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title: Proteste trattori, parla Danilo Calvani di Riscatto agricolo
description: "Agricoltori: \"Non è una passeggiata, siamo all’inizio e la situazione potrebbe sfuggire\". Le parole di Danilo Calvani, portavoce di Riscatto agricolo Nessun trattore fuori dall’Ariston, nessun agricoltore sul palco al Festival di Sanremo. Chi si aspettava di vederli calcare il palco dove sono in gar..."
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date: 2024-02-10
author: Eleonora Lorusso
url: https://laragione.eu/interviste/proteste-trattori-parla-danilo-calvani-di-riscatto-agricolo/
categories: [Interviste e opinioni]
tags: [Italia, proteste]
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# Proteste trattori, parla Danilo Calvani di Riscatto agricolo

![Danilo Calvani](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Danilo-Calvani.jpg)

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2024-02-09 16:33:23

2024-02-09 15:33:23

Il previsto arrivo dei trattori a Sanremo è ormai scaduto a barzelletta. Giungono, non giungono, giungono ma non salgono… sul palco?

Il previsto arrivo dei trattori a Sanremo è ormai scaduto a barzelletta. Giungono, non giungono, giungono ma non salgono. Inteso sul palco. Ovviamente nessuno pensava di portare un gigantesco mezzo agricolo dentro l’Ariston, ma per un po’ è sembrato certo – con tanto di formale invito di rito da parte di Amadeus in persona – che una delegazione degli agricoltori si sarebbe presentata sul palco. Il problema è che nessuno ha capito con chi poter parlare per organizzare la cosa, trovando l’innocua soluzione della lettura di un comunicato (scritto e letto da chi?). Lo ha certificato la stessa Rai, che da giorni cerca di normalizzare una protesta potenzialmente devastante per la pax sanremese. Anche a voler tacere del governo. Solo che non si trova nessuno, non c’è un leader riconosciuto, un’organizzazione, una struttura a confermare che si tratta di una protesta dalle caratteristiche peculiari. Almeno in Italia e a differenza delle oceaniche manifestazioni viste in Francia e Germania.

Com’è mai possibile che i target (almeno teorici) della grande protesta si affannino – nessuno escluso – a correre dietro ai manifestanti? Escluso l’autolesionismo, è tutto un blandirli, corteggiarli, cercare un qualsiasi modo di poter balzare alla guida di quei trattori. Badando accuratamente a farsi notare: «Ehi, sono qui con voi, mi vedete?!». Il tentativo di cavalcare la protesta è solare e se vogliamo pure comprensibile, soprattutto per chi va a caccia di consensi e di una rincorsa su avversari (o alleati…) che sembrano aver inesorabilmente preso il largo. Il problema è che qui non c’è letteralmente nessuno che osi almeno porre un argine e ricordare che, insieme a proteste condivisibili e comprensibili, ci sono gli interessi della comunità – intendiamo comunità dei cittadini europei, in questo caso – che meriterebbero almeno di essere considerati al pari delle rivendicazioni di chi ha portato i trattori per le strade.

A Sanremo c’è il Festival e si farebbe qualsiasi cosa pur di non mettere a rischio una macchina milionaria. Nel resto d’Europa c’è la campagna elettorale alle porte: a giugno si vota e guai a passare neppure per un istante dalla parte del ‘cattivo’, indifferente al grido di dolore degli agricoltori. Pena pagarne un prezzo di pancia, nei sondaggi prima e nelle urne poi. Pazienza che questo giochino metta pesantemente a rischio alcuni dei capisaldi di quel New Green Deal che è stato a lungo il marchio di fabbrica della Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen e abbracciato con entusiasmo da buona parte del gruppi parlamentari di Strasburgo. Tutto dimenticato, inseguendo un trattore. Viva un po’ di chimica: per la cura della terra, della qualità e del Green dovremo aspettare un po’ più del previsto. Cosa volete che sia.

