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title: "Russia al voto: “Putin a confronto con la coscienza civile russa”"
description: "Russia al voto con l'avversario principale: la coscienza del Paese. Ne parliamo con Marco Di Liddo, Ce.S.I."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/interviste-DEF.jpg
date: 2024-03-13
modified: 2024-03-14
author: Eleonora Lorusso
url: https://laragione.eu/interviste/russia-al-voto/
categories: [Interviste e opinioni]
tags: [Putin, russia]
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# Russia al voto: “Putin a confronto con la coscienza civile russa”

![Russia al voto: “Putin a confronto con la coscienza civile russa”](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/interviste-DEF.jpg)

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2024-02-16 11:02:02

2024-02-16 10:02:02

Elezioni europee, presidenziali in Russia e a seguire quelle negli Usa: il timore dello spionaggio e degli attacchi hacker. Intervista a Peter Lapp

Le elezioni europee si avvicinano, precedute dalle presidenziali in Russia e seguite da quelle negli Usa. Appuntamenti sui quali pesa il timore di attacchi hacker e di azioni di spionaggio, oltre al ricorso all’intelligenza artificiale – specie sui social – per influenzare il voto. È dei giorni scorsi il ‘caso Biden’: fra 5mila e 20mila americani hanno ricevuto una chiamata da un finto presidente degli Stati Uniti che esortava loro a non votare alle primarie del New Hampshire. Naturalmente si trattava di un deepfake, ennesimo aspetto della tecnologia applicata al falso che preoccupa anche un esperto di sicurezza come Peter Lapp, ex agente del Fbi che ha scritto una delle pagine più importanti della storia dello spionaggio americano. Dieci giorni dopo l’11 settembre 2001 arrestò infatti Ana Montes, ex senior analyst della Defence Intelligence Agency (Dia) poi condannata per aver spiato per 17 anni gli Usa per conto del governo di Cuba.

A raccontare la storia della “Queen of Cuba” – in un libro che presto potrebbe diventare anche un film – è lo stesso Lapp: «Il caso di Ana Montes è unico nel suo genere. Ha avuto come protagonista la prima donna arrestata per spionaggio negli Stati Uniti dell’era moderna. Ma oggi le spy story esistono ancora». Montes iniziò a fornire informazioni al governo di Cuba nel 1985, mentre era all’università. Fu fermata poco dopo gli attacchi dell’11 settembre, prima che potesse rivelare altri delicati dettagli sull’imminente operazione militare statunitense in Afghanistan. Dopo aver scontato 20 anni di prigione, rea confessa, è stata scarcerata un anno fa.

Le tecniche sono cambiate, ma lo spionaggio non smette di fare nuovi proseliti. Lo dimostra il caso di Walter Biot, l’ufficiale della nostra Marina militare di recente condannato per aver passato a un agente segreto russo documenti top secret in cambio di soldi: «Anche Montes ricevette denaro, ma lei credeva anche nella causa cubana ed è per questo che si è dichiarata colpevole» spiega Lapp. La spia si disse infatti «moralmente obbligata ad aiutare Cuba a difendersi dalle pressioni per imporle i valori e il sistema politico statunitense». Ora la donna è libera ma sotto sorveglianza, soprattutto per quanto riguarda l’uso di Internet: «Vive a Puerto Rico, un territorio americano che però ha una forte voglia di indipendenza. Ha un largo seguito di fan. Sono convinto che odiasse gli Usa. Questa storia ci ricorda l’importanza di certe informazioni, che si devono proteggere con ogni sforzo possibile anche dalle persone di cui a volte ci fidiamo» sottolinea Lapp.

