Paolino Montanino, General manager di Avanade: “L’AI è una questione culturale”
Le parole di Paolino Montanino in vista dell’Avanade World Tour, che farà per la prima volta tappa a Milano il prossimo 26 maggio ai Chiostri di San Barnaba e di cui “La Ragione” è media partner. Il video
Non c’è argomento più dibattuto e in fin dei conti poco compreso dell’intelligenza artificiale. Fra grandi esperti – non di rado presunti – paure ricorrenti e opportunità dimenticate, si rischia di fare più che altro confusione. Le aziende italiane hanno un tesoro fra le mani e spesso non se ne rendono conto. Ne abbiamo parlato con Paolino Montanino, General Manager Italia di Avanade, azienda multinazionale leader nei servizi professionalie Global System Integrator Partner di Microsoft, in vista dell’Avanade World Tour, che farà per la prima volta tappa a Milano il prossimo 26 maggio ai Chiostri di San Barnaba e di cui “La Ragione” è media partner.
«Tutti parlano di AI ma io preferisco riportare il tema all’innovazione, che per me significa impatto» afferma Montanino. «La domanda vera è quale effetto ha una tecnologia sulla competitività e sulla crescita di un’azienda. Se l’AI viene trattata come una tecnologia ‘interessante’, difficilmente genera valore. Se invece diventa una leva strategica, il discorso cambia». Secondo Avanade, in Italia il rischio è soprattutto di sbagliare approccio: «Pensiamo a strumenti come ChatGpt o Copilot, molti li usano come un nuovo motore di ricerca. In quel caso per l’utente non cambia nulla. Il cambiamento reale avviene quando l’AI viene integrata nei processi aziendali e porta a ripensare radicalmente il modo di lavorare. L’AI non è un pacchetto da accendere: è una questione culturale. Bisogna chiedersi come inserirla nei processi, ad esempio per capire come ridurre i tempi di fermo macchina o di consegna. È lì che nasce la vera innovazione».
«Per renderla con una metafora parlante io sono un “runner della domenica”: corro e, prima ancora, cammino, per riflettere» continua Montanino. «Oggi molte aziende accelerano senza un piano, spinte dalla foga di innovare, fino a restare senza fiato. Serve un passo sostenibile per pensare all’AI come un moltiplicatore e non un aggravio. Come nella filosofia giapponese dell’1% incrementale: migliorare costantemente, con il giusto ritmo, progressivo e continuo».
Avanade è un colosso internazionale che ha la propria ragion d’essere nello sviluppo di soluzioni human-centered in grado di generare un impatto concreto sul business, anche grazie all’intelligenza artificiale. Il suo stesso nome è una crasi di due termini che ci riportano alla dimensione del percorso innovativo e del ritmo, avenue e promenade: «Assolutamente. Avenue indica la direzione, la velocità, il nostro essere il più grande partner di Microsoft a livello globale. Promenade richiama il camminare, il guardarsi intorno. Non significa andare piano, ma prendersi il tempo per riflettere. L’Avanade World Tour del prossimo 26 maggio è pensato per questo: mostrare il percorso verso l’innovazione, la direzione tecnologica e soprattutto il modo per integrarla nel lavoro quotidiano».
Molti fanno fatica con il concetto stesso di intelligenza artificiale, figuriamoci con quello di intelligenza artificiale “agentica”. Ecco cosa sono gli ‘agenti’ AI, nelle parole di Paolino Montanino: «Senza una definizione tecnica, un agente è come un collega artificiale, può aiutare a prendere decisioni, automatizzare compiti ed essere in parte autonomo. In un’azienda manifatturiera può supportare un caporeparto, distinguendo se un problema è tecnico o di performance. Ma attenzione: in entrambi i casi, l’individuo resta sempre centrale nel validare e prendere la decisione finale. Sempre».
Arriviamo così al grande tema della paura per i posti di lavoro ‘rubati’ dall’AI. Voi fate questo lavoro tutti i giorni, da anni, siete partner di uno dei colossi che ha ridefinito il nostro mondo così come lo conosciamo oggi, Microsoft. Qual è il suo parere sulla situazione a oggi? «È un timore spesso alimentato, ma i dati dicono l’opposto: in Italia mancheranno circa 4 milioni di lavoratori nei prossimi anni» risponde Montanino. «L’AI può colmare questo gap, liberando le persone da attività ripetitive. In alcuni casi ha persino ereditato il know-how di operai in pensione, trasferendolo ai più giovani. L’AI potenzia, non cancella. Serve formazione continua, ma è sempre stato così. Credo sia questo il vero gap del nostro Paese» .
Montanino, ex nerd confesso e oggi a capo di Avanade nel nostro Paese, è un grande appassionato di fotografia. Gli regaliamo un obiettivo macro e un grandangolo: «Con il grandangolo vedo un dato critico ma ricco di opportunità, solo il 2,6% delle aziende usa l’AI agentica. Con il macro, soprattutto nel manifatturiero, vedo aziende che hanno smesso di inseguire prototipi fumosi per concentrarsi su casi d’uso concreti, con Roi immediato. Penso all’agente AI che supporta il caporeparto di cui vi dicevo: la tecnologia viene accettata dai lavoratori se ne percepiscono subito il vantaggio. Un percorso step by step, come una piramide: alla base la sicurezza dei dati e delle decisioni, al centro la tecnologia, in cima le persone, che restano il vero motore dell’impatto».
di Fulvio Giuliani
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