In tutto questo vi è una bella quota di cinismo: nessun governo, tantomeno la Commissione, crede di poter concedere neppure una buona parte di quanto chiesto dagli agricoltori scesi in piazza. Perché non ci sono i soldi e perché la transizione ecologica la si può rimodulare ma non cancellare come se fino a oggi avessimo scherzato. Nel mentre e in attesa di giugno si può blandire, promettere qualcosa (poco), invitare a Sanremo. Dubitiamo che chi protesta non se ne sia già accorto o non arriverà alle nostre stesse conclusioni entro la fine del Festival: a quel punto dovranno accettare il fatto compiuto o alzare la posta. Per la seconda ipotesi sarebbe però necessaria una forza che probabilmente questa protesta non ha. Non ce l’ha nei numeri, perché la stragrande maggioranza della ‘categoria’ non si riconosce in questi ‘rappresentanti’. Si veda la difficoltà a individuare dei leader o anche solo dei portavoce che abbiamo richiamato in apertura.

Così, nel solco tracciato dall’immaginario aratro rischia di non restare proprio nulla, soltanto un buco. In questo caso nella terra e non nell’acqua, ma la sostanza è la stessa.

di Fulvio Giuliani

Solcando, la vicenda dei trattori a Sanremo

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2024-02-10 09:04:15

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2024-02-06 08:56:20

2024-02-06 07:56:20

Evitiamo la sceneggiata di trasformare la "protesta dei trattori" in star di Sanremo. Il nodo è dare di più ai nostri agricoltori, senza far saltare il sistema

Magari cerchiamo di evitarci la sceneggiata di trasformare la “protesta dei trattori” - in modo più preciso degli agricoltori che utilizzano i medesimi - in star di una settimana. Quella di Sanremo per l’esattezza. Capiamo e apprezziamo lo sforzo di Amadeus di tenere il caos lontano dal Festival, in qualche misura di “istituzionalizzarlo“ con l’invito formale (manco fossero Jannik Sinner…) agli agricoltori in rivolta, ma qui la faccenda non può diventare caciara televisiva o social. Nessuna persona di buon senso può archiviare la protesta con leggerezza o, peggio, sufficienza. Però, bisogna pur mantenere un minimo di sangue freddo ed equilibrio, ricordarsi che è sacrosanto riconoscere di più a chi lavora la terra - mestiere che ha ben poco a che vedere con quello descritto nei nostri sussidiari delle elementari - un lavoro sempre più tecnologico, specialistico, complesso. Al contempo, garantire la possibilità a tutte le fasce di popolazione e alle diverse disponibilità economiche di accedere ai prodotti della terra.

Il che, senza che nessuno ci salti alla giugulare, dovrà per forza significare poter ricorrere anche al consumo e all’importazione di prodotti certo non paragonabili a talune meraviglie dei nostri campi, ma ben più accessibili in termini di prezzo. È un fatto, altrimenti - per capirci - andremmo tutti a fare la spesa da fruttivendoli che sembrano gioiellerie. Solo che non è così, cerchiamo di non fare gli ipocriti. Il nodo è dare di più ai nostri agricoltori, senza far saltare il sistema, senza considerare acriticamente la grande distribuzione necessariamente nemica o “colpevole”. Garantendo la sacrosanta libertà di scelta anche per quanto riguarda i fornitori a cui rivolgersi. Non abbiamo alcuna nostalgia dei mercati tutelati, dei dazi e compagnia cantante (visto che stasera comincia Sanremo!), che alla lunga finiscono per scaricare i propri effetti sempre sulla tasca del consumatore.

Vorremmo che anche questo fosse ricordato, mentre si santifica la protesta solo per non finire nei guai, vedersi bloccate le strade o gli show televisivi. Gli stessi aiuti garantiti al settore agricolo vanno considerati e valutati con competenza, non per sentito dire. Abbiamo abbastanza anni da ricordare il delirio delle proteste per le “quote latte“, in cui noi avevamo torto marcio, eppure si fece un can can incredibile, producendo effetti distorsivi sulla capacità di modernizzarsi e adeguarsi del nostro settore.

Non si deve per forza risultare “simpatici” a chi protesta, è decisamente più importante risultare "utili". Altrimenti tutto diventa melassa, buona per il palco del Festival, ma di pochissimo peso nella soluzione dei veri problemi.

