Parla il generare Pietro Serino, “Israele e Usa azzerano l’Iran ma non rovesciano il regime”
Petro Serino: ” Usa e Israele non sembrano mirate a rovesciare il regime iraniano ma ad azzerarne le capacità missilistiche convenzionali”
Per Pietro Serino, già capo di Stato Maggiore dell’Esercito e addetto militare presso l’Ambasciata d’Italia a Washington D.C., «le operazioni militari di Usa e Israele non sembrano mirate a rovesciare il regime iraniano ma ad azzerarne le capacità missilistiche convenzionali, distruggere i suoi legami con i proxy regionali e impedire che possa costruire l’arma nucleare». L’uccisione di Ali Larijani – segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran, suo leader de facto dopo la morte della Guida suprema Alì Khamenei – e di Gholamreza Soleimani, comandante della forza paramilitare Basij, sarebbero avvenute «per dimostrare l’assenza di incolumità per ciascun membro del regime e al tempo stesso la volontà israelo-americana di imporre un suo radicale rinnovamento. Tuttavia, se i vertici politici iraniani non si arrenderanno, la prosecuzione degli attacchi potrebbe favorire una rivolta interna in grado di rovesciare effettivamente il regime».
A sua volta Teheran starebbe colpendo quanti più Stati possibili regionali – in particolare le Monarchie del Golfo, in larga parte produttrici ed esportatrici di idrocarburi e fonti energetiche – per causare una crisi economica e di sicurezza marittima che convinca Washington a interrompere la guerra prima che il regime iraniano venga totalmente disarmato. «Questa strategia è razionale dal punto di vista iraniano: non possedendo le capacità per fronteggiare direttamente Usa e Israele, Teheran può attaccare attori danneggiabili sul piano economico e securitario che però – se pure intervenissero nel conflitto – non avrebbero capacità militari temibili, ossia i Paesi Arabi» osserva Serino.
Più difficile invece immaginare un ruolo decisivo dei curdi, etnia dalle molteplici sfaccettature e suddivisa in differenti aree di Iran, Turchia, Siria e Iraq. Peraltro costoro hanno già sperimentato le conseguenze del cambio degli equilibri strategici durante le crisi, subendo un sostanziale abbandono americano a causa della pressione diplomatica della Turchia, loro nemica acerrima. Un fattore che «allontana l’eventualità che i curdi sconfiggano il regime iraniano. Non conviene loro imbarcarsi in un’avventura militare dall’esito incerto e dalle conseguenze potenzialmente devastanti, oltretutto in un territorio geograficamente enorme come l’Iran».
Tutt’altro che scontato sarebbe pure l’intervento della Nato tramite l’attivazione dell’art. 5 o degli Stati membri dell’Ue, pur danneggiati dalle conseguenze della guerra. «L’Alleanza Atlantica è di natura difensiva e inoltre è composta anche da Stati dell’Est Europa che rivolgono l’attenzione sui propri confini, già messi a rischio dall’aggressività russa. È difficile che scoprano le difese per intervenire in un territorio lontano» spiega Serino. Una reticenza che si sta manifestando pure sul dossier dello Stretto di Hormuz: «Molti attori euro-atlantici sono restii all’ipotesi di inviare forze marittime per assicurarvi la libera navigazione, nonostante le esplicite richieste di Trump».
Infine, l’estrema ipotesi di un attacco missilistico dell’Iran verso l’Italia è giudicata dal generale Serino «non conveniente per Teheran sotto il profilo strategico: i Paesi europei come il nostro avrebbero la capacità di intervenire e abbattere la minaccia. Tuttavia, il regime teocratico ha dimostrato di non farsi scrupoli e ogni scenario è da considerarsi comunque possibile. Le difese italiane si saranno già predisposte per affrontare un simile evento. Dovesse verificarsi sono certo che sapranno fronteggiarlo».
Di Tommaso Alessandro De Filippo
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