleare dell’Iran, con le relative scorte.

Di Camillo Bosco

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