Di Fulvio Giuliani

Far la corte ai trattori non risolve nulla

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2024-02-06 19:37:44

2024-02-06 18:37:44

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16910

2024-02-08 08:16:03

2024-02-08 07:16:03

Ecco perché Sanremo – il Festival della canzone italiana – è la vera autobiografia della nazione nell'emblematica "protesta dei trattori"

Se il povero Piero (Gobetti) fosse ancora fra noi dovrebbe aggiornare la sua frase più famosa – «Il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l’autobiografia della nazione» – e rivederla alla luce dei fatti di cronaca presi a caso un po’ di qua e un po’ di là e dire: «Il Festival di Sanremo è l’autobiografia della nazione». Mettendo insieme Achille Campanile – «Il povero Piero» è suo – Guglielmo Giannini, Gabriele D’Annunzio, Pippo Baudo e Antonio Gramsci con la filosofia del nazionalpopolare, Amadeus e Fiorello e, naturalmente, Beppe Grillo con la sua storica frase contro Sanremo detta a Sanremo: «E noi lì, diciotto milioni di rincoglioniti…».

Mettiamo le cose in ordine. C’è la protesta degli agricoltori che è stata definita “la protesta dei trattori”. Amadeus ha preso il trattore al balzo e ha detto: «Sono pronto ad aprire le porte della protesta agli agricoltori». Fiorello ha aggiunto: «Sarebbe bene che arrivassero perché Sanremo è un palcoscenico importante e una mucca sul palco dell’Ariston sarebbe bellissima». È quasi scontato che accada (poi, magari, quando sarà pubblicato questo articoletto la cronaca si sarà portata avanti, ma il senso-nonsense delle cose rimane il medesimo). Con questa storia della mucca aveva iniziato il povero Pierluigi (Bersani): «Poi ti ritrovi la mucca nel corridoio». A furia di mandare tutto in vacca alla fine la mucca arriva per davvero perché – come recitava lo slogan di Odeon – «Tutto quanto fa spettacolo».

E proprio questo è il punto che Pieruccio Gobetti aveva colto benissimo in quel suo storico articolo intitolato “Elogio della ghigliottina” e pubblicato su “La Rivoluzione Liberale”: «Amici miei – aveva già anticipato Monicelli e Tognazzi, aggiungiamo noi – la lotta tra serietà e dannunzianesimo è antica e senza rimedio». Ecco perché Sanremo – il Festival della canzone italiana – è la vera autobiografia della nazione: perché la vita è tragica ma il carattere nazionale è la commedia e la indistinzione fra reale e immaginario è il fondamento della comoda credulità, praticamente un alibi, che tutto si possa risolvere con l’Albero degli zecchini d’oro.

Ma sì, dai, portiamo tutto in televisione, sul palcoscenico di Sanremo che va in onda a febbraio ma dura tutto l’anno, perché l’auto-rappresentazione della commedia che siamo ci piace e ci assolve dalle cialtronate. Tanto tutti sappiamo ciò che disse lo stesso Grillo – Beppe, non quello di Pinocchio – nello stesso discorso sanremese: «In televisione la verità non esiste. Nulla è vero in tv».

E allora, se la verità non esiste tutto è permesso, tutto si può dire, tutto può essere rappresentato come se fosse vero e non lo è. Avanti con la mucca Carolina, avanti con i trattori e con la ruspa di Salvini che nel frattempo è di nuovo al governo e avrebbe il dovere di costruire. «Ma a un popolo di dannunziani – ancora Pieruccio – non si può chiedere spirito di sacrificio». Lo dice bene la battuta da avanspettacolo – Sanremo è un eterno avanspettacolo – «Vai avanti tu che a me viene da ridere».

Se Sanremo fosse soltanto Sanremo, una gara canora, sarebbe a tutti indifferente. Invece è un disastro, è un’indicazione di infanzia perenne, segna il trionfo della faciloneria, dell’ottimismo senza volontà, dell’entusiasmo ottuso, del sentimentalismo senza cuore, della morale di Tartufo e di Pantalone. È, appunto, l’autobiografia della nazione che racconta che non sono i governanti ad avere animo di padroni ma gli italiani ad avere animo di servitori.

Ma non è il caso di vedere troppo nel buio, perché emerge la tragedia. Meglio il velo della commedia. Avanti con il primo concorrente.

di Giancristiano Desiderio

Sanremo e il buio dietro al palco

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2024-02-08 08:16:03

2024-02-08 07:16:03

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