Un anno dal femminicidio di Martina Carbonaro. La madre: “Per il killer spero nel fine pena mai”
È passato un anno dalla morte di Martina Carbonaro, 14enne di Afragola (Napoli), uccisa dal 19enne fidanzato. L’intervista alla madre della vittima
È passato un anno dalla morte di Martina Carbonaro, 14enne di Afragola (Napoli), uccisa dal 19enne fidanzato – Alessio Tucci, reo confesso ed in carcere a Secondigliano con l’accusa di omicidio pluriaggravato – in un casolare abbandonato. Una storia terribile, una ragazzina con un futuro da costruire, con i suoi sogni, fatti a pezzi in pochi minuti. Oggi, come un anno fa quando oltre duemila persone si sono riversate per le strade di Afragola, c’è una fiaccolata in onore di Martina.
La mamma della ragazza, Fiorenza Cossentino, si racconta a La Ragione a 365 giorni dall’omicidio della figlia. “Oggi è una giornata durissima per me e per la mia famiglia. Abbiamo difficoltà ad andare avanti, come mamma provo a mascherare i miei sentimenti, ma non riesco ad accettare la sua morte, mio marito ne è cosciente, sa che riposa al cimitero, per me invece è come se Martina fosse fuori con la sua scuola per uno stage e quindi prima o poi tornerà a casa da noi. E so che non accetterò mai questa situazione, mia figlia si era appena affacciata al mondo, aveva dei sogni, frequentava la scuola alberghiera. E’ stata fatta a pezzi senza alcuna pietà”.
Nei giorni scorsi, episodio che è divenuto virale anche per le immagini in Rete, i genitori di Martina sono stati minacciati in aula, nella prima udienza del processo a carico dell’omicida, dai genitori del fidanzato. Un clima intimidatorio che si è determinato dalla tensione per la presenza del ragazzo, che per i prossimi appuntamenti processuali, il primo è in programma il 26 giugno, dopo le costituzioni di parte civile da parte del comune di Afragola, della fondazione Polis, e di Cam Telefono Azzurro, sarà collegato in videoconferenza.
“Lui la minacciava, è emerso poi dai tabulati telefonici, se potessi chiederei a mia figlia, che è cresciuta con me, con mio marito impegnato sui cantieri a lavorare 12 ore al giorno, se vi siano state delle avvisaglie, dei segnali che non ho colto, che non mi ha trasmesso”, dice la mamma di Martina, “Vorrei fossero rafforzate le pene per chi si macchia di crimini del genere, chi si macchia di femminicidi e violenze sulle donne. Spero non esca mai più dal carcere. Fine pena mai”.
La mamma della ragazzina di Afragola ne ha anche per le critiche ricevute via social per aver preso parte – poco dopo l’omicidio di sua figlia – ad un video, indossando una maglietta con il viso della ragazza – di un tiktoker che preparava un panino in onore di Martina. “Siamo tutti sui social, è il prezzo da pagare, ma essere così criticata da mamme, nonne che non hanno minimamente idea di cosa stesse passando la mia famiglia, non lo trovo giusto. Nessuno indossa le mie scarpe, non sapete cosa significa avere tua figlia la mattina in casa e non esserci più la sera”.
Di Marco Carta
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