Un compito reso ancora più arduo ai tempi dell’intelligenza artificiale, dei social e dei deepfake. A maggior ragione con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali Usa il prossimo novembre: «Il clima non è così diverso da quello del 2020 e abbiamo visto cosa è successo il 6 gennaio 2021 con l’assalto a Capitol Hill» aggiunge l’ex agente Fbi. «Le attività online aumenteranno nel tentativo di influenzare l’opinione pubblica col ricorso a Internet, veicolando messaggi di vario tipo e utilizzando deepfake così realistici da essere difficilmente distinguibili dalla realtà. In un quadro come questo è complicato garantire un giudizio indipendente e consapevole» osserva Lapp. Ma se all’epoca il ‘nemico’ era Cuba, oggi chi minaccia gli Usa più da vicino? «La sfida maggiore è rappresentata dalla Cina, non soltanto dal punto di vista della forza economica, ma perché sta aumentando le proprie capacità militari. La Russia è ancora una potenza, lo dimostra l’aggressione in Ucraina. In questo caso la minaccia è però rivolta alla Nato e all’Europa, non direttamente agli Stati Uniti» conclude Lapp.

Di Eleonora Lorusso

Depistaggi in vista delle prossime elezioni: "Il rischio è alto", parla Lapp - ex agente FBI

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2024-02-17 10:40:42

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2024-02-23 10:17:48

2024-02-23 09:17:48

Mosca - L’annuncio dell’entrata in politica di Julia Navalnaya è il primo passaggio, praticamente inevitabile, del dopo-Navalny

Mosca - L’annuncio dell’entrata in politica di Julia Navalnaya è il primo passaggio, praticamente inevitabile, del dopo-Navalny. Julia, 47 anni e una laurea in economia, proviene da una famiglia dell’intellighenzia moscovita e non può essere definita semplicemente una first lady, avendo sempre collaborato attivamente e condiviso l’azione e le idee del marito Alexey. Da questo punto di vista non è una sprovveduta, una donna 'prestata alla politica' per caso. Forse non ha ancora l’esperienza politica accumulata da Svetlana Tikhanovskaya - la 'pasionaria’ della rivoluzione bielorussa contro il despota Alexander Lukashenko che fu alla testa nel 2020 della campagna elettorale e delle grandi manifestazioni anti regime che ne seguirono - ma sembra avere le spalle sufficientemente larghe per poter crescere rapidamente anche da questo punto di vista.

Per il momento ha un piccolo capitale di credibilità su cui contare. In primo luogo, ovviamente, il sostegno di molte cancellerie europee che hanno imparato a conoscerla durante l’esilio in Germania. E anche quello fra la gente comune: dopo l’annuncio pubblicato in video della sua decisione di proseguire la lotta intrapresa da suo marito i suoi follower su Instagram hanno superato il milione. Naturalmente il suo sarà un percorso accidentato e irto di difficoltà che non possono essere ignorate. A lei spetta riunire i litigiosi gruppi d’opposizione dell’esilio dove - come spesso accade in queste situazioni - personalismi e settarismi rischiano di non portare acqua al mulino degli obiettivi che si perseguono. Nei prossimi mesi Julia dovrà essere il perno attorno al quale si possano raggruppare tutte le forze che si battono per una democrazia di stampo europeo in Russia. In questo senso il primo banco di prova sarà certamente la denuncia del plebiscito con cui si tenta di far credere, almeno a una parte del mondo, che le presidenziali indette per il 15-17 marzo sono elezioni libere e non una messinscena organizzata per legittimare un regime dittatoriale.

Tuttavia è evidente che la costituzione di un punto di riferimento credibile all’estero non può risolvere tutti i problemi: chi è per la democrazia in Russia deve ancora trovare nuove forme e modi per far sentire la propria voce. Inoltre l’immagine di Julia dovrà inevitabilmente essere definita in relazione a ciò che è la Russia oggi. La famiglia Navalny è la rappresentazione di un ceto medio delle grandi città europee che è minoritario nel Paese. La Russia, una società fortemente polarizzata sul piano sociale come ai tempi degli zar, ha bisogno che si parli sì di democrazia e di corruzione degli oligarchi ma anche di programmi sociali, di infrastrutture, di ecologia e, perché no, di diritti delle donne.

Una donna non governa la Russia dai tempi di Caterina la Grande e non sarà facile far accettare l’idea di Navalnaya al Cremlino in una società in cui “valori tradizionali” fa rima con “fate più bimbi da mandare domani in guerra”, eppure questa signora ha tutte le carte in regola per potercela fare.

di Yurii Colombo

L’entrata in politica di Julia Navalnaya, la moglie di Navalny

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2024-03-18 12:19:40

2024-03-18 11:19:40

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