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title: "Padre Ibrahim Faltas: &#8220;Bisogna ritornare ad essere umani e rispettare la vita&#8221;"
description: Intervista a Padre Ibrahim Faltas, francescano della Custodia di Terra Santa, figura di riferimento a Gerusalemme e nei territori palestinesi
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date: 2025-09-11
author: Catia Demonte
url: https://laragione.eu/interviste/padre-ibrahim-faltas-bisogna-ritornare-ad-essere-umani-e-rispettare-la-vita/
categories: [Interviste e opinioni]
tags: [esteri, guerra, israele, Palestina]
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# Padre Ibrahim Faltas: &#8220;Bisogna ritornare ad essere umani e rispettare la vita&#8221;

![Padre Ibrahim Faltas](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/09/Padre-Ibrahim-Faltas-1024x639.jpg)

Intervista a Padre Ibrahim Faltas, francescano della Custodia di Terra Santa, figura di riferimento a Gerusalemme e nei territori palestinesi da oltre trent’anni

In un Medio Oriente sempre più segnato dalla violenza, Padre Ibrahim Faltas, francescano della Custodia di Terra Santa, è una figura di riferimento a Gerusalemme e nei territori palestinesi da oltre trent’anni.
Ha vissuto in prima persona momenti drammatici della storia recente, dalle Intifada all’assedio della Basilica della Natività, e continua ancora oggi a farsi testimone del dolore di una terra fortemente provata.

Lo abbiamo intervistato e ci offre una riflessione profonda sulla crisi attuale, sul ruolo delle comunità religiose, sulla responsabilità della comunità internazionale e su “Sumud Flotilla”, la missione umanitaria diretta in queste ore a Gaza.

***Cosa ci può raccontare della situazione attuale in Terra Santa?​***

La situazione peggiora di giorno in giorno, quasi di ora in ora. Dopo l’attentato di Gerusalemme di lunedì 8 settembre e l’attacco a Doha del giorno dopo, la possibilità di arrivare ad un cessate il fuoco si allontana. Conosco bene i due popoli e conosco le loro sofferenze. In Terra Santa tutti soffrono: israeliani e palestinesi, cristiani, ebrei e musulmani.​​

***Che ruolo possono avere le comunità religiose nella costruzione della pace? E cosa può fare la Chiesa, concretamente, oggi?***​

Sono un francescano della Custodia di Terra Santa, provincia religiosa fortemente voluta da San Francesco che nel 1219 venne in Terra Santa a portare la pace. La nostra presenza cristiana è sempre stata apprezzata e richiesta in questa terra martoriata. Gli appelli di Papa Francesco e di Papa Leone XIV sono rivolti a chi può fermare la violenza, ma non sono stati ascoltati perché non c'è la volontà di arrivare alla pace. ​​

***Cosa pensa della posizione della comunità internazionale di fronte al conflitto israelo- palestinese? Ritiene che l’Europa e l’Italia stiano facendo abbastanza?​***

La pace ha bisogno di cura e di attenzione costanti. La comunità internazionale non ha fatto abbastanza per evitare una escalation di violenza che ha portato a questa situazione drammatica. Non ci sono stati gli interventi opportuni per far rispettare accordi e leggi internazionali già approvati da anni. La mancanza di controllo ha fatto aumentare la spirale di odio e di vendetta. L'Europa e l'Italia possono chiedere ai responsabili degli organismi internazionali di intervenire con gli strumenti della giustizia e favorendo le soluzioni giuste per due popoli che soffrono da troppo tempo.​​

***In questi giorni si parla molto della “Sumud Flotilla”, l’iniziativa internazionale partita per portare aiuti umanitari a Gaza via mare. Come legge questa iniziativa?***

Ogni iniziativa di aiuto a chi soffre deve essere prima di tutto una iniziativa di pace. La società civile internazionale in questi ultimi due anni si è sentita sempre più impotente di fronte a quanto avveniva, e purtroppo ancora avviene, a Gaza. Chi è partito su quelle navi, affrontando disagi e pericoli, per raggiungere Gaza e per dare sollievo a quella povera umanità, ha sicuramente intenzione e volontà di pace.​​

***Israele ha già dichiarato che impedirà l’arrivo della Sumud Flotilla a Gaza. Qual è la sua opinione su questa risposta? ***

Se fosse stata concessa la possibilità di fare entrare gli aiuti umanitari così vitali per Gaza, quelle stesse persone che ora sono in mare sarebbero state disponibili a farlo in modo organizzato e direttamente sul luogo. Il gesto di arrivare dal mare è simbolico e concreto nello stesso tempo. E spero veramente che possano raggiungere chi ha tanto bisogno senza difficoltà e in sicurezza. Non si può rimanere inermi di fronte alla sofferenza e al dolore di esseri umani innocenti e indifesi.​​

***Se potesse lanciare un appello al mondo intero, oggi, quale sarebbe?​ ***

Quello che succede a Gaza, come in altri scenari di guerra, è disumano. Chiedo alle coscienze di chi può fermare il fuoco, di tornare ad essere umano e di rispettare la vita, ogni vita, tutte le vite.

Di *Catia Demonte*
