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Simone Deromedis: “Le Olimpiadi in casa sono un fortuna. Una medaglia? Un sogno”

L’Italia ha il suo asso di briscola per arrivare a una medaglia nello skicross. Si chiama Simone Deromedis e viene da una stagione spettacolare in termini di prestazioni e risultati

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Strategie, scie, traiettorie strette, paraboliche, salti. Emozione e pericolo. Sembra la descrizione di una gara su due o quattro ruote e invece è lo skicross, una delle declinazioni delle discipline freestyle sul Circo bianco nonché possibile sorpresa per il pubblico italiano ai Giochi di Milano Cortina, che cominciano tra circa due settimane.

Lo skicross ha fatto il suo debutto olimpico a Vancouver 2010, poi lo slopestyle e l’halfpipe sono stati aggiunti al programma di Sochi 2014, mentre il big air e il mixed team aerials sono le specialità più recenti, avendo debuttato a Pechino 2022.

L’Italia ha il suo asso di briscola per arrivare a una medaglia. Si chiama Simone Deromedis e viene da una stagione spettacolare in termini di prestazioni e risultati: è secondo in classifica nella Coppa del Mondo della specialità, conta 6 vittorie (nel suo palmarès ci sono 19 podi), mentre ai Mondiali di Bakuriani 2023 ha centrato l’oro. Sa già cosa significhi indossare la divisa azzurra nella competizione a cinque cerchi: a Pechino, quattro anni fa, è arrivato quinto. A 26 anni non ancora compiuti, l’atleta trentino ha costruito il suo percorso stagionale in funzione dei Giochi italiani: «Lo skicross può essere l’evento più spettacolare dell’intera manifestazione. Si vedono quattro persone scendere a razzo, contemporaneamente, uno è in testa alla prima curva, al primo paletto, uno è in ultima posizione. È tutto molto immediato, diretto, coinvolgente per gli spettatori perché c’è la spettacolarità dei salti. I tifosi si divertiranno parecchio» spiega Deromedis a “La Ragione”.

Sul suo casco di gara porta sempre i colori bianco e rosso della McLaren di Ayrton Senna. Il leggendario pilota brasiliano di Formula 1 è il suo simbolo di ispirazione, al punto che lo scorso anno Deromedis gli dedicò il successo sulla pista di Veysonnaz (in Svizzera). «Sì, sono un appassionato di automobilismo e in generale di tutto ciò che riguarda i motori, ci trovo diverse somiglianze con il mio sport» fa notare. «Anche nello skicross c’è un gioco di traiettorie, di sorpassi, di finte, di astuzie per battere chi è davanti in gara e per non farsi cogliere di sorpresa dall’avversario che rinviene alle spalle. Inoltre c’è il gioco delle scie, per cui se si viene sorpassati da chi è dietro, poi si cerca subito di recuperare e fare lo stesso nella curva successiva. Ecco perché è un grande show che appassiona il pubblico».

La passione per lo skicross è nata per caso. Ma per l’atleta azzurro correre sulla neve è sempre stata una questione di adrenalina, alla ricerca del brivido: «Fino ai 16 anni praticavo lo sci alpino. Poi un mio amico mi invitò a partecipare a una gara di skicross, feci una batteria circondato da diversi avversari. Ricordo che fu come un colpo di fulmine, una passione travolgente, qualcosa in più di semplice curiosità e divertimento. Tra l’altro mi è sempre piaciuto fare salti, sciare fuori pista piuttosto che tra i pali. Una vena freestyle l’ho sempre avuta, anche perché vengo dal mondo delle bici, del downhill. A quel punto mi fu subito tutto chiaro e ho mollato lo sci alpino per lo skicross. Non mi sono più voltato indietro».

Da amante della Formula 1, il progetto di Deromedis per la gara ai Giochi è affascinante, ma complesso da mettere in pratica: «Punto a fare la gara in solitario, trovandomi già in testa dalla prima curva. Sarebbe la maniera più sicura per portare a casa il successo perché se si è alle spalle, da secondo o terzo, si rischia di essere coinvolti nelle cadute. Stare in testa dall’inizio potrebbe risultare addirittura ‘noioso’ e mi rendo conto che è un po’ utopistico anche solo ipotizzarlo, ma sarebbe più sicuro» riflette il freestyler azzurro. «Le Olimpiadi in casa rappresentano davvero una fortuna. È un onore gareggiare per la propria Nazionale: vincere una medaglia è il sogno di qualsiasi atleta. Sembra soltanto una frase fatta, ma vi assicuro che è davvero così» conclude Deromedis.

di Nicola Sellitti

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